Il 2025 è stato un anno insolito, povero di viaggi epocali, di qualche ritorno (Amalfi, la Val d’Orcia, Barcellona, la Val Pusteria, Trieste, Parigi), qualche tensione di troppo... Pieno di stelle, però. È stato anche un anno povero di letture costanti. Non lo dico
come giustificazione, ma come semplice constatazione. Il tempo e le
energie sono andati altrove, soprattutto nell’astrofotografia, che
ha richiesto dedizione, notti insonni e una certa ostinazione, e
nella scrittura della tesi su Günther Anders, che ha finito per
orientare in modo quasi esclusivo anche le letture. Ne è venuto fuori un anno sbilanciato, con pochi libri letti
davvero e in modo continuativo. A fare da compagnia, però, ci sono
state presenze meno “quantificabili” ma non meno importanti.
Cioran, tornato più volte come voce di fondo, e l’ascolto degli
audiolibri della Recherche di Proust, che continuano ad
accompagnare le riflessioni, più che a imporsi come letture da
archiviare.
Come sempre, si tratta di una classifica del tutto personale.
Eccola.
L'ultima vittima di Hiroshima
L’uomo sul ponte
Vivere secondo Lucrezio
Le lettere tra Anders ed Eatherly sono un libro necessario. Secco,
durissimo, privo di qualsiasi indulgenza morale. Qui la
responsabilità non è un concetto astratto, ma una ferita che resta
aperta. Probabilmente il testo più forte dell’anno.
Il viaggio in Giappone raccontato da Anders è frammentario,
inquieto, a tratti disarmante. Non cerca di sistemare il pensiero, ma
lo espone, lo lascia scoperto. Un libro che non consola e proprio per
questo convince.
Il Lucrezio di Onfray è stato gradito più che sorprendente.
Lineare, divulgativo, senza grandi scarti interpretativi, ma onesto.
In un anno come questo ha fatto il suo dovere, senza pretendere di
più.
Da ricordare, per citare almeno un libro deludente, Una strana
guerra fredda di Sara Lorenzini. Interessante per impostazione e
documentazione, ma nel complesso poco incisivo. Più informativo che
coinvolgente, più corretto che memorabile. Letto senza fastidio.