Presentazione


Presentazione

Questo spazio è dedicato agli appunti, alle briciole di recensione irrazionali, che colgo, da lettore appassionato e spesso rapsodico, nei miei viaggi verso la lentezza e la riflessione. Briciole di recensione irrazionali dunque.

Briciole perché sono brevi, a-sistemiche, frammentarie, come un certo spirito moderno pretende. Non sono delle vere recensioni. Queste hanno uno schema e una forma ben precisa, mentre i miei sono più che altro appunti colti sul momento, associazioni d’idee, giudizi dettati dalle impressioni di un istante, da una predisposizione d'animo subitaneo, da un fischio di treno... E perciò li definisco irrazionali. Perché sfuggono da un qualsiasi schema predefinito, perché sono intermittenti, perché nella scelta di un libro, per via di una congenita voracità, spesso non seguo linee e percorsi definiti dalle letture precedenti, ma mi lascio trasportare dagli ammiccamenti o dalle smorfie di sfida che un libro sulla mensola della libreria mi lancia.

È un modo insomma di coltivare, di giocare, di prendere vanamente in giro la memoria, per conservare, catalogare e archiviare frammenti di ricordi e suggestioni che un giorno, magari, potranno farmi sorridere e, perché no, commuovere.

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5 gen 2021

Classifica: i più belli e i più deludenti del 2020

Il 2020, l'anno orribile com'è giustamente definito, sarà ricordato da tutti. È stato vissuto come un anno terribilmente segnato dalla paura: del contagio, della malattia, della morte, della solitudine, della distanza. Dodici mesi epocali, che sono già nei libri di storia, il cui peso si rifletterà ancora per gli anni a venire, che condizionerà le nostre coscienze e le nostre conoscenze. Eppure, per cercare di trovare una qualche forma di serenità, di attenzione verso se stessi, proprio quest’anno per me è stato possibile ritrovare un po' di quel tempo che la frenesia della normalità solitamente ci preclude. E così il mio 2020 sarà ricordato anche, tra le luttuose ombre e una forma di stoica rassegnazione esistenziale, per la Neowise, per un viaggio tra le sempre impressionanti Dolomiti, per il centenario della nascita di Bufalino, per un ritorno più costante ai libri e quindi verso la ricerca di sé.

Qui di seguito, tra i 41 libri letti (di due devo ancora scrivere un commento), i più belli del 2020:

1. In culo al mondo 

2. Il libro dell'inquietudine 

3. Una donna 

4. Il mondo di Sofia

5. Il piacere della lettura; Come Proust può cambiarvi la vita; Il vento attraversa le nostre anime

 Ancora una volta Antunes, con la sua sensibilità e la sua letterarietà, mi ha sorpreso. Una ricchezza di profonda intimità che ho trovato pure nel libro-confessione del capolavoro di Pessoa. Affascinante e al contempo cruda la vicenda autobiografica di Sibilla Aleramo nel suo libro dal forte sapore femminista. Una piacevolissima scoperta, poi, la divertente e filosofica storia di Sofia raccontata da Gaarder. Infine, per evidenziare quanto Proust mi sia sempre presente e vivo, non posso non citare insieme in classifica alcuni dei testi che lo riguardano e il suo saggio sul piacere della lettura e, quindi, della solitudine.

Cioran, Onfray, Bufalino, come sempre ormai, sono autori che mi hanno accompagnato direttamente o indirettamente per tutto l'anno; ed è sempre bene ricordarli perché indispensabili per me.

I libri più noiosi sono stati quelli relativi al debate nelle scuole, ma sono state letture più per il dovere che per il piacere della lettura in sé.

8 apr 2020

In culo al mondo - António Lobo Antunes (Romanzo - 1979)

"Mi aspettavi, Sofia, e non c'è mai stata una parola fra noi, perché tu capivi la mia angoscia di uomo, la mia angoscia carica di odio di uomo solo, l'indignazione che la mia codardia provocava dentro di me, la mia sottomessa accettazione della violenza e della guerra impostami dai signori di Lisbona, capivi le mie disperate carezze e la tenerezza impaurita che ti offrivo, e le tue braccia scendevano lentamente lungo la mia schiena senza fastidio né sarcasmo, salivano e scendevano lentamente lungo il sudore ghiacciato dei miei fianchi, stringevano piano la mia testa contro la tua spalla dolce, e io ero sicuro, Sofia, che tu sorridevi nel buio con il silenzioso e misterioso sorriso delle donne quando gli uomini diventano all'improvviso bambini e si consegnano loro come figli fragili e inermi, stanchi lottare contro ciò che di se stessi li indigna"


Dal sapore fortemente autobiografico, piccolo gioiello della letteratura portoghese e non solo, il romanzo è scritto in prima persona. Il protagonista, nel bar di uno zoo, racconta a una donna che palesemente vuole conquistare, in un lungo monologo, la storia di quando era un giovane medico militare, mandato in Angola durante la guerra coloniale nel 1971. Il racconto è serrato, i dettagli sulla guerra e anche sul suo stato d'animo si susseguono in un ritmo forsennato, ma senza climax emotivi. Il tono è sempre lo stesso, magnifico, ma senza slanci verso l'alto o verso il basso. Quasi a dimostrare che ogni cosa è priva di senso, è indifferente. È come se vivesse in un limbo, in un luogo in cui non esiste la speranza.
Si legge del viaggio da Lisbona verso Luanda, e poi verso l'interno dell'Angola, sempre più a est, sempre più in culo al mondo. Tra un racconto e un altro, tra una riflessione e un'altra, il narratore-protagonista beve litri di alcol (un modo per evadere, ma anche per ritornare alla memoria e per sciogliersi nella confessione), fornendo alla ragazza descrizioni quasi fisiologiche della sua assunzione. Ogni cosa allora si confonde: la guerra è insensata e feroce, così come la vita, la quotidianità. Persino la notizia della nascita della figlia è motivo di dolore. Una figlia nata lontana, da un amore spento, senza profondità. La storia prosegue con una licenza che permetterà al protagonista di rientrare a Lisbona. Qui vive sempre con maggiore forza un senso di straniamento; la città, in un capitolo straordinario stracolmo di emozioni e di malinconia, gli appare in tutta la sua deludente decadenza. E anche il pensiero di ritornare in Angola lo tormenta. Mentre continua a chiacchierare con la donna, mentre cerca di conquistarla, si susseguono i ricordi africani, di guerra, di uomini agonizzanti, di superiori che propagandano ideali vacui e violenti. A questo punto, il narratore-protagonista porta con sé l'amica silenziosa a casa sua. Durante il tragitto e a casa si intrecciano nuove riflessioni sofferenti sulla vita; persino il sesso con l'amica diventa sinonimo di rassegnazione e di inconsistenza. Durante l'amplesso il protagonista è travolto ancora dai ricordi di guerra, dal soldato suicida che si è sparato un colpo in gola, dai bambini affamati. Quando Lisbona si risveglia all'alba, l'incontro occasionale finisce tra delusioni e ancora rinnovate riflessioni sul non senso della vita e della solitudine. 
Con uno stile superbo, articolato, immaginifico, poetico, moderno, non è un romanzo per tutti i palati. I racconti si svolgono in modo non lineare, la tecnica del flusso di coscienza porta il lettore a viaggiare, in Africa, in guerra, a Lisbona, nell'inquietudine del protagonista. Un'inquietudine che in fondo è la stessa di ciascun uomo. 

16 gen 2017

Classifica: i più belli e il più deludente del 2016

Dopo le morti si susseguono, in forme diverse, le rinascite; si sa, è legge di natura. E il 2016 potrebbe essere considerato l'anno della svolta, il tentativo di una nuova rinascita. Restano però i pochissimi libri letti (solo sedici, mai così pochi), il poco tempo avuto per l'ozio, gli importanti impegni lavorativi, ma restano pure i viaggi desiderati e i luoghi di incanto attraverso cui ho avuto modo di pensare alla mia ricerca di lentezza e bellezza. È anche l'anno di un monumento barocco che, con le ombre e le luci dei suoi riccioli e volute, mi ha offerto brevi parentesi di illusioni...
Eppure ne brilla una stella; una fiammella che ho scoperto e osservato d'estate, una stella che nel buio della verità (sì, perché la verità non si trova nell'apparenza della luce) è riuscita a rischiarare le mie notti.

Ma vediamo quali libri meritano un posto d'onore nella mia ormai tradizionale classifica annuale.

1. L'ordine naturale delle cose
2. Sodoma e Gomorra
3. Squartamento

Il romanzo di Antunes è stato una rivelazione, un meccanismo a incastro perfetto, dove costruzione ed emozioni si incontrano e raggiungono vette altissime di bellezza. Proust non può non essere tra i primi, la sua eleganza, la sua dolcezza, la sua sensibilità, il suo stile come esempi massimi di scrittura profonda. Cioran infine, con la solita visceralità, l'intima consapevolezza di essere un dannato.
Tra i pochi libri letti non ci sono stati momenti poco interessanti degni di menzione. A parte quel libro su Kafka e Praga, un libro per turisti, anche se carico di ricordi.

28 mar 2016

L'ordine naturale delle cose - António Lobo Antunes (Romanzo - 1992)

"[...] e io, mentre sentivo un sassolino nella vescica e pensavo a Esposende e al mare e alla sabbia e all'erba che avevano bevuto il liquore del mio corpo accostato al tendone del cinema, che avevano bevuto il sangue di quello che si sa di avere solo nell'istante in cui si perde, io che, mentre pensavo a Esposende e ai pini e al vento e all'uomo che si alzava, si scuoteva gli aghi di pino, si accendeva la sigaretta, se ne andava via, decisi che tornando ad Alcântara sarei andata senza dire niente a nessuno, senza che nessuno se ne accorgesse, senza che nessuno lo sospettasse, a prendere il piccone in camera di mio fratello, a prendere il casco e la lampada e le corde, sarei uscita nel giardino sul retro dove il noce scampanacciava, e avrei cominciato a scavare in un'aiuola, fino a trecento metri di profondità, dove i vagoni stridevano sui binari, per volare sottoterra, in mezzo ai negri, vicino alle onde, per riacquistare di nuovo quello che un venerdì, trentasei anni prima, mi avevano rubato".

Straordinario romanzo polifonico in cui, nell'intrigo magistrale di inesorabili esistenze, ogni personaggio, spinto da desideri, sogni, amore e rabbia, definisce l'ordine della natura, delle leggi dell'universo. Leggiamo e viviamo le impressioni di un quarantanovenne che vive con una diciottenne diabetica in un misero appartamento di Lisbona insieme al padre e alla zia della ragazza. Sogna, ricorda, si avvicina alla lussureggiante carne della ragazza, respira la notte e le sue contraddizioni; le parla mentre dorme, si racconta malinconicamente. Abbiamo a che fare anche con un uomo che aiuta uno scrittore a cercare un fantasma, che vive vendendo per corrispondenza corsi di ipnotismo, mentre pensa a quando era un agente dei servizi segreti anticomunista. E nel farlo Lisbona diventa protagonista del suo racconto. Un altro uomo, invece, che ha sempre volato sottoterra, ritornato a Lisbona con la figlia avuta in Mozambico nel tentativo di lasciarsi alle spalle anni di agonizzante apatia. Una donna, la sorella dell’uomo rientrato dall’Africa (e quindi la zia della ragazza diabetica che vive con il cinquantenne), che ci svela la follia del fratello, e la sua preoccupazione per l’imminente morte a causa di un tumore ai reni. Leggiamo il racconto di un ufficiale rivoluzionario arrestato dalla polizia politica di Salazar, che sotto tortura rivive un passato lontano che freneticamente si interseca con le sue confessioni. Un’altra donna, poi, con un tumore al cervello che sopravvive di ricordi che risalgono all'infanzia. E Lisbona ancora, sullo sfondo, come un archè da cui tutto ha origine, sempre la stessa, immutabile, unica e immobile.
Sono racconti di vinti, di sconfitti, come lo siamo tutti del resto (basta solo accorgersene), ma in loro c'è un’inquieta rassegnazione. Sembra tutto ingarbugliarsi: il passato con il presente, le vite dei singoli protagonisti con gli altri, la fantasia con la verità, eppure, lentamente, tristemente, tutto si ricompone. E non è questa la vita in fondo? Una matassa di filo spinato che nel tempo si ingarbuglia e poi adagio si ricompone? Tutto scorre lentamente, inesorabilmente, e non c'è nulla che possa fermare questo dipanarsi lento del tempo e dell'universo. Non c'è soluzione al divenire; si ha l'impressione che tutto sia tragico, come è nella natura delle cose…
Il flusso di ricordi lontani, che si appallottolano ancora e ancora, che si affogano nei dettagli del tempo, ha un sapore nostalgico, andante. E poi, quando questi racconti così lontani tra loro, ad un certo punto, si intersecano, i diversi personaggi si incontrano, si osservano ed esplodono nella loro poesia malinconica, nella loro (e nostra) tristezza di esseri alla mercé delle leggi naturali dell’esistenza. E nella carnalità delle parole, delle splendide descrizioni che lo scrittore portoghese ci lascia, non possiamo far altro che respirare la complessità del nostro essere e della nostra piccolezza.
La lettura, ovviamente, è faticosa; non è per tutti. È come essere di fronte a migliaia di tasselli di un mosaico che messi insieme rappresentano un pianeta sospeso tra miliardi di stelle. Un virtuosismo strutturale dal sapore intellettuale, ma non solo di mero esercizio. Il virtuosismo, la complessità sono la struttura del romanzo, della sua poetica, della vita. Ogni cosa, e non poteva essere diverso, trabocca, però, di sentimenti e di emozioni. Un’oscillazione tra il barocchismo e il romanticismo dunque, che celebra la dolce inquietudine dell’esistenza.
Un romanzo di racconti postmoderno; immenso; superbo.

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