Presentazione


Presentazione

Questo spazio è dedicato agli appunti, alle briciole di recensione irrazionali, che colgo, da lettore appassionato e spesso rapsodico, nei miei viaggi verso la lentezza e la riflessione. Briciole di recensione irrazionali dunque.

Briciole perché sono brevi, a-sistemiche, frammentarie, come un certo spirito moderno pretende. Non sono delle vere recensioni. Queste hanno uno schema e una forma ben precisa, mentre i miei sono più che altro appunti colti sul momento, associazioni d’idee, giudizi dettati dalle impressioni di un istante, da una predisposizione d'animo subitaneo, da un fischio di treno... E perciò li definisco irrazionali. Perché sfuggono da un qualsiasi schema predefinito, perché sono intermittenti, perché nella scelta di un libro, per via di una congenita voracità, spesso non seguo linee e percorsi definiti dalle letture precedenti, ma mi lascio trasportare dagli ammiccamenti o dalle smorfie di sfida che un libro sulla mensola della libreria mi lancia.

È un modo insomma di coltivare, di giocare, di prendere vanamente in giro la memoria, per conservare, catalogare e archiviare frammenti di ricordi e suggestioni che un giorno, magari, potranno farmi sorridere e, perché no, commuovere.

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17 feb 2021

Anche Kant amava Arancia meccanica - Giuseppe Pili (Saggio - 2019)

"Come si comprende bene da questa ricostruzione sommaria per temi, la violenza non cessa con la raffinazione dell'intelletto, la brutalità non diminuisce, ma si trasforma con la sofisticazione della mente. Tanto più il potere si accresce, tanto più le forme di violenza possibili diventano sofisticate, incisive e prive di umanità. L'intellettuale, il signor Dolin, e lo scienziato, il dottor Brodsky, indirizzati da una precisa necessità politica sono le due figure che più di qualsiasi altra cosa mostrano che l'essere umano non migliora di per sé con la conoscenza. Essi, piuttosto, sono come Alex, violenti e brutali, ma molto più sofisticati di lui".


I film di Kubrick, tutti capolavori, affascinano sempre per le loro immagini stupefacenti, per le musiche sconvolgenti, per la potente tecnica estetica, ma anche per i loro prepotenti messaggi filosofici. Messaggi profondissimi, totali, fondamentali; sull'uomo e sulla sua natura, sulla società che costruisce per mezzo della storia, sul rapporto tra noi e l'universo.

In questo interessante saggio, l'autore commenta le visioni filosofiche del geniale cineasta americano che aveva trasfigurato in immagini, suoni, dialoghi. Attraverso un'interpretazione organicistica della filmografia kubrickiana, l'uomo, l'oggetto principe della sua riflessione, è un miscuglio di sopraffazione, istinto, sessualità, ma anche di ragione, calcolo, al fine di trovare un monolite che possa un giorno dargli una speranza, una redenzione. Un uomo dunque antinomico, oscillante  tra istinto e ragione, spinto dalla pulsione sessuale, ma anche capace di costruire navicelle spaziali. Una visione antropologica in cui l'uomo si colloca tra Hobbes e Rousseau insomma.

Dal monolite apparso agli ominidi di 2001 ad Alexander DeLarge, passando per Spartacus, Barry Lyndon, la grande guerra, la guerra del Vietnam, la guerra atomica, la storia umana si sviluppa nella violenza della specie, ma con la consapevolezza che sia possibile dell'altro. Di costruire per esempio, in un percorso quasi hegeliano, famiglie, società civili, Stati, diritto internazionale. Ma sempre con un occhio che scorge contraddizioni. Basta pensare alle famiglie di Lolita, di Alex, di Barry Lyndon, alla famiglia di Shining, oppure alla coppia in Eyes Wide Shut. Uomini e donne che vivono in famiglie tutte a loro modo infelici e che si relazionano con una società malata in cui altre famiglie sono in competizione tra loro. 

Dopo questa interessante riflessione antropologica, sociale e storica, l'autore è convinto che se si dovesse accettare il tipo di filosofo che è stato Kubrick si dovrebbe pensarlo come il Kant del cinema, un illuminista che credeva nella ragione umana, nonostante tutti i suoi limiti.

Un saggio su cui riflettere, su cui tornare per provare a sintetizzare un complesso pensiero filosofico tradotto in estetica cinematografica.

21 mar 2013

La gaia scienza e Idilli di Messina – Friedrich Nietzsche (Pensieri – 1882)


"Dopo che Buddha fu morto, si continuò per secoli ad additare la sua ombra in una caverna - un'immensa orribile ombra. Dio è morto: ma stando alla natura degli uomini, ci saranno forse ancora per millenni caverne nelle quali si additerà la sua ombra. - E noi - noi dobbiamo vincere anche la sua ombra!"

Gli idilli dedicati alla città di Messina, che introducono il libro che annuncia Zarathustra, sono canti alla libertà, canti della vittoria dopo la notte; poca cosa direi…
“La gaia scienza”, invece, è un labirinto del genio, un libro non fanatico, ottimista, libero, gaio appunto. Qui l’inno è alla verità, alla felicità di fronte alla dimenticanza. Nietzsche sa che la verità è infernale, dunque per vivere sereni dobbiamo dimenticarla e solo così potremo guarire dal dolore che affligge l’uomo. Da notare però un passaggio: soltanto dopo aver colto la verità, l’inferno, il dolore, si potrà avere diritto alla convalescenza e si potrà sperare in una nuova vita.
Un libro scettico di fronte alla possibilità di intendere il fine, lo scopo dell’esistenza; contro l’utilitarismo, il socialismo, l’uguaglianza, la certezza illuministica; sull’arte, sull’apparenza, sulla donna, sugli antichi greci, su Dio e la sua celebre morte, sulla ricerca di sé, sull’amor fati, sull'eterno ritorno, sul nichilismo; in sostanza un compendio della filosofia nietzschiana. È un fiume in piena, una morale rivoluzionaria (altro che Kant) che nasce dal profondo, dalla psicologia, che con le sue acque devasta il passato e dai suoi resti lascia intravedere nuove strade, nuovi sentieri da percorrere fino all’infinito e poi scoprire che si ritorna nello stesso punto di partenza.
In un libro non facile, i pensieri nietzschiani hanno solcato un’anima immensa, un abisso. Sembra quasi un’appendice a Montaigne. Nietzsche si è fissato davanti a uno specchio, per ore, per giorni, per anni, per secoli e, squartandosi, ha scovato un’essenza vuota, menzogne su cui l’uomo ha edificato chiese, società, civiltà, la storia tutta. E, senza perdesi d’animo, ha visto oltre il presente, oscillando tra l’inferno del mondo e il paradiso della speranza, e per questo si è reso postumo.
Un libro superbo, che odora di sentimento…

13 feb 2013

L'Anticristo - Friedrich Nietzsche (Saggio - 1888)


"Questa eterna accusa al cristianesimo voglio scriverla su tutti i muri, ovunque esistano muri - posseggo caratteri per far vedere anche i ciechi... Definisco il cristianesimo l'unica grande maledizione, l'unica grande e più intima depravazione, l'unico grande istinto della vendetta, per il quale nessun mezzo è abbastanza velenoso, furtivo, sotterraneo, meschino - lo definisco l'unica immortale macchia d'infamia dell'umanità".

Il titolo e il sottotitolo - "Maledizione del cristianesimo" – ci annunciano una nuova e sempre più radicale invettiva nietzschiana contro quella malattia che da ormai millenni ha putrefatto la nostra cultura: il cristianesimo appunto. Abbiamo tra le mani quindi un libro di guerra, crudele, letale; un libro per "pochissimi". Anche se la figura di Gesù sembra innocua (una figura amica quasi agli occhi del tedesco, il vero "cristiano", un Gesù fanciullesco come il principe Myskin dell'"Idiota" di Dostoevskij, un pazzo che parla senza usare la logica e parla di verità interiore, di cuore, di amore) è ciò che è venuto dopo, s. Paolo in primis - "un mentecatto" -, che è da condannare senza appello; è il cristianesimo, la bugia morale che si è scientificamente costruita sulle fondamenta della paura e dell'ignoranza, da dover mettere in croce. Una religione che tiene di proposito lontani dal sapere e dalla scienza gli uomini, fomentando superstizione e incompetenza. Così come il socialismo e l'anarchismo… Anche Schopenhauer, Kant, Hegel (cristiani contronatura), il Romanticismo, il nazionalismo, l'idealismo, sarebbero prodotti del cristianesimo, frutti marci che la Germania ha divorato voracemente.
Una parte interessante dei pensieri nietzschiani è dedicata al confronto tra il cristianesimo, che insegna solo a lottare contro il peccato, a negare la vita, e il buddismo, religione molto più tollerante e realistica nell'insegnare la lotta contro il dolore.
In chiusura la geniale, per veemenza e spirito - non per tolleranza -, "Legge contro il Cristianesimo", una legge di guerra, una legge che incenerisce e dalle cui ceneri Nietzsche trova la forza per compiere la tanto sognata "trasvalutazione di tutti i valori".
Sono dunque parole violente contro un nemico troppo radicato; parole che apparentemente sembrerebbero illuministe (e in parte lo sono), ma che invece si scagliano anche contro quegli illuministi che con la loro propaganda hanno voluto il cristianesimo. Pagine non facili per profondità e intensità, anche se la tecnica di dividerle in brevi paragrafi aiuta la concentrazione e a restare sulle parole.

Un libro che abbaglia, che spaventa gli occhi e le coscienze. Un libro da bruciare al rogo se si ha una cattiva coscienza. Se avete voglia di leggere un libro esplosivo, un libro che sin dal titolo genera fiamme infernali, è il libro che fa per voi. Attenzione però, è dinamite!

11 set 2012

I filosofi in cucina - Michel Onfray (Saggio - 1989)


"Un sapere ateo è sapienza estetica. La confusione tra una scienza dell'agire e l'arte di vivere invita a questa diet-etica desiderosa d'eudemonismo. Destinata alla putrefazione e all'esplosione in molteplici frammenti, la carne non ha altro destino che quello anteriore della morte. Il cattivo uso del corpo è un errore che ha in sé la propria sanzione: non si recupera il tempo perduto".

Da un gustoso racconto autobiografico, Onfray prende la penna e si lancia nel progetto di una lezione di edonismo. Il bene è il piacere; e il piacere dovrebbe essere la molla che ci spinge a vivere l’unica vita che ci è concessa. Non c’è nulla dopo la morte. È il corpo che pensa, sono i sensi che stimolano la riflessione, che conoscono. Perché quindi mortificare il corpo e privarci del piacere in vita? Da questo presupposto, ateo, materialista, il filosofo si muove e l’elogio del fisico, dei sensi, unici dispensatori di verità e fondamenti della ragione e della logica, si fa propizio, assoluto.
Qui in particolare Onfray prende in esame il piacere della gola e propone una dietetica che si fa estetica, etica, scienza della soggettività. Il pensare e filosofare in cucina, con le sensazioni, con la materia, mettere in rapporto la testa pensante e la pancia istintiva. Anche perché soddisfatta la pancia è più semplice filosofeggiare! 
Convinto del celebre motto feuerbachiano 'l'uomo è ciò che mangia', con uno spassosissimo gioco comparativo, Onfray racconta curiosissimi aneddoti sulle abitudini culinarie di alcuni fra i più grandi filosofi per carpirne il temperamento del loro pensiero. E così leggiamo di un cinico ed estetico Diogene contrario all'artificio dei costumi e delle tradizioni, e che nel cannibalismo scorge coerenza per un ritorno alla semplicità dello stato di natura. Di un oscurantista e reazionario Rousseau che si nutriva di latte e di verdure solo per non morire. Di un critico Kant che nei sensi scova imprecisioni e particolarismi e non si cura di essi, anche se trova nel vino e nella buona cucina il modo per smentirsi. Di un utopista Fourier che desidera dominare ogni piega della natura per creare la società armonica e perfetta, dove il desiderio del buon cibo sarà il fulcro che renderà equilibrata la società. O di un morigerato e inattuale Nietzsche, ghiotto di salumi, che crede che la dieta determini l'etica e che la misura sia un dovere verso il corpo. Oppure di un rivoluzionario ed esaltato Marinetti che vede nella dieta estetica, a base di riso nazionale e fantasia, il futuro. O infine di un platonico Sartre, schifato dai crostacei, dall'igiene, dal corpo, che non ha alcuna cura di sé e dell'alimentazione.

È un libro che ovviamente patteggia per i filosofi burrosi, amanti della cucina opulenta e saporita, che si scaglia contro i filosofi asciutti, ascetici, senza predilezioni per i piaceri della gola. Un libro succulento, fragrante, farcito di piacere.

20 dic 2011

Gli ultimi giorni di Immanuel Kant - Thomas de Quincey (Biografia - 1854)


"Parlava di se stesso come di un ginnasta che avesse continuato per quasi ottant'anni a conservare l'equilibrio sulla corda tesa della vita, senza mai oscillare né a destra né a sinistra. E certamente, a dispetto delle varie malattie a cui la sua costituzione lo aveva esposto, egli manteneva ancora trionfalmente la sua posizione nella vita".

Trovo la filosofia kantiana altissima, ma allo stesso tempo povera di coraggio. Un filosofo dalle immense possibilità, figlio di giganti che prima di lui avevano forse scorto realtà troppo grandi, che tuttavia di fronte all’ultima verità ha cercato di nascondersi, rinunciandovi e trovando soluzioni al nulla e all'impossibilità che lasciano il tempo che trovano. Eppure è un mostro filosofico straordinario, dall'immenso fascino, e con esso bisogna confrontarsi. 
De Quincey, grande ammiratore della figura del filosofo di Königsberg, in questo scritto si occupa degli ultimi giorni di vita dell'autore de 'La Critica della Ragion Pura'. Nondimeno, sin dalle primissime battute, appare evidente come sia lo stesso scrittore inglese a mettersi in gioco, a dire la sua. Lo fa con un po' di arroganza (sono indicative a tal proposito le sue chiose), mostrando però un alto intuito e buona preparazione. De Quincey non è un testimone diretto. Trova le fonti per il suo libro dagli amici del filosofo (Wasianski su tutti). Testimonianze preziosissime queste, che però possono essere corrette da supposizioni e brillanti folgorazioni che lo stesso inglese riporta in lunghe e dotte note. 
Naturalmente il racconto è avvincente, i ricchi aneddoti riportati, soprattutto per le abitudini maniacali, sono divertenti e curiosi. Ma come potrebbe far pensare il titolo, il libro non si occupa solo degli ultimi giorni del filosofo. Dopo un breve excursus sulle sue abitudini, infatti, l'argomento principale diventa la vecchiaia, la lenta decadenza fisica e intellettuale che, poi, porterà alla morte uno dei più importanti autori della storia filosofica.

16 mag 2010

I sogni di un visionario spiegati coi sogni della metafisica - Immanuel Kant (Saggio - 1776)

"Perciò io non disapprovo il lettore se, invece di considerare i visionari come semi cittadini dell'altro mondo, li ritiene senz'altro e per davvero candidati al manicomio e si dispensa così da ogni ulteriore ricerca"

Nelle risposte alle opere e alle storie dello svedese Emanuel Swedenborg - capace, a suo dire, di comunicare con le anime dei morti - il filosofo di Konigsberg anticipa sommariamente, ma già piuttosto categoricamente, molte delle intuizioni delle future e "rivoluzionarie" "Critiche".
Testo antimetafisico, con quel pizzico d'ironia tipico dell'Illuminismo francese, cerca di mostrare, direi a ragione, quanto incapace sia la natura dell'uomo di conoscere lo spirito e tutto quel mondo indefinito e vagheggiato che lo circonda. Kant inizia così a porre i primi paletti ai limiti della ragione umana che poi saranno saldati definitivamente nella futura "Dialettica". Però, come in verità nelle opere maggiori, sembra che il filosofo, nello scoccare i colpi di fioretto nel duello contro l'oscurantismo, non abbia un polso fermo e deciso. E' quasi impaurito di ferire a morte; di scrivere che persino il Dio delle religioni è puro spirito... Non è un caso che in questo volumetto, dopo un accenno frettoloso, il problema non sia nemmeno abbozzato...
Il pamphlet è facile da leggere, ha una struttura e una forma non accademiche, scorrevole e scevro da tediosi scolasticismi. A tratti diverte, a tratti annoia, ma è breve e non è eccessivamente greve. Sebbene non sia mai citato, è innegabile la forte presenza di David Hume, il filosofo scozzese che svegliò Kant "dal sonno dogmatico".
In questa edizione (BUR, 2001), l'ampio e ben articolato saggio introduttivo di Guido Morpurgo - Tagliabue, se si conosce almeno manualisticamente il pensiero kantiano, è da leggere anche per le piccole curiosità sulla vita del pensatore tedesco che compì la rivoluzione copernicana in filosofia.

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