Presentazione


Presentazione

Questo spazio è dedicato agli appunti, alle briciole di recensione irrazionali, che colgo, da lettore appassionato e spesso rapsodico, nei miei viaggi verso la lentezza e la riflessione. Briciole di recensione irrazionali dunque.

Briciole perché sono brevi, a-sistemiche, frammentarie, come un certo spirito moderno pretende. Non sono delle vere recensioni. Queste hanno uno schema e una forma ben precisa, mentre i miei sono più che altro appunti colti sul momento, associazioni d’idee, giudizi dettati dalle impressioni di un istante, da una predisposizione d'animo subitaneo, da un fischio di treno... E perciò li definisco irrazionali. Perché sfuggono da un qualsiasi schema predefinito, perché sono intermittenti, perché nella scelta di un libro, per via di una congenita voracità, spesso non seguo linee e percorsi definiti dalle letture precedenti, ma mi lascio trasportare dagli ammiccamenti o dalle smorfie di sfida che un libro sulla mensola della libreria mi lancia.

È un modo insomma di coltivare, di giocare, di prendere vanamente in giro la memoria, per conservare, catalogare e archiviare frammenti di ricordi e suggestioni che un giorno, magari, potranno farmi sorridere e, perché no, commuovere.

28 mar 2025

Lorenzo Respighi – Michele Cifalinò, Ippolito Negri (Saggio - 2024)

"Il lavoro di Respighi, in quanto fisico e astronomo, si inserisce in un contesto storico che lo vede protagonista nella nascita e nello sviluppo dell'astrofisica in Italia. Come già accennato, si interessò di astronomia di posizione, astronomia geodetica, osservazioni solari e astronomia strumentale, ma la sua attenzione fu rivolta principalmente all'astronomia fisica, tanto da essere considerato uno dei pionieri di tale disciplina in Italia."


Su Lorenzo Respighi (Cortemaggiore, 1824 - Roma, 1889) le informazioni sono scarse, limitate a pochi cenni biografici online, a qualche articolo pubblicato su riviste locali e nulla più. Eppure, siamo di fronte a un eminente scienziato che ha tracciato sentieri di notevole valore scientifico. Astronomo tra i più insigni del suo tempo, Respighi è stato una figura di fondamentale importanza che oggi meriterebbe di essere rivalutata. Nonostante la sua poca notorietà, oscurato dalla fama di celebri contemporanei come Padre Angelo Secchi, Giovanni Schiaparelli, Pietro Tacchini — alcuni dei più celebri astronomi italiani della seconda metà dell'Ottocento — l'astronomo piacentino ha lasciato un segno indelebile nella storia dell'astronomia, e non è solo giusto, ma anche doveroso ricordarlo.

Meticoloso nella raccolta e nell'elaborazione dei dati, Respighi è ricordato soprattutto per i suoi studi sulla declinazione (che gli permisero di compilare due cataloghi stellari con la posizione media di oltre 2500 stelle), per l'invenzione del prisma obiettivo (probabilmente la sua invenzione più importante, uno strumento che segnò storicamente il successo degli studi spettroscopici), per le sue scoperte cometarie e per gli studi sulla cromosfera del Sole durante l'osservazione di un'eclissi totale in India nel 1871.

Scienziato poliedrico, non si dedicò solo all'astronomia, ma anche alla matematica, alla geodetica, alla fisiologia e alla meteorologia, contribuendo significativamente alla storia della scienza. Tuttavia, fu anche un uomo che in qualche modo subì gli eventi storici del suo tempo, in particolare quelli del Risorgimento. Basti pensare che nel 1864, per non aver giurato fedeltà al re Vittorio Emanuele II e allo Statuto del Regno d'Italia (avendo già giurato fedeltà al papa Pio IX, e da uomo d'onore quale era, un secondo giuramento gli sembrava disonesto), fu allontanato dalla direzione dell'osservatorio di Bologna, dopo l'annessione della città pontificia al Regno d'Italia.

Lorenzo Respighi visse anche dolorosi lutti: la morte dei genitori in tenera età, la perdita del fratello maggiore durante gli anni da liceale a Parma e la morte della prima moglie, Carolina, dopo pochi anni dal matrimonio. Eppure, da quanto emerge dal prezioso volume proposto dagli autori, sembra che fosse un uomo dal forte senso della famiglia, onesto, nobile d'animo e con un forte desiderio di stabilità. Le sue scoperte, unite all'accuratezza del suo metodo (che traspare facilmente leggendo i suoi articoli scientifici spesso citati nel volume), sono ragioni più che sufficienti per auspicare una maggiore attenzione da parte degli storici della scienza sulla figura di Lorenzo Respighi, sottolineandone l'importanza storica al pari di Secchi, Lorenzoni, Tacchini e Schiaparelli.

L'illustre scienziato piacentino è ottimamente raccontato in questo prezioso libro, che colma, finalmente, una lacuna importante. In copertina, inoltre, appare anche una mia foto.

Grazie!

23 feb 2025

Il nulla per tutti – Emil Mihai Cioran (Lettere - 2024)

"Il Nulla ha inghiottito la mia vita, non faccio più niente, ho smesso di scrivere, sono diventato qualcuno di cui si parla sui giornali e sulle riviste, un simulacro di essere umano. La mia unica consolazione è la musica: ascolto Brahms tutti i giorni, sprofondo ancora di più nella malinconia, un sentimento completamente opposto alla salvezza, poiché esercita la sua minaccia proprio su quelli che si credono salvati. Devo ammettere che la ammiro: com'è possibile che lei non ne sia toccato?"


Uno scrittore instancabile di lettere, ma non di speranze, Emil Cioran, con la sua penna tagliente e rassegnata, scruta la storia e la cultura del Novecento senza concedere sconti. Il verdetto è noto: tutto è precario, tutto è condannato. Un secolo che si crede al culmine della civiltà ma che, agli occhi del filosofo romeno, è solo il teatro della sua disfatta.

Nella corrispondenza con Beckett, Jünger, Marcel, Wiesel, Yourcenar, Zambrano (e non solo), Cioran non smette di aggiornarsi sulle attività editoriali dei suoi interlocutori. Eppure, qui il suo stile muta: niente aforismi fulminanti, niente crudele ironia. Le lettere sono rapide, a volte puramente di cortesia. Allo stesso tempo Cioran, anche nell'epistolario, resta fedele a se stesso: scettico, contraddittorio, inevitabilmente segnato dalla vergogna di esistere. Se il Novecento è la grande illusione del progresso, Cioran ne è il più feroce disilluso. La sua scrittura è una lotta contro la speranza, vista come l'ultima illusione di un'umanità incapace di accettare il nulla. La malinconia non è un difetto dell'anima, ma una lucida consapevolezza della fragilità dell'esistenza. Il filosofo non offre vie di fuga: la sua filosofia non promette salvezza, ma uno sguardo radicale sul vuoto. Eppure, proprio in questa assenza di speranza si cela una strana forma di liberazione. Accettare il nulla significa, paradossalmente, liberarsi dall'ossessione del senso e dalla tirannia delle certezze. La vita, spogliata di significati imposti, diventa un esercizio di pura presenza.

Il suo pensiero non è una semplice negazione, ma un invito a guardare l'abisso con occhi aperti. Non per vincerlo, ma per riconoscerlo come parte di noi. In questo, Cioran è il poeta dell'inutile, il filosofo del disincanto, un maestro di un'esistenza vissuta senza illusioni, ma con una consapevolezza acuta della bellezza effimera del vivere.

15 feb 2025

Vivere secondo Lucrezio - Michel Onfray (Saggio - 2021)

"Il sostenitore della teoria del progresso aderisce a una filosofia della storia emiplegica, nel senso che le manca la metà capace di dare un senso alla prima parte! Scrive la propria narrazione finzionale su una linea retta, quella del tempo giudaico-cristiano, e orienta la propria freccia verso l'alto, cioè verso il cielo delle idee platoniche che ormai i cristiani hanno trasformato nel luogo del soggiorno di Dio, convinti che quel tratto di senso ascendente raggiungerà, sul principio della parusia cattolica, uno stato di beatitudine assimilabile al paradiso! Il progressismo è un cristianesimo per ritardati"



Michel Onfray offre una riflessione critica sulla modernità, denunciando i veleni della società contemporanea, iniettati dal platonismo e dal cristianesimo. Secondo il filosofo francese, nietzschianamente, queste tradizioni filosofiche e religiose hanno instillato sensi di colpa e illusioni metafisiche che soffocano la ricerca della felicità autentica. Esiste un antidoto? L'epicureismo, nella sua versione più gioiosa e vitale: quella di Lucrezio.

Onfray, come ci ha abituato, intreccia la riflessione filosofica con elementi autobiografici: racconta il suo percorso verso l'ateismo, l'incontro con Nietzsche, la "conversione" esistenziale e la scoperta di Lucrezio durante gli anni universitari. Secondo lui, Lucrezio non è solo un discepolo romano di Epicuro, ma un pensatore originale, più gioioso e vitale, meno monastico del maestro greco.

Utilizzando le armi filosofiche dell’edonismo, Onfray attacca frontalmente la filosofia del progresso incapace di comprendere la realtà nella sua interezza. Contro questa visione lineare e cristiana, Onfray propone il De rerum natura di Lucrezio come un manuale di felicità per l'epoca della decadenza. Il poema didascalico ci ricorda che il mondo è materia, che noi siamo materia, e che non esiste un aldilà. La sessualità, lontana da tabù e sensi di colpa, diventa un potente farmaco per il benessere, mentre il piacere calcolato è sinonimo di saggezza. Il primo passo verso la saggezza è scientifico: comprendere che il mondo è composto da atomi e retto da leggi fisiche, prive di qualsiasi dimensione metafisica. Distrutta l'idea di un oltremondo, si apre la strada a un'etica del sorriso e del piacere. Superata la paura degli dèi e delle superstizioni religiose, diventa possibile una vita di consapevolezza ed edonismo. In questa prospettiva, l'amore non è un incontro di anime ma un'esperienza fisica, corporea, da vivere senza il peso della procreazione, per evitare turbamenti. Lucrezio demistifica religione, amore, morte e aldilà: la morte, in particolare, non è altro che la disgregazione degli atomi, che continuano il loro ciclo vitale generando nuove forme. E così, in un universo ciclico e infinito, non esiste un "progresso" lineare della storia. Tutto nasce, si sviluppa e muore, in un eterno ritorno che rifiuta la visione cristiana della storia come cammino verso una redenzione finale. Le civiltà sorgono per necessità, crescono in conoscenza e tecnologia, ma sono destinate a perire.

Onfray vuole anche rivalutare Lucrezio come filosofo, non solo come poeta che ha tradotto in versi il pensiero di Epicuro. Se il maestro greco è il teorico dei piaceri calcolati e moderati, Lucrezio appare più turbolento e passionale, un pensatore che reinventa e amplia la filosofia epicurea.

Un saggio dal tono polemico e illuministico, che invita a riscoprire Lucrezio come guida per una vita libera da illusioni metafisiche e paure religiose, fondata sulla consapevolezza della nostra natura materiale e sull'abbraccio sereno del piacere e della finitudine.

29 gen 2025

Il tempo della contraddizione – Gennaro Imbriano (Saggio – 2019)

“Quella marxiana è cioè una critica progressiva della modernità, in quanto ne assume pienamente le lacerazioni per ricomporle. Al contrario, la sovrapposizione heideggeriana negli scritti giovanili di estraniazione e oggettivazione, cioè l'idea che la deiezione sia in quanto tale dovuta al rapporto stesso con l'oggetto, ma anche la subordinazione, nel Brief, del fenomeno marxiano dell'alienazione alla sottrazione ontologica, ha come effetto immediato quello di disconoscere le cause reali dell'alienazione, di disconnettere la critica dell'alienazione dalla critica sociale, e, con ciò, di considerare illusoria la possibilità della sua ricomposizione”.


In questo saggio accademico, dal sottotitolo “Storia, lavoro e soggettività in Marx e Heidegger”, i due grandi filosofi sono messi a confronto, partendo proprio dal bisogno di Heidegger di trovare un dialogo produttivo con il marxismo. Un dialogo, però, interrotto, anzi quasi mai intrapreso, perché, come sostiene l’autore del saggio, i due filosofi sono troppo distanti tra loro. È vero, esistono molti aspetti nel loro pensiero sulla modernità che potrebbero avvicinarli, ma è pur vero che già nelle premesse (e nelle soluzioni alle contraddizioni del tempo presente) i due filosofi appaiono inconciliabili. Un confronto sarebbe possibile e convergente solo se, nel loro pensiero, si osserva la modernità sotto la luce della contraddizione. La modernità, per Marx e Heidegger, è, infatti, tempo di crisi; è determinata da una struttura dinamica e si caratterizza con la tecnica, il motore che spinge verso antinomie e incongruenze.

La prospettiva marxista è logica conseguenza della dialettica hegeliana (sebbene ribaltata) e il presente, l’epoca del capitale che ha prodotto l'alienazione dell’operaio, ha necessariamente una soluzione che trova una sintesi nella rivoluzione comunista. La contraddizione è immanente all’epoca presente, all’epoca dell'accumulazione capitalistica, tuttavia con la prassi si può favorire e accelerare la rivoluzione che porterà al comunismo e all'abolizione delle contraddizioni della storia.

Heidegger, invece, non parte da premesse materialistiche, ma ontologiche e studiando la storia dell’essere fino ad oggi, passando per il pensiero nietzschiano, la modernità gli appare come l’epoca del massimo oscuramento dell’essere, della spaesatezza, che non può trovare nessuna soluzione in quanto costitutivo all’essere stesso. Solo quando il nichilismo sarà compiuto e totale (è lo stesso Heidegger che considera Marx un rappresentante di quel nichilismo che ha obliato del tutto l’essere) con l’epoca della tecnica in cui l’essere è diventato uno strumento per accumulare, allora sarà possibile pensare al suo superamento, all’evento (il nazismo antisemita e antisovietico) che potrà riabilitare l’essere e la metafisica. Un evento che è possibilità immanente all’essere stesso in quanto storia.

Due autori, quindi, incompatibili nelle premesse e nelle conclusioni, ma che trovano un approdo comune unicamente nella critica alla contemporaneità. Un libro utile solo per rileggere il pensiero di due filosofi eccezionali e per confrontarsi con un presente perennemente contraddittorio.

10 gen 2025

Classifica: i più belli e i più deludenti del 2024

Sì, è vero, ho letto pochissimi libri nel 2024, ma questo non vuol dire che non mi sia dedicato allo studio e all’approfondimento. Tanta astrofotografia ovviamente, filosofia e storia per l'università, tanti confronti. Il 2024 è stato l’anno soprattutto delle foto astronomiche, dell’aurora boreale, di nottate trascorse sotto cieli stellati, di stizza per tutte quelle invece senza stelle. È stato un anno di viaggi: a Roma, a Caprera, ancora in Germania e a Praga (a rivedere luoghi per me non nuovi ma per lei sì), a trovare e a rendere omaggio a Bach e a Nietzsche, alle Cinquantadue gallerie attraversate in piacevole compagnia, a Orvieto, a Civita di Bagnoregio.

Come scrivevo prima, pochi libri però, poco meno di venti, non particolarmente entusiasmanti, tuttavia di questi ne voglio ricordare tre: 

1. Anima - Michel Onfray

2. La filosofia della composizione - Edgar Allan Poe

3. Il dottor Zivago - Boris Pasternak

Il volume di Onfray, un inno all'antimetafisica, sebbene ormai sia ripetitivo nei concetti, è scritto molto bene, la lettura è piacevolissima e insieme coltissima. La lettura del breve saggio di Poe, al di là della sua intrinseca importanza e raffinatezza, è stato per me un ritorno agli anni della giovinezza, quando i suoi scritti notturni illuminavano le mie giornate. Il romanzo di Pasternak, invece, con a tratti una certa pesante prolissità, è stato un'immersione in un tempo e in uno spazio lontani, terrificanti e affascinanti al contempo.

Tra i meno interessanti e noiosi, invece, segnalo: Ermeneutica di Proust di Maurizio Ferraris (troppo platonico e deleuziano per i miei gusti) e Le orecchie lunghe di Alessandro Magno di Federicomaria Muccioli, libro potenzialmente interessante e curioso, eppure retorico e barboso. Anche i libri dedicati all’astronomia hanno i loro demeriti (e altri meriti però).

Da ricordare sempre Proust, lo scrittore più importante per me di cui ho ascoltato i primi tre volumi della Recherche in audio libro; il Somnium, sive astronomia lunaris di Kepler, più per il suo valore storico che letterario; la Storia greca di Bettalli, D’Agata e Magnetto, un manuale accademico molto ben articolato e scritto.

27 dic 2024

Fotografia astronomica - Luca Fornaciari (Saggio - 2024)

"Rimasi folgorato guardando lo schermo della reflex e intravedendo forme e colori di un oggetto cosmico distante centinaia di anni luce nello spazio, ma era lì e lo avevo fotografato dal giardino di casa. L'astrofotografia di profondo cielo divenne la mia più grande passione, una disciplina che negli anni è stata in grado di cambiare tutta la mia vita. È un genere fotografico che va ben oltre qualsiasi immagine e che ci offre infinite possibilità di crescita e di condivisione. Da quella prima immagine della Grande nebulosa di Orione lo stupore e la magia di ogni notte passata al telescopio non sono mai diminuiti e giorno dopo giorno proseguo un incredibile viaggio di scoperta"



L’astrofotografia non è solo strumenti costosi e condizioni meteo favorevoli, è fatica, è conoscenza, è passione; una forza che spinge ad affrontare ostacoli strumentali, condizioni climatiche non sempre facili da gestire, infinite variabili non sempre riscontrabili. E questo volume aiuta non solo a comprendere la bellezza di uno scatto astronomico, ma anche l’impegno che vi sta dietro.

Con un approccio semplice e decisamente divulgativo, in "tecniche e strumenti per ritrarre le meraviglie del Cosmo", come recita il sottotitolo, troviamo tutti gli aspetti dell'astrofotografia di base che possono di certo aiutare i principianti che iniziano a muoversi in quello sterminato quanto affascinante mondo che è la fotografia del cielo notturno, ma anche incuriosire chi è già più esperto. Leggiamo di tutto: dagli strumenti più economici a quelli più sofisticati e costosi per la fotografia astronomica, consigli per ritrarre i paesaggi notturni, i pianeti, gli oggetti del profondo cielo. C’è spazio persino per lo sviluppo e la post-produzione degli scatti raccolti durante le sessioni fotografiche. 

Sebbene sia un libro scritto per tutti, ciò non vuol dire che sia superficiale e poco curato; tutt’altro. L’analisi dei contenuti è attenta e ben sviluppata, pur mantenendo uno stile e un punto di vista agevole e comprensibilissimo. Tanti spunti insomma, tante bellissime immagini, impaginate con cura. Si percepisce quanta passione e quanta competenza ci siano dietro le pagine di questo volume.

23 dic 2024

Marcel Proust - Eleonora Sparvoli (Saggio - 2023)

"In tale argomentazione Proust mostrava una volta di più di concepire l'arte non come un oggetto da contemplare, ma come il tramite d'un flusso emotivo, spirituale, intellettuale che attraversa lo spettatore e lo ispira, rendendolo a sua volta capace di creare. La cattedrale sarebbe divenuta per Proust un modello non in quanto scrigno monumentale che racchiude orpelli preziosi (come la dimora ingombra di arredi sacri di Des Esseintes), ma perché traccia tangibile di un'aspirazione, una fede, un'idea di mondo".



"La vita, la scrittura in Proust", come da sottotitolo, si intrecciano e si sintetizzano in quel capolavoro assoluto che è la Recherche. La studiosa e critica della letteratura francese ricostruisce i sentieri biografici e letterari che hanno portato Proust a chiudersi in una stanza per molti anni e a rivivere una vita perduta e allo stesso tempo ritrovata. Esistenza e bellezza dunque, in un intreccio che è diventato un mondo, un universo, una totalità.

Il saggio è diviso in tre grandi capitoli. Il primo si rivolge alla biografia dello scrittore parigino, la famiglia e l'infanzia (rivisti quasi con modi psicoanalitici), gli amici e le loro madri, i primi racconti scritti e la passione per l'arte, gli amori e gli incontri mondani, la stesura del primo romanzo destinato a restare incompiuto e lo studio di Ruskin, insomma tutti quei passaggi biografici ed esistenziali che hanno portato Proust alla costruzione della cattedrale-mondo quale è il Tempo perduto. Interessanti, sia nelle tesi in sé sia nella loro analisi, le chiavi di lettura che l’autrice rivolge ad alcuni momenti della vita dello scrittore parigino, indispensabili per capire la sua opera.

La seconda parte è dedicata alle opere e ai lavori pubblicati (e no) che agli occhi di tutti gli studiosi, e non solo, appaiono come abbozzi di quello che sarà la Recherche. Il capolavoro proustiano è il risultato finale di uno sforzo lungo una vita, una vita dedita alla scrittura di opere (compiute e incompiute) che allo scrittore sono servite da preambolo alla sua opera maestra. Così leggiamo de I Piaceri e i giorni, del Jean Santeuil, dei Pastiches, delle traduzioni, delle critiche letterarie. Testi giovanili che, sebbene acerbi e non pienamente sviluppati, rappresentano un calderone, un guazzabuglio in cui trovare gli elementi che caratterizzeranno il futuro romanzo. L'autrice, però, è attenta anche a sottolineare le differenze di prospettiva che esistono tra i due periodi.

La terza parte, inevitabilmente, ha come protagonista il romanzo, Alla ricerca del tempo perduto: il suo significato complessivo, le ambiguità della voce narrante, la struttura, i luoghi, i personaggi come Swann, Charlus, Albertine e gli artisti come Bergotte, Vinteuil ed Elstir.


Il volume, anche se scritto elegantemente, è fitto di note - come dovrebbe essere un testo dal sapore accademico - che l'appassionato proustiano può consultare per trovare qualche altro spunto di ricerca e di lettura. Un volume-mondo dunque, uno studio ricco di dettagli e di chiavi interpretative che fanno il punto sulla mastodontica montagna di lavori che esistono su Proust.

23 ott 2024

Somnium, sive astronomia lunaris - Johannes Kepler (Racconto - 1609)

"Quando infatti da noi sembra eclissarsi completamente il Sole, per loro si eclissa la Volva. Quando viceversa si eclissa da noi la nostra Luna, per loro si eclissa il Sole. E tuttavia non tutto è simmetrico. Loro spesso osservano un'eclisse parziale di Sole quando per noi la Luna è completamente visibile, e al contrario non di rado loro non sono interessati da alcuna eclisse di Volva quando a noi tocca un'eclisse parziale di Sole. L'eclisse di Volva avviene per loro nei plenivolvi, come anche per noi quella di Luna nei pleniluni, mentre quella di Sole nei novivolvi, come per noi nei noviluni".


Il Somnium è un racconto di fantascienza (per alcuni il primo in assoluto) costellato di fatti autobiografici e scientifici. È anche un testo di divulgazione scientifica. Keplero, infatti, descrive un sogno in cui un quattordicenne Islandese, Duracoto, viaggia per punizione con una nave fino a quando non incontra il grande astronomo Tycho Brahe sull'isola di Hven. A seguito di questo incontro, il protagonista impara l'astronomia e si innamora del cielo stellato. Tornato finalmente in Islanda dalla madre, capisce che anche lei possiede le stesse conoscenze e gli rivela che sono stati dei Demoni a istruirla. È quindi evocato un demone (che rappresenterebbe l'astronomia) è questo racconta loro dell'isola di Lavania (la Luna). Il demone riferisce di come ha fatto a viaggiare, si sofferma a descrivere la luna, le sue fasi, il motivo per cui vediamo un solo lato di essa, le eclissi solari. Tutti argomenti che servono a Keplero per sostenere, in sostanza, le tesi copernicane. Lo scopo del racconto, infatti, è di convincere i tolemaici che il modello copernicano è corretto. La terra è vista dalla Luna e l'osservatore trova che il movimento del pianeta è identico a quello dello stesso satellite osservato dalla terra. Il punto di vista, quindi, risulta soggettivo, apparente e non reale.

Il volume è completato dalle note scritte dallo stesso Keplero tra il 1620 e il 1630 che sono molto più lunghe del racconto stesso e sono anche molto più interessanti e affascinanti. Emerge un Keplero dedito all'astrologia e alla Magia, ma risalta pure un sentimento di gratitudine verso le scoperte che Galileo in Italia stava facendo in quegli stessi anni.

Il racconto in sé è frettoloso e si riduce una trama scarna e senza troppe pretese. Il resoconto del Demone, invece, è particolareggiato e non sempre di facile lettura. Resta comunque un documento significativo sia dal punto di vista storico sia dal punto di vista scientifico. Felice di averlo conosciuto e di aver scoperto un Keplero per me inedito.

26 set 2024

La filosofia della composizione - Edgar Allan Poe (Saggio - 1846)

"La mia preoccupazione successiva riguardò il tipo di suggestione o di effetto che intendevo suscitare nel lettore; e qui posso anche osservare che nell'architettura del tutto ho tenuto in considerazione l'idea di rendere il lavoro universalmente apprezzabile. Ma mi lascerei portare troppo lontano dal tema che sto trattando se volessi dimostrare un argomento sul quale ho ripetutamente insistito, e che - trattandosi di poesia - non ha il minimo bisogno di essere dimostrato; e cioè il fatto che la Bellezza è il solo legittimo criterio che regni nella poesia".


Quando si crea un'opera d'arte, sia essa una composizione musicale, un dipinto, una poesia, una qualsiasi forma di produzione artistica insomma, l’autore è invaso da una luce estatica? È preda di intuizioni frenetiche che gli calano dall'alto? Oppure lo stesso autore è mosso da un'intenzione, da un articolato pensiero che è figlio di riflessione, di tecnica, di selezione e di analisi?

Il grande scrittore americano, interessato a capire i movimenti della mente umana, quei meccanismi che la strutturano e la identificano, è convinto che l'opera d'arte, in particolare quella poetica, sia una necessità che nasce dal lavoro della mente e dalla tecnica di scrittura. Con il suo spirito polemico (e tendenzialmente sarcastico), contro una certa visione realistica, in questo saggio si diverte a screditare gli scrittori che per vanità si definiscono vittime di intuizioni e di ispirazioni che non dipendono da loro stessi. Nel definire la sua teoria, Poe analizza il momento di processo creativo, la scelta della storia, dei protagonisti della teatralità; descrive il suo modo di scrivere partendo da un effetto per poi edificarlo e svilupparlo con originalità (stilistica e narrativa). L'originalità, come si scriveva, non risiede nell’ispirazione del momento, ma è sinonimo di lavoro, di ponderazione, di calcolo. Un esempio? Il Corvo, la sua opera più celebre, ricostruita passo dopo passo come se fosse una dimostrazione matematica.

Il saggio risulta prezioso (e delizioso) anche perché Poe sintetizza le sue teorie sulla composizione letteraria: le opere poetiche, se vogliono essere efficaci devono essere brevi; si scrivono con metodo e analisi, non in preda ai fumi delle frenesie spontanee; le opere si scrivono quando si ha chiaro in mente il finale e soprattutto si sa quale effetto vuole provocare nel lettore.

Una confessione non soltanto intelligente, ma anche onesta di un autore che in tutta la sua straordinaria opera ha messo al centro il tema della verità, della bellezza e della passione in tutte le sue forme, da quelle più logiche a quelle più esistenziali ed emozionali. Un saggio che, al di là della sua dimensione letteraria, dovrebbe essere adeguatamente studiato dai tanti fantomatici artistici contemporanei che producono pasticci solo sotto la dettatura dell'ispirazione. 


Nota a margine. Durante la lettura del saggio, mi è venuto in mente Bufalino, il suo noto apprezzamento per Poe, le riflessioni e i resoconti sulla sua scrittura espressi in diversi saggi articoli e conferenze...

23 set 2024

Saggio sui dati immediati della coscienza - Henri Bergson (Saggio 1889)

"Respiro l'odore di una rosa, e subito confusi ricordi d'infanzia mi ritornano alla memoria. A dire il vero, questi ricordi non sono affatto stati evocati dal profumo della rosa: li respiro nell'odore stesso, che per me è tutto ciò. Altri lo sentiranno diversamente. - Direte che si tratta sempre dello stesso odore associato però a idee diverse. - Esprimetevi pure così, sono d'accordo; ma non scordate che, per farlo, avete prima eliminato le diverse impressioni che la rosa suscita in ognuno di noi, e ciò che esse hanno di personale; non ne avete conservato che l'aspetto oggettivo, ciò che, nell'odore della rosa, appartiene al dominio comune, e, per così dire, allo spazio. Del resto, è solo a questa condizione che si è potuto dare un nome alla rosa e al suo profumo".


Diviso in tre capitoli, i primi due sono, a detta del filosofo, di introduzione al terzo, quello rivolto al tema della libertà. Per noi, però, è il secondo il capitolo più interessante, quello dedicato al tempo come durata che si differenzia dallo spazializzato (tra le pagine più famose del filosofo francese). Andiamo per ordine. Contro il positivismo che voleva ridurre il funzionamento della psiche alle leggi della fisica, il primo capitolo è sugli stati di coscienza e sulla differenza qualitativa dell'intensità percettiva di stato di coscienza. Bergson, infatti, contesta i risultati degli esperimenti fisici e psicologici che i positivisti avevano compiuto per dimostrare che tutto era riducibile a fattori scientifici. Il francese, invece, insiste sulla qualità delle percezioni, sulla loro intensità nella nostra coscienza.

Il secondo capitolo, il più famoso e originale, è dedicato all'idea di tempo come durata. Il tempo per il filosofo, infatti, si può distinguere in tempo spazializzato, quantitativo e simultaneo (quello della scienza), e in durata (quella qualitativa della coscienza). Una trascrizione filosofica, con le dovute differenze, di quelle che saranno le intermittenze del cuore di Proust.

Il terzo capitolo, sul tema della libertà, è il risultato consequenziale dei primi due. Qui, viste le premesse, la libertà si contrappone alla causalità, il dinamismo della volontà contro il meccanicismo e il determinismo. L'attività dell'io per Bergson non può essere paragonata a quella di una qualsiasi forza fisica; il determinismo fisico, non può essere ridotto a determinismo psicologico.

Secondo il filosofo francese gli errori relativi alla questione della libertà nascono dalla confusione tra i termini di successione e simultaneità, di durata ed estensione, e ancora una volta di qualità e quantità. Non è un caso che nell’intero saggio Bergson insista continuamente su tale differenza, argomento spesso travisato specialmente dai positivisti. 

Un saggio accademico, ormai parte della storia della filosofia occidentale, un po’ vetusto forse; da correlare però alle pagine proustiane sul tempo perduto e ritrovato.

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