Presentazione


Presentazione

Questo spazio è dedicato agli appunti, alle briciole di recensione irrazionali, che colgo, da lettore appassionato e spesso rapsodico, nei miei viaggi verso la lentezza e la riflessione. Briciole di recensione irrazionali dunque.

Briciole perché sono brevi, a-sistemiche, frammentarie, come un certo spirito moderno pretende. Non sono delle vere recensioni. Queste hanno uno schema e una forma ben precisa, mentre i miei sono più che altro appunti colti sul momento, associazioni d’idee, giudizi dettati dalle impressioni di un istante, da una predisposizione d'animo subitaneo, da un fischio di treno... E perciò li definisco irrazionali. Perché sfuggono da un qualsiasi schema predefinito, perché sono intermittenti, perché nella scelta di un libro, per via di una congenita voracità, spesso non seguo linee e percorsi definiti dalle letture precedenti, ma mi lascio trasportare dagli ammiccamenti o dalle smorfie di sfida che un libro sulla mensola della libreria mi lancia.

È un modo insomma di coltivare, di giocare, di prendere vanamente in giro la memoria, per conservare, catalogare e archiviare frammenti di ricordi e suggestioni che un giorno, magari, potranno farmi sorridere e, perché no, commuovere.

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28 lug 2024

Anima - Michel Onfray (Saggio - 2023)

"Perché questo grido si rivela il punto cieco di tutto il cristianesimo, che fa stranamente silenzio attorno a questa confessione, uscita dalla bocca stessa di Gesù, il quale, nel corso della propria crocifissione, dubita di Dio, quindi di sé stesso... I casuisti rispondono che è proprio lì che mostra la sua umanità; l'ateo che è in me, invece, avrebbe preferito che in quella circostanza avesse mostrato la propria divinità. In quel momento o mai più..."


L'idea dell'anima, come quella della metafisica, nasce, ormai dovrebbe essere chiaro, perché l'uomo non è in grado di sospendere il giudizio di fronte a certi interrogativi. Ancora oggi non siamo capaci di ammettere la nostra ignoranza e perciò, da questo bisogno naturale di risposte facili e veloci a problemi complessi, si formano idee la cui definizione e spiegazione è ancora più ingarbugliata e assurda. Non è un caso che la metafisica non abbia compiuto un solo passo verso la conoscenza e che ancora oggi i metafisici dibattono sulle definizioni dei loro concetti e brancolano nel buio.

Secondo Onfray, l'anima è la cultura che si è sviluppata nel momento in cui abbiamo preso consapevolezza del nostro essere finito. E da questa definizione il saggio del filosofo francese, naturalmente in chiave materialistica e atea, ripercorre la sua storia. Dalla preistoria ai progetti di colonizzazione su Marte di Elon Musk, in un racconto che va dall’idea di anima immateriale a quella digitale. Con il suo affascinante stile, con i suoi curiosi aneddoti, Onfray ci offre il solito libro suadente, ricco, prezioso, ma ormai ripetitivo nel suo pensiero. L'ennesimo volume che ripercorre la storia del pensiero metafisico occidentale nel tentativo di smascherare la sua menzogna, pericolosità e decadenza.

L'invenzione dell'anima immateriale e immortale, nata a seguito della paura della morte, risale agli Egizi che, tramite Pitagora, l'hanno esportata in Grecia e quindi in quella che è il letto su cui ha partorito la cultura occidentale. Già nella cultura Egizia, infatti, si trovano moltissimi degli elementi e degli attributi che ritroveremo nel cristianesimo: vergini che partoriscono, città celesti contro terrestri, uomini creati liberi che scelgono il bene o il male, anime immortali che assurgono in cielo, dei che vivono in corpi umani e che dopo essere stati uccisi risorgono immortali. Pitagora, dunque come anello di congiunzione tra Oriente e Occidente. Platone, invece, come principe indiscusso dell'anima immortale e immateriale. Plotino che nella mortificazione del corpo e della materia cerca la comunione spirituale con l'Uno. Gesù, nato senza l'atto carnale, fatto di Logos, di allegoria, di simboli. Poi è arrivato il fanatico Paolo, il più inelegante degli interpreti di Gesù che detesta la carne e venera l'anima. Seneca che sessualizza il peccato. Agostino che con le sue nevrosi rende il corpo e la libido peccaminosi. Costantino e sua madre Elena che con il ritrovamento della Croce, simbolo di torture e di morte, insistono sulla mortificazione del corpo. Origene che disprezza la vita tanto da evirarsi dopo aver letto i Vangeli. Tutte le sette cristiane che hanno perseguitato la materia e la sessualità.

La seconda parte del volume inizia con Aristotele, il filosofo con il braccio in avanti e il palmo verso il basso nella Scuola di Atene di Raffaello, lontano oceani dal mondo delle idee del suo maestro Platone. Ma come si sa, sono gli interpreti di Aristotele che commettono le loro nefandezze metafisiche, come per esempio fa Tommaso D'Aquino.

Tuttavia è con Montaigne che avviene la rivoluzione, non è più l'anima lo strumento che permette al corpo di essere, ma il contrario: il corpo diventa primario ed è in questo clima che il chirurgo Vesalio pretende di toccare gli organi dell'uomo attraverso la dissezione. Ecco quindi la ragione di Cartesio e dei cartesiani da applicare allo studio della natura del corpo umano inteso come macchina. Gassendi che riabilita Epicuro; Meslier, il primo materialista ateo; La Mettrie, il medico materialista; il marchese de Sade.

La terza parte, invece, si sofferma sul '700 e sulla curiosità, sulla depravazione e sulla degenerazione che si ha per gli animali che devono essere paragonati all'uomo. Poi Rousseau, il platonico con i suoi passi indietro rispetto alle conquiste filosofiche raggiunte; l'abate Grégoire, Condorcert e Robespierre, tutti vicini al pensiero del ginevrino che propongono un'eugenetica dello spirito, un'idea di nuovo uomo (che tanto sarà apprezzato dai regimi totalitari del Novecento). Kant, che riabilita la metafisica dopo averla criticata, che in questo excursus cronologico è definito reazionario. Freud, non uno scienziato ma un metafisico e occultista; Deleuze, oscuro e platonico come tutti gli strutturalisti che mettono da parte il reale sostituendolo con il linguaggio; Foucault, per cui le parole sono le cose e quest'ultime si riducono a realtà semantiche. 

Infine c'è spazio per alcune considerazioni su Elon Musk e sui suoi progetti transumanisti in cui l'uomo è destinato a riconoscersi nella sua identità digitale.


Un libro intenso, polemico e perciò non per tutti; sicuramente più interessante per chi si avvicina per la prima volta a Onfray e al suo pensiero antimetafisico.

27 set 2021

Politica - Aristotele (Saggio - IV sec. a. C.)

"Ma la città è una comunità di simili che si propone come scopo il raggiungimento della miglior vita possibile. Poiché la felicità è la cosa migliore, e consiste nell'attuazione della virtù e nel suo uso perfetto, ma di essa accade che alcuni uomini possano avere una qualche parte, mentre altri poco o nulla, da questo evidentemente derivano varie specie e forme di città e molteplici costituzioni. Gli uomini perseguono la felicità in modi diversi e con mezzi disparati foggiando modi di vita diversi e diverse costituzioni".


Capolavoro della filosofia, il trattato dello Stagira sembra mettere al centro delle sue riflessioni l'uomo. Quest'ultimo, animale per natura politico e razionale che non può essere autosufficiente e che quindi ha bisogno di vivere insieme ad altri uomini, deve trovare una dimensione politica per conseguire il suo obiettivo ultimo: la ricerca della felicità. Suddiviso in otto libri, che trattano delle famiglia e della sua economia, delle costituzioni politiche vigenti e di quelle proposte da filosofi precedenti, delle principali costituzioni (monarchia, aristocrazia, democrazia), delle loro degenerazioni (tirannide, oligarchia, oclocrazia) e della costituzione migliore, il densissimo trattato specula intorno alla condizione che uno Stato deve avere, per cui vivere sia sinonimo di serenità e felicità. Ne risulta, di conseguenza, che la politica è indipendente dalla filosofia, sebbene il politico abbia il compito di assicurare le condizioni per coltivare tutte le attività teoretiche.

Ciò che spicca dalla riflessione aristotelica (impossibile non confrontarla con le quasi coeve tesi platoniche) è l'incredibile capacità analitica e logica, di certo superiore rispetto a quella del maestro. Se stilisticamente Platone rimane insuperabile, Aristotele sviluppa le sue argomentazioni con un'attenzione al dettaglio (anche storico) e all'analisi impressionante, sebbene risulti a tratti persino noioso.

Un bel mattone, da leggere lentamente.

15 lug 2021

La filosofia politica di Aristotele - Günther Bien (Saggio - 1973)

"L'idea della pluralità delle costituzioni degli Stati e della relatività (da ciò risultante) della virtù e dell'educazione (domestica), si afferma anche qui: poiché la virtù di una parte va determinata in riferimento alla virtù del tutto, è necessario educare i figli e le donne sempre in riferimento alla rispettiva costituzione dello Stato, supposto che per la bontà di uno Stato faccia differenza se i figli e le donne sono buoni; infatti le donne costituiscono pur sempre la metà della gente libera, e i fanciulli diventano uomini, che in seguito, come cittadini, devono prender parte alla guida dello Stato".


Questa imponente ricerca è un classico della storiografia aristotelica. Bien, oltre a raccogliere i principali pareri di chi ha differenziato e ritenuto meno geniale il pensiero politico di Aristotele da quello di Platone, offre, giustifica e recupera, invece, una lettura diversa, sostenendo (e non si può che essere d'accordo con lui) quanto il metodo e l'attenzione dello Stagira sul tema politico sia più coerente e moderno dell'Ateniese. La verità è nel mondo concreto, è qui e adesso, non in un mondo immaginario e ideale, e noi, esseri contingenti e incerti, nelle nostre azioni non siamo perfetti né tanto meno consequenziali ed è quindi importante cercare di ottenere il massimo per vivere felici, utilizzando l'unico strumento che abbiamo a disposizione: la ragione. Ecco, individuando specificità uniche di città, Stati, costituzioni, Aristotele ci invita a riflettere razionalmente per giungere a una condizione e a uno Stato in cui vivere sia sinonimo di serenità e felicità. La politica (al pari dell'etica) è, per Aristotele, una scienza pratica e le indicazioni che suggerisce saranno solo di carattere generico.

Il saggio, tuttavia, non si concentra solo sulla filosofia politica, ma parte dalla visione etica del filosofo. Sebbene etica e politica siano due discipline diverse in Aristotele (a differenza di Platone), tale distinzione non è assoluta. L'etica, infatti, ha al suo interno problemi che sfociano inevitabilmente nella politica, così come quest'ultima ha implicazioni etiche. Una lunga parte del saggio, infatti, si concentra proprio sull'Etica Nicomachea, individuando tutti quegli elementi che la collegano alla Politica. C'è, insomma, una linea di collegamento tra i due trattati che si intreccia e poi si spiega solo alla luce di questo strettissimo rapporto. I temi come sommo bene, amicizia, felicità, virtù, giustizia, si intersecano tra le due opere e il saggio di Bien non fa che enfatizzare questo aspetto.

Un saggio accademico imprescindibile, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti; un classico insomma.

25 giu 2021

Thomas Hobbes - Norberto Bobbio (Saggio - 1989)

"Pur non essendo mai stato un politico militante, Hobbes scrisse di politica partendo dal problema reale e cruciale del suo tempo: il problema dell'unità dello stato, minacciata, un lato, dalle discordie religiose e dal contrasto delle due potestà, dall'altro, dal dissenso tra corona e parlamento e dalla disputa intorno alla divisione dei poteri. Il pensiero politico di tutti i tempi è dominato da due grandi antitesi: oppressione-libertà, anarchia-unità. Hobbes appartiene decisamente alla schiera di coloro il cui pensiero politico è stato sollecitato dalla seconda antitesi".


Il volume dedicato al grande filosofo inglese raccoglie i principali studi che Norberto Bobbio ha scritto tra il 1948 e il 1982. Secondo il grande e rimpianto filosofo e politologo italiano, la tesi di fondo del pensiero hobbesiano è l'unità dello Stato. Tra l'essere il vero padre del giusnaturalismo e l'anticipatore del positivismo giuridico, Hobbes ha descritto un modello politico da vero realista, e non da ideologo (come invece è stato Rousseau). Autoritario, il suo sovrano però non è un anticipatore dello Stato totalitario, come hanno sostenuto in molti, ma il simbolo della pace, dell'obbedienza e del ragionamento deduttivo. Contro il modello aristotelico secondo cui l'uomo è un animale che naturalmente ha una dimensione sociale, Hobbes descrive l'uomo come un essere malvagio che in natura vive in una condizione di perenne tensione e di paura di morire. L'unico modo per uscire da questa condizione è quello di affidare, attraverso un patto, tutti i suoi diritti a una figura terza che così sarà in grado di garantire con la sua potenza assoluta la pace. Un sistema politico, quindi, fondato su un artificio razionale in grado di calcolare danni e utilità all'interno di una visione realista, antropologicamente pessimista e anti-conflittualista. 

I saggi di Bobbio, con uno stile lineare e chiaro, tratteggiano in modo attento e anche appassionato il modello giusnaturalistico e, ovviamente, la teoria di Hobbes esposta sia nel De cive sia nel Leviatano. Un volume prezioso per chi vuole approfondire quella monumentale quanto affascinante teoria politica dell'assolutismo descritta da Hobbes nel XVII secolo.

22 giu 2021

Leviatano - Thomas Hobbes (Saggio - 1651)

"E patti senza la spada non sono che parole, essendo assolutamente privi della forza di dar sicurezza agli uomini. Pertanto, nonostante le leggi di natura (che in tanto ciascuno rispetta, in quanto ha la volontà di rispettarle quando possa farlo senza rischio), se non c'è alcun potere che sia stato eretto, o [ce n'è uno] non abbastanza grande per [garantirci] la sicurezza, allora ciascuno farà - e potrà legittimamente fare - assegnamento sulla propria forza e sulla propria capacità per premunirsi contro tutti gli altri".


Monumento della filosofia politica, il capolavoro di Hobbes, ritenuto ingiustamente mefistofelico e addirittura precursore dei totalitarismi del Novecento, è semplicemente rivoluzionario. Rispetto alla tradizione politica aristotelica, infatti, il filosofo inglese inserisce l'argomento politico all'interno delle scienze necessarie, non più del possibile. La sua analisi, razionalissima, debitrice del metodo cartesiano, è luminosa, lineare, consequenziale e non c'è molto spazio (se si accettano premesse e metodo) per la confutazione. Il ragionamento è semplice: gli uomini in quanto individui per natura sono egoisti e malvagi, ma allo stesso tempo sono anche razionali e sanno distinguere le leggi della natura, soprattutto quella che li induce a cercare la pace. Quindi per uscire dallo stato naturale di guerra in cui si trovano devono necessariamente rivolgersi a un sovrano che imponga loro la sua autorità e li renda sudditi. Un sovrano che pertanto sarà assoluto, che avrà su di sé ogni potere e sarà superiore a chiunque.  

Il trattato, sulla materia, la forma e il potere di uno Stato ecclesiastico e civile come recita il sottotitolo, è diviso in quattro parti: il primo dedicato all'uomo e sono esposti i principi filosofici (baconiani) e antropologici (pessimisti) che portano alla sua teoria politica. Il secondo, il più celebre, è relativo allo Stato e ai modi in cui deve essere costituito. Nella terza parte, invece, Hobbes analizza e commenta le Sacre Scritture (anticipando in qualche modo Spinoza) individuando la natura e i diritti dello Stato cristiano, che dipendono dalle rivelazioni sovrannaturali della Volontà di Dio. La quarta e ultima parte, infine, è dedicato al regno delle tenebre descritto come una confederazione di ingannatori (leggi Chiesa di Roma) che, per ottenere il dominio, si sforzano, con dottrine oscure ed erronee che risalgono alla tradizione filosofica greca, di oscurare la vera luce della natura e dell'insegnamento biblico.

Opera significativa, sebbene lontana dalla nostra concezione politica, ha un peso storico che non possiamo trascurare. Descrive un modello che realmente è esistito e ci aiuta a capirne meglio la sua natura e il suo successo nei secoli prerivoluzionari.

12 nov 2020

Il coccodrillo di Aristotele - Michel Onfray (Saggio - 2019)

"Si dice che abbia inventato la soggettività moderna: e cosa ha fatto invece l'amico di La Boétie? Lo si considera il padre del razionalismo moderno; ma come ci si può fidare di un uomo che crede nella ragione e allo stesso tempo in Dio? Di un uomo che dubita di tutto tranne che della religione del proprio re e della propria balia e che per questo motivo risparmia i propri colpi al cattolicesimo? Di un uomo che ritiene che comprendere cosa significa Dio quando ne parliamo è già una prova della sua esistenza (la cosiddetta prova delle idee innate, idee che solo lui può averci messo in testa) e non invece una prova dell'esistenza di gente che ci inculca credenze come quella?"


Trentatré tele, una più bella dell'altra, per altrettanti filosofi che raccontano nei particolari la loro visione del mondo. In un'immagine il pittore riesce a condensare il più possibile una visione filosofica. Ecco allora un oggetto, un dettaglio, un simbolo che aprono scenari interpretativi, che mirano al significato, al senso dell'opera. È l'analogon della fenomenologia, il particolare che riassume tutto il senso dell'opera. Una specie di sineddoche pittorica insomma. Dipingendo un'idea, la pittura si può permettere efficacemente di riassumere tutto un sistema filosofico. Onfray, con la sua cultura e la sua passione, ci accompagna in un viaggio tra capolavori artistici che ci illuminano con colori e figure sul pensiero di straordinari filosofi, da Pitagora fino a Derrida.

Naturalmente in questo libro di estetica e di storia della filosofia emerge tutto lo spirito polemico ed ironico di Onfray verso quei pensatori colpevoli di essersi allontanati dalla verità della materia. Quindi ci troviamo di fronte a scontri epocali come per esempio tra Democrito e Platone, tra Epicuro e Agostino, tra Montaigne e Cartesio, tra Proudhon e Marx.

Un volume di facile lettura, divertente, per la riflessione e anche per il piacere degli occhi.

29 ago 2012

Papini, Vailati e la "Cultura dell'anima" - AA. VV. (2009/10)


"Questo modo di fare cultura attraverso il libro, con il libro e per il libro mi sembra agli antipodi di certe distopie, figlie di innegabili politiche depauperatrici, che sono rappresentate, per esempio, in 'Fahrenheit 451'; laddove i personaggi di Bradbury riducono la cultura in cenere, le edizioni Carabba tentano di togliere la polvere che vi si è depositata sopra: se, come già detto, il primo caso è distopico, nel secondo abbiamo la felice trasformazione di un'utopia in realtà".

Questa notevole raccolta di saggi traccia un percorso e definisce alcuni importantissimi momenti della vicenda dell’editoria italiana. Il volume, infatti, è la storia della nascita della pregiatissima collana 'Cultura dell'anima', la storia della splendida collaborazione tra Papini e Vailati e le idee editoriali del coraggioso e sagace Rocco Carabba, ed è anche il racconto del contesto storico e culturale che si respirava nei primi decenni del '900 in Italia e in Europa. 
Il volume (che potete acquistare qui:  http://editricecarabba.it/?p=552  -) è diviso in due parti. La prima è dedicata sostanzialmente alla figura di Giovanni Papini. Si racconta dello storico dissidio con Prezzolini; dell’amicizia con l'editore Rocco Carabba; la fiducia che gli fu concessa; l’evoluzione - o per alcuni involuzione - intellettuale e filosofica di Papini, oscillante tra pragmatismo, scetticismo e cristianesimo, che lo portò alla conversione religiosa, causa di fratture non solo intime. In questa prima parte si scrive anche di chi in quegli anni era tra le personalità di spicco dell’intellighenzia italiana. Quindi ecco Benedetto Croce, descritto nella sua espressione ambigua: antifascista che ha dato impulso vitale al fascismo, antimarxista che in gioventù era marxista. Ma non si dimenticano, anche se solo citati, un Rensi, un Pirandello…
La seconda parte, invece, abbozza un ritratto dell’altro protagonista della collana: il filosofo e matematico Giovanni Vailati. Si scrive molto del suo interesse per la scienza e la filosofia del linguaggio, per Aristotele, per il pragmatismo. Oltre a ciò sono davvero interessanti i saggi rivolti ai professori abruzzesi di storia della filosofia che tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento hanno animato il dibattito culturale non solo italiano.
Nella sostanza, in questi atti del convegno è messo a nudo lo scontro senza compromessi tra la corrente pragmatista e positivista da una parte, e l’imperante, almeno in Italia (in Europa il dibattito si era esaurito da decenni…) idealismo, l’antimaterialismo, l’antisensismo: i due fronti opposti che si contendevano il primato culturale in un'Italia che cercava di ritrovare un ruolo di primaria importanza nel contesto europeo, ma che non riusciva a produrre idee originali. Ma sono anche saggi divertenti, benché linguaggio e forma siano accademici, dove i legami, gli scontri tra i molti e vitali intellettuali (non mancano gossip e aneddoti curiosi, difficili da trovare nei soliti manuali) fanno di questo volume un libro pregevole.

Insomma, un omaggio all'Abruzzo, ai suoi intellettuali del primo Novecento, a Papini e Vailati, alla preziosissima collana 'Cultura dell'Anima' della Casa editrice Rocco Carabba che di questo fermento intellettuale è stata complice e promotrice; un omaggio e una speranza per il ritorno della casa editrice di nuovo impegnata a ritagliarsi un ruolo elegante in un mondo che oggi di elegante ha ben poco.

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