Presentazione


Presentazione

Questo spazio è dedicato agli appunti, alle briciole di recensione irrazionali, che colgo, da lettore appassionato e spesso rapsodico, nei miei viaggi verso la lentezza e la riflessione. Briciole di recensione irrazionali dunque.

Briciole perché sono brevi, a-sistemiche, frammentarie, come un certo spirito moderno pretende. Non sono delle vere recensioni. Queste hanno uno schema e una forma ben precisa, mentre i miei sono più che altro appunti colti sul momento, associazioni d’idee, giudizi dettati dalle impressioni di un istante, da una predisposizione d'animo subitaneo, da un fischio di treno... E perciò li definisco irrazionali. Perché sfuggono da un qualsiasi schema predefinito, perché sono intermittenti, perché nella scelta di un libro, per via di una congenita voracità, spesso non seguo linee e percorsi definiti dalle letture precedenti, ma mi lascio trasportare dagli ammiccamenti o dalle smorfie di sfida che un libro sulla mensola della libreria mi lancia.

È un modo insomma di coltivare, di giocare, di prendere vanamente in giro la memoria, per conservare, catalogare e archiviare frammenti di ricordi e suggestioni che un giorno, magari, potranno farmi sorridere e, perché no, commuovere.

28 mar 2020

A noi due - Claudia Carmina (Saggio - 2018)

"Pur tenendo fissa la concentrazione sulle grandi questioni esistenziali, Bufalino si avvicina sempre più al Postmodernismo: ne frequenta i temi privilegiati (il labirinto, la biblioteca, il complotto, la storia e il passato come sfondi artificiali, lo scambio tra realtà e finzione, tra parole e cose); spinge in direzione della metaletteratura, della riflessione sul linguaggio, del citazionismo, dell'intertestualità. Più che guardare al Postmodernismo degli ultimi vent'anni del Novecento, Bufalino sembra però gareggiare con le finzioni, i labirinti immaginari,  le cattedrali epistemiche di Jorge Luis Borges".


Il grande scrittore del Novecento, ancora oggi attualissimo e sempre più da riscoprire, è un autore che nella sua opera ha sempre sfidato il lettore. Con un vezzo di balzachiana memoria, Gesualdo Bufalino, coltissimo e raffinatissimo, ha duellato con il lettore tendendogli sempre delle trappole; dal primo sublime capolavoro, Diceria dell'untore, al suo ultimo romanzo pubblicato, Tommaso e il fotografo cieco, finanche nell'incompiuto Shah Mat. La sua opera è, infatti, costellata di citazioni, criptocitazioni, astuzie, trabocchetti (alle volte sono volutamente svelati, il più delle volte no) che per il lettore, quello più attento e deciso a giocare, sono rebus ed enigmi da risolvere. È evidente che la sfida, però, è sempre pilotata dallo scrittore; è lui che decide quando lanciarla, è lui che tiene le carte in mano, è lui che spesso suggerisce le mosse al lettore. È importante notare che il duello ha lo scopo di far riflettere il lettore sul significato della vita e sul destino degli uomini. In questo gioco di specchi e di rimandi, infatti, si inseriscono i grandi temi bufaliniani: la malattia, la morte, l'amore, Dio, la memoria.
Un valore, quello agonistico, che diventa peculiarità di tutta la produzione bufaliniana. Nel 'Bufalino e la sfida al lettore', come recita il sottotitolo, l'autrice del saggio, quindi, analizza l'intera produzione dello scrittore, suddividendola in tre grandi fasi e di conseguenza in tre diverse strategie: l'esordio con Diceria, le opere degli anni Ottanta, gli ultimi romanzi degli anni Novanta. Se il lettore in Diceria è lo stesso autore, dopo il successo Bufalino tratteggia un lettore realmente esistente e concreto, un lettore amato e odiato che diventa sì complice, ma che allo stesso tempo deve essere depistato e disorientato. Nell'ultima fase produttiva invece, quella della vecchiaia potremmo dire, Bufalino cerca con il lettore una maggiore complicità, un'alleanza contro l'inconcludenza del mondo, della vita e della storia. Così i romanzi sono di intrattenimento e il lettore a cui si rivolge è il lettore medio, sebbene colto e capace di muoversi tra le citazioni e le astuzie bufaliniane.

Nonostante sia un saggio accademico, è ben scritto, lineare; una buona palestra per ripassare la poetica dell'eccitante scrittore comisano.

25 mar 2020

Il debate nelle scuole - Christopher Sanchez (Saggio-2018)

Un utilissimo e schematico strumento per gli insegnanti che utilizzano il dibattito in aula come metodologia didattica.

22 mar 2020

2001 tra Kubrick e Clarke - Filippo Ulivieri, Simone Odino (Saggio - 2019)

"Il regista ha dato il via al progetto decidendo di fare un film di fantascienza, ha convocato uno scrittore per scrivere la storia, ne ha indirizzato, scartato e selezionato le idee, ha definito, ottenuto e amministrato un budget, ha gestito la logistica della produzione, ha assunto personale tecnico e creativo, li ha spinti ben oltre i loro limiti per ottenere un risultato prima di allora impensabile, a scelto gli attori, li ha diretti, ha montato il girato, ha agonizzato sulle scelte musicali e ha risolto una miriade di problemi durante ogni giorno dei quattro anni che ci sono voluti per il completamento del film" 

I due studiosi italiani, esperti e soprattutto appassionati kubrickiani, raccontano il lunghissimo e problematico viaggio che il geniale cineasta Kubrick e il romanziere di fantascienza Clarke hanno affrontato prima di consegnare alla storia quel capolavoro che è 2001: Odissea nello Spazio. Il film segna una pietra miliare nella storia del cinema, non solo nel genere fantascientifico; definisce infatti uno dei più validi esempi di connubio tra l'intelligenza e la fantasia dell'uomo. Visionario, nietzschiano, epocale, cult, potente, evocativo, spettacolare, 2001: Odissea nello spazio è un film unico e irripetibile. E per questo il libro è prezioso. Ci aiuta a capire come e perché è stato realizzato il film, analizzando quasi maniacalmente la reazione tra i due padri, Kubrick e Clarke.
Il volume è composto da tre saggi. Il primo, di Odino, tratta il modo in cui Kubrick decise di dirigere un film di fantascienza dopo il successo de Il dottor Stranamore, fornendo una sagace chiave di lettura socio-politica del periodo. Non è un caso che, prima di arrivare all'idea del film, Kubrick abbia esplorato altri confini, apocalittici quasi, negli anni del XX secolo in cui la sovrappopolazione va a braccetto con la proliferazione di bombe nucleari. Dal saggio emerge chiaramente anche la sua passione per il genere fantascientifico e il conseguente approccio cinematografico.
Il secondo saggio, di Ulivieri, è un preziosissimo calendario di produzione, quasi quotidiano, che racconta in modo particolareggiato l'impresa lunga quattro anni che sta dietro alla realizzazione del film. Dalle maestranze agli effetti, dalle tecniche avveniristiche al budget astronomico. Un lavoro minuziosissimo.
Il terzo e ultimo saggio, scritto a quattro mani, ci fa cogliere i differenti caratteri del regista e dello scrittore. Attraverso la lettura del carteggio tra i due artisti (e non solo), in cui emergono momenti relazionali idilliaci e anche turbolenti, emergono i diversi temperamenti e approcci, più scientifico quello di Clarke, più implacabile quello di Kubrick. Individualità diverse, ma in fin dei conti compatibili e capaci di creare quel film straordinario che non ha eguali nella storia del cinema. Sodalizio che, dopo il successo del film, si rianimò seppur per poco nel 1991, quando Kubrick propose a Clarke un nuovo lavoro insieme. Il tema: l'intelligenza artificiale. Progetto che però fallì quando Kubrick iniziò a lavorare a un'altra idea e Clarke, impazientito, romperà definitivamente il suo lavoro.

Siamo di fronte a un volume ricco, attento, scientifico. Gli autori dimostrano, con la loro evidente passione, quanto si possa e si debba fare nell'analisi del cinema kubrickiano. È un libro per chi ama 2001, per chi ama Kubrick, per chi ama Clarke, per chi ama il cinema. Insomma, un libro eccellente.

21 mar 2020

Il mondo di Sofia - Jostein Gaarder (Romanzo - 1991)

"Breve riassunto: un coniglio bianco viene estratto da un cilindro vuoto. Dal momento che l'animale è molto grosso, ci vogliono miliardi di anni per fare questo gioco di prestigio. Sulla punta dei suoi peli nascono i bambini. In questo modo hanno la possibilità di stupirsi di questa incredibile magia. Tuttavia, mano a mano che diventano vecchi, scivolano sempre più giù nella pelliccia del coniglio. E lì rimangono..."

Stratificato su più livelli narrativi, leggiamo un romanzo giallo, allo stesso tempo un romanzo di avventura, ma anche, e forse soprattutto, un trattato di storia della filosofia. La protagonista è Sofia Amundsen, una ragazza che poco prima del suo quindicesimo compleanno, di rientro da scuola riceve delle strane lettere che contengono delle altrettanto strane domande filosofiche. Confusa e allo stesso tempo affascinata dalle prime riflessioni esistenziali, scopre chi le manda per mezzo di Ermes, un cane addestrato. Sono di Alberto Knox, un misterioso filosofo che desidera insegnare a Sofia la storia della filosofia, per farla crescere non solo nel fisico ma anche intellettualmente. Così, tra lettere, incontri misteriosi in una chiesa medievale, lezioni in una baita su un lago, incontri con creature di altri romanzi e fiabe, si svolgono i racconti sul pensiero occidentale (e non solo) che inizia dall'antica Grecia fino al Novecento. Lezioni che via via che si susseguono, intervallati da strani riferimenti al compleanno di un'altra ragazza di nome Hilde, daranno a Sofia la possibilità di riflettere per la prima volta in modo critico sul valore della conoscenza, della speculazione filosofica, della meraviglia, della ricerca di senso. Un percorso straordinario che si illumina soprattutto quando Alberto e Sofia incontrano il pensiero dell'empirista Berkeley. Improvvisamente i due capiscono che in realtà loro non esistono, vivono soltanto come personaggi di un romanzo scritto dal maggiore Albert Knag, il Dio onnipotente del romanzo, per il quindicesimo compleanno della figlia Hilde (divertente l'uso dei nomi dei vari personaggi che rimandano alla filosofia, da Sofia, la sapienza, ad Alberto, che richiama alla mente il filosofo medievale Alberto Magno, da Hildegard di Bingen a Ermes, il cane messaggero). Da questa maggiore consapevolezza che si realizza concretamente alla fine delle lezioni, Sofia e Alberto, distraendo il maggiore Knag durante una festa assurda, riescono a fuggire dal romanzo e diventano reali, ma solo come fantasmi, spiriti dell'immaginazione che non possono interagire con la nostra realtà. Soltanto altri personaggi scappati da altri libri possono vederli e sentirli... I due figli della fantasia del maggiore Albert, quindi, decidono di andare a casa di Hilde, il giorno del suo compleanno, mentre questa sta organizzando uno scherzo al padre di rientro da una missione dell'ONU. Il maggiore Knag, infatti, lungo la strada del rientro scopre diversi biglietti di Hilde che gli indicano cosa fare, allo stesso modo di come aveva fatto il maggiore con Sofia e Alberto. Un modo semplice per far capire al padre quanto non sia bello sentirsi manipolati. Il romanzo si conclude con l'ultima lezione di Albert a Hilde dedicata al Big Bang, ma con la presenza di Sofia e Alberto, che forse solo Hilde riesce a percepire.

Romanzo sulla storia e sullo sforzo del pensiero filosofico, un libro nel libro, che pone al centro della riflessione l'importanza della filosofia, strumento indispensabile per cogliere il senso dell'esistenza umana. Via via che i personaggi ripercorrono il pensiero filosofico prendono coscienza di chi sono effettivamente. E non è questo, in fondo, il vero ruolo della filosofia, quello di farci comprendere quale ruolo abbiamo in questa infinità che chiamiamo universo? Chi siamo? Da dove viene l'universo? Qual è il senso della vita? Probabilmente non lo sapremo mai, mai avremo la certezza di essere reali o personaggi di un sogno, o di un romanzo come Sofia, Alberto, Hilde, Albert, ma almeno la filosofia ci permetterà di porci delle domande e di vivere l'ebbrezza della ricerca delle risposte. Ormai un classico della letteratura contemporanea, un divertente e moderno metaromanzo, che in un modo non superficiale per capire con semplicità la filosofia, in un godibilissimo gioco di specchi, ci suggerisce che la nostra idea di libertà è solo un'illusione, un miraggio, una fata Morgana...

10 mar 2020

Le veridiche avventure di Jean Meslier (1664 - 1729) - Thierry Guilabert (Saggio - 2010)

"Ecco Meslier al suo tavolo di lavoro, piuma d'oca e candela, buttar giù righe senza rileggere, senza riguardare, trasportato dal flusso, srotolando in qualche sorta le certezze a lungo conservate dentro di sé. Finalmente parla, finalmente si libera del suo voto del silenzio, si sogna dinanzi ai suoi parrocchiani declamando la sua prosa di demolitore, quasi recitando a memoria venticinque o trent'anni anni di elucubrazioni"

Curato ateo, libertario, comunista e internazionalista ante-litteram, femminista, antispecista, materialista anticartesiano, precursore della Rivoluzione francese, Jean Meslier per quarant'anni è stato il prete di Étrépigny e di Balaives, piccolissimi villaggi di campagna nelle Ardenne. Vivrà tranquillamente. Avrà delle perpetue giovani con le quali avere rapporti carnali e soddisfare senza lussuria il proprio desiderio. Vivrà di letture significative, La Boétie e Montaigne su tutti, di lotta al favore di un popolo ignorante sì, ma oppresso dalle tasse e dal peso della monarchia di Luigi XIV. Ma nel 1716 Meslier si rifiuta di pregare per la famiglia del signore di Cléry, il potente della zona. E, dopo uno scontro di autorità durissimo, la punizione: un mese di seminario a Reims e mandare via la sua domestica. Ecco allora la collera esplodere. Da quel momento la vendetta si consumerà a colpi di penna e inchiostro di notte, a lume di candela. Scrivendo con tutta la sua furia dell'assurdità della religione cattolica, di tutte le religioni, dimostrando il legame forte tra il re, i potenti e i preti, trascorrendo gli ultimi dieci anni della sua vita come dottor Jekyll di giorno e Mr. Hyde di notte, il pastore che segue e accudisce le pecore del suo gregge di giorno, il lupo che azzanna e divora il padrone di notte. Ma il giorno dopo la sua morte, nel giugno del 1729, Meslier lascerà due lettere ai due curati dei paesi vicini e l'annuncio di una memoria consegnata il giorno prima alla cancelleria di giustizia. È il momento della verità insomma. Da allora i testi divennero clandestini, ovviamente; all'epoca l'eresia si pagava con il rogo. Voltaire, potente, riuscì ad avere una copia del testamento: una sfortuna per il prete ateo. Adattando il pensiero di Meslier al suo deismo, Voltaire scrisse pagine insincere e indecenti per un filosofo, lasciando ai posteri un ricordo ambiguo, ingannevole e falso.
Per fortuna è possibile leggere il testo integrale del Testamento (purtroppo introvabile in traduzione italiana, se non nella mutilata e in parte riscritta versione voltairiana) e questo libro ne riassume ottimamente i contenuti. Menzogne, superstizioni, ignoranza: sono queste le sostanze di cui si cibano le religioni che una volta masticate vomitano nauseabonde al popolo. Così si dimostra che Dio non esiste. Che i suoi presunti attributi sono contraddittori. Che anche l'anima spirituale non esiste. Che le Sacre Scritture sono piene di orrori e di falsi storici, di superstizioni mitologiche la cui morale giustifica l'ordine che vede oppressi e oppressori. Scritture che di sacro non hanno nulla, ma raccontano di falsi miracoli, di dogmi che capovolgono la ragione, la giustizia e la natura. Svelato ciò, è giunto il momento che il popolo prenda coscienza di essere una cosa sola e ciò lo porterà sicuramente alla ribellione contro i parassiti e gli oppressori della società, contro il re, il clero e i nobili.

Una biografia curata, ben scritta e ricca che recupera la verità storica con un certo e prezioso tasso polemico. Ottima anche la prefazione di Onfray, che non poteva mancare.

28 feb 2020

Triste, solitario y final - Osvaldo Soriano (Romanzo - 1973)

"Ollie non era solo un amico. Era parte di me; nessuno poteva essere nulla senza l'altro. La nostra vita è stata il cinema e l'abbiamo divisa per intero. Non ci vedevamo spesso, ma facevamo la sola cosa che giustificava la nostra vita: facevamo il cinema. Ben presto mi resi conto che eravamo una persona sola. Io non potevo assistere al mio funerale".

Il romanzo inizia raccontando un fatto realmente accaduto: l'arrivo di due giovani amici inglesi negli Stati Uniti, l'arrivo di due comici del calibro di Charlie Chaplin e Stan Laurel. Poi, con un lungo salto temporale, la storia si sposta quando, dopo i successi di una vita, Laurel è ormai vecchio. Stanco e quasi depresso, fa visita a un investigatore privato, Philip Marlowe (lo stesso personaggio dei romanzi di Chandler) e decide di assumerlo per scoprire perché nel mondo del cinema non trova più posto. Il racconto è sincopato, sono presenti intermezzi biografici, tra un capitolo e un altro, dove si intersecano le vite di una vita. In particolare, leggiamo di un Oliver Hardy, ormai vecchio e squattrinato, che cerca un ruolo nell'ultimo film dello spavaldo e rozzo John Wayne. Lo stesso pacchiano Wayne che picchierà a sangue Marlowe durante una indagine a casa sua.
I capitoli sono slegati tra flashback e flashforward, tutto si interseca e si dirama, ma senza che si crei confusione. Fino a quando troviamo Soriano, l'autore del romanzo, che dopo la morte di Laurel conosce il detective Marlowe, davanti alla tomba del comico. Da questo incontro il romanzo prosegue linearmente. I due fanno ricerche su Laurel (Soriano vuole scrivere una biografia sull'attore) e allo stesso tempo lavorano a un caso di infedeltà, tra risse, corse d'auto, pedinamenti, una notte passata in carcere. Tutto sembra molto americano... Poi la svolta: decidono, la notte degli Oscar, di parlare con Charles Chaplin, amico di Laurel, ma protetto da uomini della sicurezza. Maldestramente i due protagonisti riescono a immobilizzare gli uomini di scorta e Soriano intercetta l'ormai anziano Chaplin. Soriano non parla inglese, e tutto finisce in un nulla di fatto. Ma mentre lo spettacolo per gli Oscar è al suo apice, Marlowe, notato John Wayne, lo picchia per vendetta. La scena si fa surreale e intervengono nella rissa Charles Bronson, Dean Martin, James Stewart, lo stesso Soriano con il bastone di Chaplin. Terminata la pantagruelica scazzottata, Marlowe e Soriano sequestrano l'indifeso e scorbutico Chaplin. Durante la fuga, però, vengono intercettati da altri malavitosi che prendono il comico durante una sparatoria. Siamo alla fine, il romanzo si conclude con i due protagonisti che, dopo un ennesimo avventuroso rientro, a casa aspettano l'arrivo della polizia (se mai arriverà...), giocando a scacchi e parlando di Stan Laurel.
La malinconia è strisciante in tutto il racconto, commovente nei personaggi stanchi, nei loro ricordi, nelle parole che rievocano episodi lontani velati da una patina di nostalgia. È un romanzo divertente allo stesso tempo, che si legge velocemente, ricco d'azione, facile e gustoso, sebbene possa sembrare disorientante per via dei contini salti temporali. È pessimista anche, c'è dentro la problematica della ricerca della verità storica e dell'esistenza del singolo. Si può investigare, ci si può scontrare con il mondo alla ricerca di fonti attendibili, ma quasi mai si riuscirà a trovare la verità.

24 feb 2020

Nietzsche e la filosofia del Novecento - Maurizio Ferraris (Saggio - 1989)

"Nietzsche ripete con Lou e con Paul Rée lo schema affettivo di Dioniso, Arianna e Teseo; progetta di fondare una sorta di cenobio laico con Lou e Rée. Questi complicati propositi naufragano anche per l'intervento di madre e sorella. Verso fine anno, Nietzsche cade in una profonda depressione, ha progetti suicidi, abusa di sonniferi, mentre la salute ha un ulteriore tracollo".


Dopo aver ripercorso con arguzia e scioltezza la biografia e il pensiero filosofico di Nietzsche, Ferraris racconta la sua altalenante fortuna. Un pensatore difficile che ha espresso un messaggio straordinario che, già prima e dopo la sua morte, influenzerà tutto il secolo scorso, e non solo. Dalle prime interpretazioni sul ruolo del filosofo-artista, passando per gli sviluppi morali alle mistificazioni fasciste e naziste del pensiero superomistico, fino alla Rinascita e alla fortuna nella Francia esistenzialista degli anni Sessanta del '900, Nietzsche ha rappresentato il ruolo del filosofo imprescindibile, necessario. Pensiero che diventa fondamento per intellettuali del calibro di Löwith, Jaspers, Bataille e Heidegger, ma anche per Deleuze, Vattimo, Ricoeur.
Il libro si conclude con un breve saggio dello stesso Ferraris dal tono quasi confessionale, in cui spiega il rapporto conflittuale che da sempre ha avuto con il pensiero del grande filosofo tedesco. 
Un saggio di storia della pensiero, chiaro, generale, che racconta la fortuna di una dottrina che, tra alti e bassi, ha segnato indubbiamente e prepotentemente il secolo breve.

30 gen 2020

Proust: guida alla Recherche- Alberto Beretta Anguissola (Saggio - 2018 )

"Lì oggi i proustofili possono visitare la casa di Elisabeth Amiot, cioè di Tante Léonie; possono vedere la modesta chiesetta romanica col suo campanile corpulento e al tempo stesso slanciato; possono passeggiare lungo il fiume Loir (la Vivonne); possono, nei primi giorni di maggio, commuoversi risalendo per il sentiero fiancheggiato da grandi alberi di biancospino, sia bianco sia rosa. Possono, se hanno un'automobile, andare a visitare il castello di Villebon, modello di quello di Guermantes".


La guida che Anguissola, uno dei maggiori studiosi proustiani, ci regala è preziosa. Preziosa perché permette di orientarsi dentro quella cattedrale gotica, quella sinfonia romantica, che è la Recherche. Dopo aver accennato alla vita di Proust, alle sue opere minori e alla storia editoriale della Recherche, e dopo aver riassunto dettagliatamente il capolavoro proustiano, lo studioso si sofferma magistralmente sui temi più filosofici e difficili da esplorare. Dalle intermittenze del cuore al criptotesto, dalla definizione di uomo proustiano all'omosessualità, dal tempo alla memoria, dall'erotismo alla crisi del romanzo moderno. Il volume si conclude con una sequela di appunti sulle maggiori interpretazioni globali della poetica proustiana sciorinate nel Novecento.
Un piccolo manuale da consultare di tanto in tanto, per gustare velocemente significati sempiterni e, perché no, per rinfrescare la memoria.

9 gen 2020

Classifica: i più belli e i più deludenti del 2019

Eccomi all'inizio del nuovo decennio a commentare, come d'abitudine, l'anno ormai vecchio. Scivolato via velocemente, il 2019 è stato un anno senza scossoni particolari: lavoro, viaggi, qualche lettura in più, ritrovata e confermata serenità, uno sbandamento a la Stendhal vissuto a Berlino di fronte ai miei quadri preferiti; tutto come dovrebbe essere. Sì, è vero, qualche lettura in più rispetto agli ultimi anni scorsi, ho letto 27 libri, ma devo dire però senza scoperte particolari. Le letture belle ci sono state, penso ai testi su Proust, a Delitto e castigo, a Camus, eppure non sono state letture nuove. Mi è mancato il brivido della novità, l'eccitazione dell'inaspettato, dell'autore da approfondire, del racconto imprevisto e spiazzante. Speriamo nell'anno appena iniziato. Intanto, qui di seguito, l'elenco dei più belli che ho letto nel 2019:


Continuano le letture proustiane e inaspettatamente emozionante è stato il racconto degli ultimi anni di vita di Proust nei toccanti ricordi della sua governante Albaret. Dostoevskij e la sua profondità rappresentano il vertice dell'analisi psicologica dei personaggi, di quelli che toccano il fondo dell'infelicità e che con uno sforzo sovrumano tentano di risalire e di non soffocare. Ancora una volta devo citare in classifica Onfray e il suo libro dedicato allo scrittore e pensatore Camus. Con la sua penna e le sue posizioni, Onfray tratteggia un autore gigantesco. Immenso come La caduta, il romanzo sull'assurdo e sulla assurdità della vita, in cui Camus ci rivela un uomo senza scampo...

Non ci sono stati scritti veramente pessimi quest'anno da menzionare, anche se ho trovato un po' ripetitivi i saggi di Bressanini, nonostante lo ammiri molto come divulgatore scientifico. Una lettura lenta e a tratti noiosa, sebbene ne condivida il pensiero, è stata quella di Benatar, Meglio non essere mai nati, così come Morti favolose degli antichi di Baldi, malgrado la bellissima idea di fondo.

Ma il 2019 segna anche dieci anni di blog. E non posso non spendere qualche parola sul decennio passato. Sono stati anni di cambiamenti radicali, di rivoluzioni, di crepuscoli e di aurore, di atrofie, di scoperte anche. E in tutto questo tempo, oltre ai soliti Bufalino, Nietzsche, Onfray, sono due gli autori che mi hanno tenuto per mano, costantemente, caparbiamente. Devo molto a loro, a Proust, a Cioran, due fratelli spirituali che mi hanno permesso di decifrare il senso del dolore, il senso del non senso. Due autori che di certo anche per il 2020 frequenterò.

17 dic 2019

Cioran - Bernd Mattheus (Saggio - 2007)

"A partire dal 1989 i ritratti di Cioran mostrano un netto cambiamento, già prima del compimento dell'ottantesimo compleanno. Non sono tanto i segni dell'età impressi sul suo volto, quanto piuttosto l'espressione di una abissale e al contempo rigida tristezza. A mostrarsi all'obiettivo è un estraneo con l'identità di Cioran".

Mattheus, anche traduttore di Cioran in tedesco, che lo ha conosciuto ed è diventato suo amico, qui tratteggia un ritratto intellettuale del filosofo rumeno. Una bella biografia per capire l'opera del grande pensatore estremo; un pensatore che non ama i sistemi filosofici, che odia l'uomo, il mondo, Dio, che considera la vita una malattia la cui unica guarigione è l'estinzione.
È ripercorsa l’intera vita di Cioran. Dalle montagne che circondano il suo paese natio Rasinari, alle visite ai cimiteri, ai giochi con i teschi e le ossa, l'infanzia di Cioran è stata felice. Poi il passaggio dalla natura alla cultura nella città di Sibiu, dove frequenta il liceo e conosce la filosofia tedesca e la letteratura francese. E da quel momento la vita cambia, il pensiero della morte e del suicidio diventano un’ossessione, l'insonnia diventa insostenibile e scrive a soli 22 anni il suo primo libro, un capolavoro, Al culmine della disperazione. Dopo l'unica esperienza di lavoro, terribile, come insegnante liceale, hanno inizio gli anni Trenta e la sua vicinanza agli ideali nazisti, poi disconosciuti. Il suo trasferimento a Parigi, le sue lunghe pedalata in Francia, Italia, Inghilterra nella sempre crescente disperazione d'esistere. La storia di una vita con Simone Boué, quella con Friedgard Thoma, i suoi primi successi letterali, le sue idiosincrasie, le amicizie, la malattia, la morte.
Mattheus usa Cioran stesso come fonte, dai suoi libri e soprattutto dalla sua corrispondenza, di conseguenza il racconto si fa ricco di spunti riflessivi. Un lavoro rigoroso, e anche se mancano gli aneddoti curiosi, le chicche, la lettura è stimolante. Emerge il ritratto di uno scettico estremo, come recita il sottotitolo, un misantropo, ironico, nichilista, apocalittico. Cioran è un pensatore per disperati, per coloro i quali toccano la miseria umana con i propri polpastrelli, per quelli che raggiungono il culmine della disperazione e lo sentono nelle viscere.

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