Presentazione


Presentazione

Questo spazio è dedicato agli appunti, alle briciole di recensione irrazionali, che colgo, da lettore appassionato e spesso rapsodico, nei miei viaggi verso la lentezza e la riflessione. Briciole di recensione irrazionali dunque.

Briciole perché sono brevi, a-sistemiche, frammentarie, come un certo spirito moderno pretende. Non sono delle vere recensioni. Queste hanno uno schema e una forma ben precisa, mentre i miei sono più che altro appunti colti sul momento, associazioni d’idee, giudizi dettati dalle impressioni di un istante, da una predisposizione d'animo subitaneo, da un fischio di treno... E perciò li definisco irrazionali. Perché sfuggono da un qualsiasi schema predefinito, perché sono intermittenti, perché nella scelta di un libro, per via di una congenita voracità, spesso non seguo linee e percorsi definiti dalle letture precedenti, ma mi lascio trasportare dagli ammiccamenti o dalle smorfie di sfida che un libro sulla mensola della libreria mi lancia.

È un modo insomma di coltivare, di giocare, di prendere vanamente in giro la memoria, per conservare, catalogare e archiviare frammenti di ricordi e suggestioni che un giorno, magari, potranno farmi sorridere e, perché no, commuovere.

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9 mag 2020

L'orologiaio cieco - Richard Dawkins (Saggio - 1986)

"Se camminiamo avanti e indietro su una spiaggia ghiaiosa, noteremo che i ciottoli non sono disposti in modo casuale. Quelli più piccoli tendono tipicamente a trovarsi in zone separate che corrono lungo la spiaggia, e quelli più grandi in altre zone o strisce a sé. I ciottoli sono stati scelti, sistemati, selezionati. Una tribù che vivesse in prossimità della spiaggia potrebbe meravigliarsi dinanzi a questa manifestazione di una scelta o disposizione ordinata nel mondo, e potrebbe sviluppare un mito per spiegarla, attribuendola per esempio a un Grande Spirito in cielo, con una mente precisa e uno spiccato senso dell'ordine. Noi potremmo sorridere con aria di superiorità dinanzi a una nozione così superstiziosa, e spiegare che la disposizione ordinata dei ciottoli è stata opera in realtà delle forze cieche della fisica, in questo caso dell'azione delle onde. Le onde non hanno alcun fine e nessuna intenzione, né una mente ordinata, e neppure una mente in generale".


Il biologo ed esponente di prestigio del neodarwinismo Dawkins, in questo corposo volume, integra la teoria dell'evoluzione per selezione naturale di Darwin con la teoria dell'ereditarietà di Mendel, con la matematica probabilistica e statistica della genetica della popolazione, con i dati della paleontologia, affronta il tema della complessità degli esseri viventi e spiega come l'improbabile perfezione della vita sia spiegabile con la conoscenza dei sistemi selettivi darwiniani.
Riprendendo l'argomento teleologico dell'orologiaio, tanto amato e sostenuto dai creazionisti, lo scienziato sostiene che questo orologiaio deve essere cieco; non pianifica, non ha alcun disegno intelligente da attuare. L'unico orologiaio, cieco, che non pianifica fini, è la selezione naturale. Gli occhi, il sonar dei pipistrelli sono esempi che possono far pensare a un disegno divino, a un progetto, ma in realtà sono solo il frutto dell'evoluzione e della selezione naturale. L'autore ribadisce più volte che è la mutazione a essere casuale, non la selezione naturale. Il processo cumulativo dei piccoli mutamenti è diretto da uno sviluppo come quello della sopravvivenza che non è casuale, ma automatico.
Utilizzando la matematica e il calcolo probabilistico, nonostante il nostro cervello non sia tarato per simili numeri, si arriva a capire che teorie come quella del brodo organico primordiale siano plausibili. I geni si selezionano in virtù della loro relazione con l'ambiente esterno e la selezione naturale può così essere spiegata come una forza costruttiva. Il Darwinismo non è una teoria del caso, checché ne dicano gli antidarwiniani. Ed è in questa prospettiva che si confutano le tesi dei creazionisti, dei saltazionisti, dei cladisti trasformati, dei lamarckiani.
L'incredulità di alcuni di fronte all'elegante teoria di Darwin è frutto dell'ignoranza e del bisogno di avere risposte veloci. Purtroppo il mutamento evolutivo è molto più lento del percepito del nostro cervello. Questo è uno dei motivi per cui si dubita ancora oggi della teoria di Darwin. Un altro motivo di incredulità risiede nel fatto che siamo abituati a credere che l'eleganza (di un occhio, di un sonar di pipistrello, ecc...) sia il frutto di un progetto, di un'intenzionalità, ma questo non è vero. Darwin, quindi, l'evoluzionista afinalista, contro Paley, il teologo creazionista che meglio ha descritto la prova teleologica.  

Dalla grande passionalità dell'autore che spiega argomenti davvero complessi con semplicità, viene fuori come la biologia sia una scienza molto articolata e difficile, ma allo stesso tempo affascinante e illuminante. Oltre all'evidenza dei fatti e delle scoperte scientifiche che sempre più portano prove alle teoria dell'evoluzione di Darwin, secondo me, è anche il rasoio di Ockham che ci suggerisce che non può esserci un confronto serio tra evoluzionisti e creazionisti. Dunque, alla domanda creazione o evoluzione? (come il sottotitolo del saggio), non c'è nessun dubbio su quale sia la risposta!

8 apr 2018

Autobiografia - Charles Darwin (Saggio - 1887)

"Non si può più sostenere, per esempio, che la cerniera di una conchiglia bivalve debba essere stata ideata da un essere intelligente, come la cerniera della porta dall'uomo. Un piano che regoli la variabilità degli esseri viventi e l'azione della selezione naturale, non è più evidente di un disegno che predisponga la direzione del vento. Tutto ciò che esiste in natura è il risultato di leggi determinate".

Charles Darwin, genio indiscusso dell'umanità, uomo appassionato che cerca disperatamente la verità a tutti i costi, è allo stesso tempo un uomo modesto e schivo. L'autobiografia, infatti, che va dal 1809 al 1882, racconta i primi anni felici in compagnia del padre, gli studi, le passioni per gli insetti, la caccia, la pesca, le amicizie in Scozia e a Cambridge. Non può mancare il ricordo seppur veloce del viaggio sulla Beagle. È un uomo che ama la compagnia dei suoi familiari, magari nella serenità della campagna per fuggire dal mondo degli accademici. La vita di società è povera di frequenze costanti e di vero interesse. È il motivo per cui, dopo qualche breve giudizio su alcuni suoi amici (alcun del calibro di Lyell, Spencer o Huxley), la riflessione e i ricordi, inevitabilmente, cadono sulla sua unica vera passione per la ricerca scientifica. 
E allora leggiamo della sua immensa scoperta, di come cioè le specie si evolvono gradualmente, di come le loro modifiche siano misurabili e diventino determinanti nella lotta per la sopravvivenza. Nessun grande disegno divino dunque, nessun finalismo... Frutto di una meditazione molto lunga, in un ambiente borghese vittoriano, conservatore e poco laico, la forza della sua analisi risiede nel rigore del pensiero e dello sforzo metodico, ma anche nella passione viscerale verso la conoscenza dei fatti e della realtà concreta. Una passione e una verità che nell'evoluzione del suo rivoluzionario pensiero, inevitabilmente, hanno lacerato profondamente le sue posizioni teologiche. Sono preziosi a questo riguardo gli appunti di Darwin sulla religione, sul lento ma inesorabile allontanamento dal suo credo religioso, i suoi dubbi, le osservazioni sull'insensatezza della teoria del grande disegno, sulla irrazionalità della religione, il suo essere agnostico. Pagine, non ci meraviglia, che furono omesse al momento della prima pubblicazione...

Un'opera privata, destinata ai figli e al ricordo di un uomo che sentiva il bisogno di scrivere per definire meglio se stesso e il futuro della sua scoperta, ma allo stesso tempo un'opera che ci insegna a essere liberi contro ogni dogmatismo e contro ogni forma di superstizione.

15 lug 2016

Cosmo - Michel Onfray (Saggio - 2015)

"Mentre i pagani guardavano al cielo per vivere bene, per vivere meglio, per vivere in armonia con il cosmo, i cristiani lo hanno scrutato per desiderarlo e per aspirare a perdervi la propria carne fino a trasformarsi nella pura virtualità di un corpo glorioso, di un anticorpo, di un corpo senza carne, senza desideri, senza passioni, senza vitalità e senza pulsioni. Il cielo dei contadini era disseminato di segni concreti che potevano essere decifrati: bagliori, aloni, lucentezze, luminosità, nembi, scintillii, iridescenze, quarti di luna, movimenti di costellazioni, nuvolosità. Il cielo dei cristiani si è, invece, colmato di finzioni destinate a trasformare le vite dei credenti in altrettante finzioni".

Il primo volume della trilogia ancora non completa, dal titolo 'Breve enciclopedia del mondo', è un libro scritto per il padre dell'autore, scomparso da poco tempo, per ricordare l'eredità morale che gli ha consegnato. La riflessione del filosofo francese, sentita e vissuta, nasce dunque dal pensiero della morte. Vivere la morte dell'altro e la successiva elaborazione del lutto sono i pretesti per sopravvivere filosoficamente e cercare un ordine all'interno della natura. Tuttavia senza cercare soluzioni fantasiose e sofistiche propinate per millenni dalle religioni e dalle filosofie idealiste. E allora Onfray cerca, nell'esempio della vita del padre (uomo religioso ma non bigotto), di tramandare un'eredità costituita di virtù laiche e di dolcezza. Un'ontologia materialista, appunto, come recita il sottotitolo. Lo scopo è di mostrare come sia possibile un'etica senza religione, una vita filosofica degna e alta, una vita empirista, pragmatica, utilitarista, seguace di ciò che vuole la natura.
Quindi l'analisi si rivolge al tempo della quotidianità, scandita dal lavoro dei campi e da un ritmo pacato e dolce. È il tempo del vino dunque, il tempo da dedicare all'agricoltura (e quindi alla cultura); il tempo e la libertà degli zingari; delle cicale; delle piante; dello scienziato che si rinchiude in una grotta, al buio, per mesi; il controtempo del filosofo e dell'artista che si contrappone al tempo morto da riempire nei ritmi sempre uguali della quotidiana inciviltà.
Dopo, la riflessione si rivolge al concetto di vita come forza unica, che non conosce il bene e il male, che si realizza nella morte. E allora si illustra, scegliendo il Sipo Matador come archetipo, il concetto di volontà di potenza nietzschiano, o la millenaria e sempre uguale vita di un'anguilla lucifuga, o i parassiti che perseverano e trionfano per spiegare la favola del libero arbitrio. Non mancano le note di stizza contro le assurdità del pensiero antroposofico di Rudolf Steiner, o contro la moda europea di rubare e decontestualizzare l'arte africana.
Successivamente, invece, a essere preso in esame è l'evoluzionismo di Darwin e la tesi secondo cui tra gli uomini e gli animali esiste solo una differenza di grado. Qui il discorso si manifesta nello scontro tra specisti e antispecisti, tra la visione verticale giudaico-cristiana e quella che vede l'uomo animale tra gli animali. Una lotta tra una visione, quella giudaico-cristiana, che prosegue con Cartesio e l'occasionalismo di Malebranche, e una visione, quella antispecista, che si concretizza con la rivoluzione di Darwin preceduta dalle osservazioni di Meslier e Montaigne. Non potevano mancare, inoltre, considerazioni sulle teorie e gli estremismi di Peter Singer e sulle definizioni di vegetariano e vegano, sulle tauromachie e sul culto reso alla morte. 
Ecco il momento dedicato all'universo, il luogo della saggezza dove tutto risiede e ritorna. Quindi l'importanza della luce nelle religioni pagane, i richiami di questi culti nel cristianesimo, il dualismo tra la visione immateriale e inconsistente del cosmo e quella materialista e della scienza. 
E infine, Onfray rivolge un invito alla bellezza, al sublime e al confronto pascaliano tra noi e il cosmo attraverso la visione poetica degli haiku giapponesi, o la visione panteistica di Arcimboldo, della Land Art e di Friedrich, o della musica dionisiaca di Orfeo.

Un libro che definirei di autobiografia filosofica, in cui dai racconti della sua vita, nel ricordo del padre, si cerca di cogliere l'esistenza filosofica, l'applicazione di un pensiero pagano, fatto di terra e sentimento. In questa prospettiva, ancora una volta, nelle pagine del filosofo francese, la filosofia dualista, idealista, giudaico-cristiana che ha decretato l'inferiorità degli animali rispetto all'uomo, si scontra con la filosofia monista, materialista e atea che invece vede gli animali del tutto simili all'uomo e, spesso, moralmente, addirittura superiori.
Con uno stile avvincente, non ci si stanca di leggere e di gustare parole e racconti. Conosciamo, però, il pensiero del filosofo e, a parte qualche lampo di originalità, non si trova molto di nuovo.

2 set 2013

Schopenhauer, Thoreau, Stirner - Michel Onfray (Saggio - 2009)

"La religione è una metafisica per il popolo, ma la filosofia non deve proporsi obiettivi di questo tipo: essa deve indirizzarsi al sapere, alla ragione, all'intelligenza, e non alla fede, alla credenza, alla credulità. La filosofia vuole chiarezza, la religione alimenta l'oscurità. Ecco perché Hegel diventa il capro espiatorio di Schopenhauer".

A differenza del precedente volume in cui era il bene della collettività al centro della riflessione di Onfray, nel VI capitolo della Controstoria – dedicata a "Le radicalità esistenziali" - è l'esistenza del singolo il luogo dove ritrovare la bellezza e la felicità. E i filosofi che prende a modello insegnano l’elogio della vita vissuta nella libertà, nella possibilità di scegliere ciò che si è, senza vincoli, senza preconcetti, senza le mode imposte dalla società. Vivere la propria vita come un'opera d'arte, liberi da ogni superstizione, da ogni catena; vivere felici insomma. Ed è anche l’elogio della solitudine, della conoscenza di sé, dell’individuo, della verità.
Thoreau e il suo essere pienamente fanciullo, i suoi torrenti e laghi, il ruolo della memoria, l'avversità contro il mondo degli adulti, la battaglia tra Natura e Cultura, la sua vita sublime; Schopenhauer e il suo rapporto corrosivo con i genitori, il suo pessimismo, la sua misoginia, il suo essere scontroso e solitario, ma anche la proposta bianca dei suoi rimedi; Stirner e il suo egoismo, la sua professione di unicità, i suoi fallimenti, il suo profondo antihegelismo; sono macchine da guerra contro la banalità del gregge, esplosivi per distruggere Hegel e il suo cristianesimo mascherato da filosofia.
E in tutto questo Baudelaire e il dandismo, Feuerbach che uccide Dio, Darwin che fa nascere un uomo nuovo, sono sullo sfondo e ciascuno di loro partecipa alla preparazione del terreno che vedrà l'avvento del pensiero nietzschiano.

Ricchissimo, come sempre, di aneddoti biografici, è un consiglio, un libro di precetti per non restare nella teoria filosofica, ma per viverla in profondità. Un libro, un'opera di ricostruzione storica che, finalmente, lascia respirare!

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