Presentazione


Presentazione

Questo spazio è dedicato agli appunti, alle briciole di recensione irrazionali, che colgo, da lettore appassionato e spesso rapsodico, nei miei viaggi verso la lentezza e la riflessione. Briciole di recensione irrazionali dunque.

Briciole perché sono brevi, a-sistemiche, frammentarie, come un certo spirito moderno pretende. Non sono delle vere recensioni. Queste hanno uno schema e una forma ben precisa, mentre i miei sono più che altro appunti colti sul momento, associazioni d’idee, giudizi dettati dalle impressioni di un istante, da una predisposizione d'animo subitaneo, da un fischio di treno... E perciò li definisco irrazionali. Perché sfuggono da un qualsiasi schema predefinito, perché sono intermittenti, perché nella scelta di un libro, per via di una congenita voracità, spesso non seguo linee e percorsi definiti dalle letture precedenti, ma mi lascio trasportare dagli ammiccamenti o dalle smorfie di sfida che un libro sulla mensola della libreria mi lancia.

È un modo insomma di coltivare, di giocare, di prendere vanamente in giro la memoria, per conservare, catalogare e archiviare frammenti di ricordi e suggestioni che un giorno, magari, potranno farmi sorridere e, perché no, commuovere.

26 giu 2022

I piaceri e i giorni - Marcel Proust (Racconti - 1896)

"Le sue mani si agitarono febbrilmente. Ad un tratto udì un piccolo suono argentino, impercettibile e profondo come un battito di cuore. Era il suono delle campane di un villaggio molto lontano che quella sera, grazie all'aria così limpida e al vento propizio, aveva attraversato molte pianure e fiumi prima di essere percepito dal suo orecchio fedele. Era una voce presente e pure antica; adesso udiva il suo cuore battere col suono armonioso, sospeso all'attimo in cui sembravano aspirarlo, morendo poi lungamente e debolmente con esse. In ogni momento della sua vita, quando udiva il suono lontano delle campane, ricordava suo malgrado la loro dolcezza nell'aria della sera, quando, ancor bambino, rientrava al castello dai campi".


Dedicata all'amico prematuramente scomparso Willie Heath, sullo sfondo del mondo dei salotti di Parigi, del quartiere del Fauborug Saint-Germain, del Decadentismo elegante del conte Robert de Montesquieu (il dandy che ha ispirato Proust per il suo pederasta Barone di Charlus) il volume raccoglie poemi in prosa, frammenti, improvvisazioni, poesie dedicate a pittori e musicisti e racconti brevi, che dal titolo rievoca le Opere e i giorni di Esiodo.

Introdotti brevissimamente dalla penna arguta di Anatole France, ci troviamo di fronte al primo tentativo letterario di un giovanissimo Proust che inizia il suo personale colloquio con il Tempo, con la mondanità, con l'abitudine, con la malinconia, con la gelosia, con i sogni futuri (i temi di fondo dell'opera) che in qualche modo anticipa ciò che sarà espresso magnificamente nella Recherche. Certo, sono piccole e raffinate pitture, ingenue se vogliamo, acerbe, languide, anche un po' snob, ma esprimono un sentimento vero e una sensibilità straordinaria già evidenti in alcune sporadiche pagine. Come ne La confessione di una ragazza, quando leggiamo ammaliati di un bacio della buonanotte della madre, quando avvertiamo un sentimento malinconico verso gli anni perduti dell'adolescenza e poi ritrovati nella memoria.

19 giu 2022

Le piccole speranze - Annalisa Trabacchi (Romanzo - 2021)

"Stasera, invece, il suo odore mi porta in un luogo conosciuto e familiare, senza accendermi. Lui mi abbraccia, recupera dalla tasca la mano e circonda le mie spalle con il braccio. Come due fratelli, come due alleati, come due amici.

Non diciamo niente, rimaniamo in piedi, mentre Pietro e Carlina si sono seduti più avanti, dove hanno trovato una larga pietra piatta al riparo dagli spruzzi. Guardiamo insieme i fuochi che stanno iniziando e, come sempre, sono barocchi e bellissimi. Nessuno dei due ha l'impulso di trasformare questo abbraccio in un bacio, in un contatto appassionato. La tenerezza di questo momento è struggente, profondamente intrisa di malinconia".


Con ironia (e si sa, l'ironia è sinonimo di intelligenza), con profondità sentimentale, con uno stile scorrevole e coinvolgente, in queste pagine leggiamo di una donna che sente il bisogno di cogliere e conquistare una maggiore consapevolezza di sé. Sembra un percorso dunque, in cui sono i piccoli eventi che smuovono la propria percezione, come il profumo di bagnoschiuma del marito, una scarpa con i tacchi da provare, una caduta. Momenti che portano Teresa, quasi pirandellianamente, a domandarsi del suo senso esistenziale, a vedersi come una donna a un bivio: o donna che continua a vivere nella routine, oppure donna condannata a cercare una libertà e una dimensione che la appaghino. 

L'abitudine, quindi, diventa protagonista in queste pagine; lascia a Teresa un senso di rimpianto, che, inizialmente, si tramuta in progetti e sogni ad occhi aperti. La sua vita galleggia su un fiume di normalità e ingenua insoddisfazione: un marito verso cui nutre un sentimento distaccato, due figli adolescenti, un lavoro che le lascerebbe spazio e tempo per sé, qualche buona amica. Non è solo lei, però, che avverte quel sentimento di mancanza; quasi tutti i personaggi percepiscono che qualcosa nella loro esistenza langue, manca. E tutti hanno piccoli sogni da realizzare, possibile speranze che in fondo sono là, dietro l'angolo, e basterebbe solo avere un pizzico di coraggio per acchiapparle. 

Nella routine di Teresa, però, arriva l'imprevisto, l'ingranaggio che mette in moto un altro motore della vita. Ricompare nella sua vita Caterina, un'amica di liceo e di università che da vent'anni si è dileguata nel silenzio. Insieme all'amica ritrovata c'è Ben, il figlio che vive nel limbo tra l'adolescenza e la maturità, a cui Teresa darà lezioni di italiano e di vita. Il confronto (e anche lo scontro) con Caterina la destabilizza, pone Teresa di fronte a nuove possibili visioni del mondo. Ed è in questa nuova prospettiva che l'insoddisfazione matura, cresce fino ad esplodere alla fine del romanzo (ma già annunciato sin dalle primissime pagine) in un atto di rottura volontario in fondo, cercato, desiderato; ed è così che si trova un nuovo equilibrio; si trovano quelle nuove piccole speranze che ci permettono di sorridere alla vita.

Un romanzo sul coraggio e la voglia di cambiare la propria vita. Piacevolmente scorrevole, da portare dentro di sé e il cui ricordo ci accennerà un sorriso tra le labbra. Brava!

5 giu 2022

I miei paradossi - Emil Mihai Cioran (Saggio - 1974)

"Ebbene, per me è un'esperienza personale. Quando vedo un bambino, o ad esempio un neonato, divento terribilmente triste. Quando i miei amici mi spediscono un annuncio di nascita, non so mai come rispondere. Non posso affatto rispondere. Non potrei assolutamente assumermi la responsabilità di gettare qualcuno in questo mondo. E se la vita, l'uomo, la storia, domani dovessero cessare, non sarei triste".


L'intervista con Leonhard Reinisch, di cui possiamo leggere in appendice un breve saggio del 1982, E. M. Cioran, il maestro della rovina, è centrata soprattutto sul valore del pessimismo, sulla morte (e quindi sulla vita e quindi sul suicidio) e sul valore mistico del paradosso. Cioran, assurdo ed estremo nel suo scetticismo e cinismo, ha sempre vissuto ai margini della vita; una vita inconcepibile, ma a 65 anni si meraviglia di essere vivo, di non essere ancora morto. Ciò lo deve, come sappiamo, all'idea della possibilità del suicidio, un'idea che paradossalmente alimenta la vita, un'esistenza calata dentro un ritmo insensato di eventi. E inevitabilmente il dialogo si sposta sul tema della storia. La tendenza mistica, sebbene non credente, di Cioran osserva distaccata la storia del mondo come processo di rovina, che ha avuto inizio da un essere diabolico. La libertà quindi si ottiene nei momenti della vita in cui si è al di là della storia, momenti fugaci ed unici. È una conseguenza logica, direi quasi divina, pensare che la procreazione sia il male più grande. Cioran confessa la sua asocialità, il suo essere straniero nonostante (e per questo) conosca bene la sofferenza degli altri. Reinisch insiste argutamente nel trovare paradossi e contraddizioni nel pensiero del filosofo rumeno. E quest'ultimo, che non li smentisce, ne esalta il loro significato metafisico. Nessuna speranza quindi, nessun futuro; ciò che ci aspetta è solo una tragedia.

Una parentesi interessante da notare: il giudizio durissimo di Cioran su Sartre, malgrado l'intervistatore lo incalzi più volte a parlare di Camus che, invece, non commenta mai.

4 giu 2022

Perché fidarsi della scienza? - Naomi Oreskes (Saggio - 2019)

"Molti rifiutano la climatologia, per esempio, non tanto perché vi sia qualcosa di sbagliato di per sé, ma perché è in conflitto - o così la percepiscono - con i loro valori, le loro convinzioni religiose, l'ideologia politica e/o gli interessi economici. Sono molte le ragioni per cui la gente può rifiutare una scoperta scientifica o mostrarsi critica nei suoi confronti, ma in genere hanno a che fare con l'impressione che tali scoperte contraddicano i valori in cui si crede o minaccino il proprio modo di vivere".


Partendo da una veloce ma puntuale storia della filosofia della scienza degli ultimi duecento anni (dal positivista Comte ai neoempiristi verificazionisti, dal falsificazionista Popper al collettivo di pensiero di Fleck, dalla sotto determinazione di Duhem all'olismo di Quine, dal paradigmatico Kuhn all'anarchico Feyrabend, dalle femministe Harding e Longino), l'autrice, famosa storica della scienza, rimarca il carattere sociale della conoscenza scientifica che dà origine alla superiore affidabilità delle tesi scientifiche. 

A causa degli errori clamorosi di alcuni individui, dei diversi metodi proposti dalla scienza, delle tesi più assurde (come l'energia limitata di Clark del 1873 secondo cui l'istruzione superiore femminile avrebbe nuociuto alla fertilità delle donne, oppure all'eugenetica prima statunitense e poi nazista, oppure ancora alle tesi antiscientifiche sui vaccini, sui cambiamenti climatici, sulla salute), la scienza è attaccata e screditata, eppure di fronte alle aberrazioni dei singoli scienziati la comunità scientifica si è sempre battuta. La fiducia, quindi, non deve andare ai singoli, ma alla scienza che nel suo essere sociale garantisce le sue idee, perché sono sottoposte a controlli rigorosi e plurali. 

Per far fronte ai pregiudizi di ordine sociale, culturali ed economici che stanno alla base della diffidenza nei confronti della scienza, ammettendo l'evidenza che gli scienziati possano compiere degli errori anche clamorosi, occorrono criteri come consenso, metodo, evidenza, valore e umiltà; ragionevolezze che assicurano un alto grado di certezza scientifica. La scienza è fondamentalmente consensuale, ed è nella sua comunità che si devono trovare risposte e conoscenze attendibile contro la crisi e la sfiducia nella scienza e nei suoi dati tanto di moda oggi. 

Un'apologia, insomma, ma equilibrata e attenta a non sconfinare in un'esaltazione assoluta della figura dello scienziato. Un libro di profonda attualità.

3 giu 2022

Le meraviglie del mondo - Lorraine Daston, Katharine Park (Saggio - 1998)

"Studiare come i naturalisti, nel corso di circa sei secoli, abbiano usato le meraviglie per tracciare i confini più lontani della natura rivela come, in vario modo, essi costruirono il suo nucleo centrale. Naturalisti moderni e medievali fecero appello ad un ordine di consuetudini della natura piuttosto che di leggi naturali, definito da meraviglie e da miracoli. Per quanto estremamente ordinata, questa natura non era né ineccepibilmente uniforme né omogenea nello spazio e nel tempo. Le meraviglie, invece che al centro, tendevano a raggrupparsi ai margini del mondo conosciuto, costituendo una categoria ontologica distinta: il preternaturale, sospeso tra il mondano e il miracoloso".


Mostri, prodigi e fatti strani dal Medioevo all'Illuminismo, come da sottotitolo, definiscono l'ordine della natura delimitandone i limiti entro cui muoversi. La meraviglia è, infatti, una passione conoscitiva in grado di registrare i confini della realtà ed è chiaro quindi il motivo per cui nel Medioevo si distingueranno la scienza naturale, quella preternaturale (che studia ciò che non è conforme all'ordine naturale delle cose) e quella sovrannaturale (divina). Distinzione che, però, non sempre è rimasta fissata entro rigidi schemi, ma che alla fine si è evoluta e, in qualche modo, si è dissolta tanto da iniziare a svanire dal Settecento in poi. Dall'Alto Medioevo, le aberrazioni della natura (mostri, comete, gemelli siamesi, pietre rare e magneti), hanno sempre avuto un significato morale. Sono prodigi mandati da Dio per punire gli uomini dai loro peccati, oppure semplici scherzi di una natura autonoma e giocosa, oppure ancora difetti dell'universo stesso che, in realtà, non è così uniforme. Con l'Illuminismo però, con l'esaltazione della ragione e dell'ordine, con la convinzione che la meraviglia sia solo un sentimento scaturito dall'ignoranza della leggi naturali, si registra un approccio diverso e il meraviglioso diventa superstizione, una malattia dell'immaginazione, una passione disonorevole.

In modo non sempre lineare e limpido, il volume descrive come nella letteratura di viaggi, nella topografia, nelle cronache e nelle enciclopedie medievali i fenomeni naturali straordinari siano ai margini del mondo (dell'Europa). Meraviglie, soprattutto testuali e materiali, che saranno usati come serbatoi di potere per fini religiosi e rituali di corte. Nella cultura filosofica che va dal XII al XV secolo, tuttavia, in autori come Adelardo di Bath, Ruggero Bacone, Alberto Magno, Tommaso D'Aquino, la passione della meraviglia è rifiutata quale parte integrante dello studio dell'ordine naturale. Eppure dal 1370 al 1590 vari gruppi di intellettuali (Dondi, Ficino, Cardano, per esempio) riabilitano le meraviglie sia per la contemplazione filosofico-naturale, sia per l'investigazione empirica. Nella cultura europea del XV e XVI secolo le meraviglie migrano dai margini del mondo al Mediterraneo e all'Europa e quindi diventa più facile analizzare casi specifici sulle nascite mostruose, interpretabili alla luce di tre emozioni correlate e sovrapponibili: orrore, piacere e ripugnanza. 

Il culmine dello studio del meraviglioso si ha nel XVII secolo, quando il preternaturale diventa elemento centrale nella riforma della storia e della filosofia naturale nelle società scientifiche, dove si studiano i mostri con una intensità senza precedenti. Boyle, Cartesio, Bacone dedicano molto spazio nelle loro opere alle meraviglie. Non è un caso che le wunderkammer, le camere delle meraviglie, non più solo di potenti e regnanti, ma anche di studiosi e intellettuali, ispirano Bacone e Cartesio nell'unire arte e natura e rappresentare un microcosmo raro e bizzarro. La relazione tra le passioni cognitive della meraviglia con la curiosità, nel XVII secolo, invece, se prima appare compatibile, con il tempo si separerà fino ad arrivare all'Illuminismo in cui le meraviglie diventeranno volgari e metafisicamente implausibili, politicamente sospette ed esteticamente ripugnanti. 

Sebbene l'argomento sia incontestabilmente interessante, di fascino e di impatto, la scrittura accademica delle autrici, la stessa impaginazione e soprattutto la non linearità dello sviluppo ne fanno un testo noioso, pedante e pesante.

26 apr 2022

La colomba pugnalata - Pietro Citati (Saggio - 1995)

"Proust non aveva forse detto che non poteva scriverla un artista solo? Lui, l'enorme ragno, aveva bisogno di un architetto, di un teologo, di un filosofo, di un romanziere, di un attore, di un musicista, di un pittore, di un poeta, di uno scultore, di un critico letterario, di un decoratore, di un profumiere, e persino di un sarto, ai quali affidare ora questa ora quella parte. I suoi allievi eseguivano con diligenza i compiti che gli venivano imposti: Fortuny era, fra tutti, diligentissimo; mentre il Grande Architetto adunava nella mente ogni motivo, e l'intrecciava insieme in un significato che forse continua a sfuggirci".


Quando si legge una biografia così elegante e avvincente è come se si leggesse un romanzo raffinato. L'autore, infatti, con una penna decisamente colorata di emozioni, ci lascia un senso di riconoscimento nei suoi confronti, oltre che, ovviamente, in quelli di Proust.

È raccontata una vita che, in fondo, è stata costruita per un solo scopo: quello di scrivere un'opera, sublime e suprema, in grado di segnare l'altezza massima della genialità. Così l'infanzia felice di Proust, la sua adolescenza, la scoperta dei primi amori omosessuali, l'amore ossessivo ed edipico per la madre, il dolore come primo motore esistenziale, l'asma, i primi scritti ancora acerbi che però sono esercizi di stile e di intelletto, le amicizie deluse con Bibesco e Fénelon, l'interesse e il ripensamento verso Ruskin, la memoria nella sua molteplicità, il sonno e l'insonnia come alternative alla vita, l'abitudine, la malattia, la morte che consuma il corpo ma che persiste nella memoria stessa degli altri sono i temi che riempiono e conflagrano nella Recherche. Non è un caso che, dopo la biografia, l'autore gli dedichi un'importante e intelligente sezione. Ricercato e brillante, l'occhio dell'autore scruta nell'animo del capolavoro del '900 (e non solo). L'opera è quindi descritta come se ogni parte costituisse l'elemento di una cattedrale gotica, con i pronai, le vetrate, le navate, l'abside, le cupole, donandogli un senso in cui tutto diventa mistico e religioso.

Per gli appassionati di Proust e della sua opera, un libro indispensabile.

3 apr 2022

I freudiani eretici - Michel Onfray (Saggio - 2013)

"Ecco dunque la soluzione alla crisi della psicoanalisi e più ampiamente a quella del mondo contemporaneo: un Freud rivisto e corretto da Marx, un Marx riletto alla luce della psicologia freudiana, il tutto con l'obiettivo della liberazione degli uomini, la fine dell'alienazione sia psichica che economica. Tesi che solo i sostenitori di un Marx e di un Freud dialettizzati possono avanzare. La psicoanalisi rivisitata permetterà di sviluppare la sua coscienza critica, di denunciare la passione tanatofilica e di mostrarne gli ingranaggi, di lottare contro di essa dopo aver imparato a riconoscerla dappertutto".


L'ottavo volume della Controstoria della filosofia è dedicato agli psicoanalisti che si sono allontanati dal pensiero egemonico di Freud e dal suo impianto idealista. Sono psicanalisti di sinistra che, diversamente da Freud, pensano che l'inconscio non sia statico, ma il frutto della storia e delle condizioni materiali degli individui. È l'inconscio degli operai, quindi, quello che analizzano, quello dei disoccupati anche, non quello dei ricchi borghesi (che invece cercava il medico viennese). Freud e Marx in definitiva, che camminano a braccetto. Tuttavia l'inconscio e la società sono intrinsecamente legati tra loro e non indipendenti, come sostenevano ciecamente i due filosofi, ed è in questa nuova dimensione che si muovono Otto Gross, Wilhelm Reich, Erich Fromm; psicanalisti pratici che guardano alla cura dei meno abbienti e alla sua efficacia.

Otto Gross, passato alla storia come primo freudiano di sinistra, nietzschianamente condanna i dettami della morale ebraico-cristiana e, contro Freud e Jung, suggerisce una rivoluzione sessuale e politica. Lo psicanalista propone il libero amore, la sessualità senza vincoli, l'esaltazione del libertino contro la bigotta morale comune, monogamica, paolina, repressiva. Mette insieme Nietzsche e Freud per deflagrare nella rivoluzione sostenuta da bolscevichi atipici, come Lunacarskij e Kropotkin. 

Dentro questa cornice che esalta l'amore carnale, si trova William Reich, il bergsoniano padre del fantomatico argone (una forma di energia che permea tutto l'universo). Per lui l'equilibrio psichico e fisico si assicura con un rapporto sessuale soddisfacente fatto di preliminari crescenti, desideri, eccitazioni diffuse. Ma non bisogna guarire il singolo, ma l'intera comunità, adesso malata dal veleno dell'ipocrisia.  

Erich Fromm, invece, lo psicanalista umanista anti lacaniano che crede nella psicanalisi come tecnica esistenziale, si prefigge di cogliere il meglio dell'individuo conoscendo se stessi e i sui meccanismi inconsci. La psicanalisi diventa strumento per la liberazione e la realizzazione di sé.

Sotto la lente di questi autori (e di Onfray), il Novecento con le sue idee trascendenti, i suoi totalitarismi, i suoi massacri, i suoi genocidi, le sue guerre e i milioni di morti è un secolo platonico. È il secolo dell'autorità, dell'ordine, della famiglia, della monogamia, della religione, del capitalismo e del padre. I rimedi si devono trovare perciò nell'amore, nell'affetto della madre. Il patriarcato infernale e capitalistico è da distruggere a favore del paradisiaco, comunista libertario matriarcato.

È un secondo capitolo de Il Crepuscolo di un idolo, insomma, per riaffermare ferocemente le critiche già mosse a Freud.

10 mar 2022

Percezione, pensiero, coscienza - Massimo Marraffa (Saggio - 2019)

"In questo quadro, la coscienza umana non è un sistema biologico bensì una macchina virtuale neumanniana. Il riferimento qui è all'architettura di von Neumann, ovvero l'architettura dei computer digitali. Essa si caratterizza per un'elaborazione seriale dei simboli: in ogni istante viene elaborata una singola istruzione di un programma. Il cervello è invece una macchina non già sequenziale ma parallela: ci sono più unità di elaborazione (neuroni) attive contemporaneamente".


Libro complesso che cerca di ricostruire, tra le innumerevoli interpretazioni, le interazioni tra filosofia della mente e scienze del cervello. Da Putnam a Dennett, da Fodor a Lycan e Churchland, la filosofia della mente ha svolto e svolge un ruolo fondamentale nei programmi di ricerca delle neuroscienze e della scienza cognitiva. Dal superamento dell'introspezionismo sperimentale, con prima il comportamentismo e dopo con il funzionalismo, per arrivare alle nuove riprese cognitiviste e ai nuovi studi che si intersecano con quelli dell'Intelligenza Artificiale, si cerca di risolvere il problema mente-corpo che da Cartesio in poi è stato motivo di dibattito e di scontro tra i filosofi. Così il problema del soggetto pensante che elabora stimoli e ne sviluppa risposte, nonostante lo sviluppo formidabile delle neuroscienze, mantiene vivo lo scontro tra chi sostiene che la mente si risolva nel cervello e chi, invece, dissolve la mente nell'ambiente. Una scienza cognitiva che rimane quindi precaria, instabile, segnata e reinterpretata ogni volta che le nuove scoperte scientifiche aggiornano il campo di conoscenze.

Libro non semplice, accademico, che presuppone una buona conoscenza filosofica.

7 mar 2022

La neve e il sangue - Giulia Cacciatore (Saggio - 2021)

"Ciò che nel memoriale Giuseppe Giberti non scrive, mi è stato invece riferito dal figlio Carlo: anche per proteggere il giovane Bufalino venne utilizzato il tifo come stratagemma di dissuasione. Pare, infatti, che proprio per verificare la presenza di partigiani all'interno dell'ospedale, i tedeschi facessero delle ispezioni, chiedendo al personale l'accesso a tutte le stanze, tra cui la numero 3, quella in cui si trovavano Bufalino, Bonazzi, e il futuro dottore Valli. Giuseppe Giberti, mentre gli ufficiali erano in procinto di entrare nella stanza, riuscì a dissuaderli informandoli del morbo che affliggeva i tre pazienti, il tifo appunto, e li avvertì che si trattava di una forma estremamente virulenta. Fu una questione di secondi, dopo un breve indugio, gli ufficiali si convinsero e non oltrepassarono quella soglia. Il destino per i tre giovani sarebbe stato segnato".


Dalla lettura di carte inedite e in particolare della minuta di un'intervista a Sciascia, si dipana un percorso che permette alla filologa di colmare alcuni interessantissimi vuoti biografici bufaliniani. Fatti che aprono nuove possibilità interpretative sull'opera dello scrittore comisano e, più nello specifico, di quel gioiello che è Diceria dell'untore. Negli inediti, Bufalino fa riferimento a persone che tra il 1943 e il 1946, durante la guerra e la Resistenza a Scandiano e a Reggio Emilia, mentre scappava dai repubblichini e dai nazisti, conobbe e vide morire e le cui storie si collegano al romanzo del 1981 (ma anche ad Argo e a Calende greche). Pagine in cui riviviamo le amicizie del giovane Bufalino nate sotto il sole della Sicilia, ma anche lungo le marce militari con un fucile sulla spalla, oppure nei nascondigli dopo l'otto settembre e i mesi successivi. Amici che uno dopo l'altro moriranno, come Lucifora, Bellentani, Nipote, Carabillò, ma anche che riuscirono a sopravvivere come Romanò e Giovanna Poli (le lettere a quest’ultima sono allegate al volume). Storie di affetti, di guerre partigiane e di stragi, che riemergeranno nella finzione letteraria allo scopo di rievocare ed elaborare ricordi e sofferenza. Ed è sotto questa lente che i personaggi di Diceria assumono colori nuovi; hanno dietro una storia vera, oltre a quella elaborata dalla fantasia dello scrittore. Sono fantasmi che rivivono nella sua memoria che sono raccontati nelle pagine del romanzo. Così, ad esempio, la Rocca qui descritta non è il sanatorio di Palermo, ma quello di Scandiano. Secondo la ricercatrice, la strage della Bettola di Vezzano sul Crostolo, in provincia di Reggio Emilia (vicino a Scandiano), dove furono uccise 32 persone dai militari nazisti, tanto colpirono la sensibilità del giovane fuggiasco che sembra abbia avuto modo di vedere il risultato finale. Tutti i dettagli raccolti dalle indagini della ricercatrice, infatti, indicano che Marta, la protagonista del capolavoro di esordio, altra non sarebbe che la proiezione letteraria di una certa Emma Marziani, morta nella strage della Bettola. Amicizie, luoghi e fatti che dunque sembrano sfondi elaborati e trasfigurati nel romanzo. 

Un romanzo che, alla luce di quanto trovato, si inserisce nell'alveo della letteratura della resistenza; ecco perché il sottotitolo recita: la resistenza letteraria di Gesualdo Bufalino

Grazie a questo libro, corredato da foto bellissime che non conoscevo, la biografia del comisano si arricchisce di dettagli, alcuni anche minuziosi, che stimolano l'immaginazione dell'appassionato e del cultore dell'opera bufaliniana. Prezioso.

13 feb 2022

La vita insegna - Lucia Azzolina (Saggio - 2021)

"In serata, di ritorno da Bergamo, vengo chiamata al Quirinale. Non ho idea del motivo della visita. Il presidente della Repubblica Mattarella, già ministro dell'Istruzione, conosce molto bene la scuola e in questi mesi non mi ha mai fatto mancare il suo appoggio. Mi vuole ringraziare per aver tenuto duro sugli esami in presenza e per aver scelto Bergamo come prima tappa. È un incontro riservato. Ma in pochi minuti si sparge la voce della visita e per qualche giornalista è un'occasione ghiotta per insinuare che io sia al Quirinale a discutere di mie fantomatiche dimissioni. Niente di più falso. Forzando la prassi, l'ufficio stampa del Quirinale interviene nel giro di poco per chiarire che si è trattato di un incontro di cortesia istituzionale. Niente dimissioni, solo il ringraziamento per il lavoro fatto".


Con una breve ma preziosa prefazione di Liliana Segre, leggiamo la biografia di una giovane donna che al centro della sua vita, dopo la sorella Rossana, ha messo la scuola e lo studio. Preparata sì, determinata pure, ma insensibile no, Lucia Azzolina ha sempre affrontato le difficoltà della sua vita con estrema serietà, analizzando ogni circostanza con rigorosa logicità e sistematizzando il tutto in idee preziose al servizio della scuola. Soldatessa dallo spirito combattivo, cresciuta come tanti in un contesto sociale non felicissimo, Lucia ha trovato nell'amore per i libri un'ancora di salvezza. Libri che fanno comunella con la scuola ed è tra i banchi di un liceo di periferia che ha capito quanto siano indispensabili per essere liberi. E quando si cresce in consapevolezza così in fretta, non si può che non ripagare per quanto avuto. Così, dopo la laurea in filosofia, dopo l'abilitazione all'insegnamento conseguita a Catania (dove ho avuto la fortuna di conoscerla e di diventarne amico), dopo anni di precariato e contemporaneamente di sfiancanti studi per abilitarsi al sostegno e per conseguire una seconda laurea in giurisprudenza, Lucia si è dedicata attivamente alla scuola sostenendola in tutte le sue componenti fondamentali (dagli studenti agli insegnanti, dalla dirigenza al personale ATA), lavorando come sindacalista tra il Piemonte e la Lombardia. Studi e lavoro che le hanno permesso una strabiliante conoscenza della macchina scolastica tanto da farla arrivare alla camera in commissione cultura e istruzione e, con il governo Conte II, al Ministero dell'Istruzione. Qui, mentre scoppiava una pandemia mondiale e mentre un certo obbrobrioso mondo politico le remava contro senza contenuti ma solo con un becero ignorante sessismo, ha dovuto affrontare un'emergenza senza precedenti nella storia, emergenza che ha sconvolto la vita di tutti e soprattutto degli studenti. È un racconto di passione, grinta, competenza, ma anche rammarico, amarezza, delusione e paura per le minacce ricevute e per il tentativo di buttare fuori strada la sua auto con tutta la scorta.

Un libro scritto anche per togliersi qualche sassolino nelle scarpe, contro alcuni politici (senza paura ne cita nomi e cognomi), alcuni partiti, il sindacato. Il racconto biografico, però, è solo un pretesto per riflettere sulla scuola, su quanto sia decisiva per il futuro dei giovani che dovranno vivere in un mondo sempre più complesso e complicato. La scuola è indispensabile per combattere l'ignoranza, la volgarità, il sessismo. È fondamentalmente vita, è potere, quello di decidere della propria vita e nel darne un senso.

Il grande rammarico nel non aver avuto modo di vederla ministra in anni non di emergenza...

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