Presentazione


Presentazione

Questo spazio è dedicato agli appunti, alle briciole di recensione irrazionali, che colgo, da lettore appassionato e spesso rapsodico, nei miei viaggi verso la lentezza e la riflessione. Briciole di recensione irrazionali dunque.

Briciole perché sono brevi, a-sistemiche, frammentarie, come un certo spirito moderno pretende. Non sono delle vere recensioni. Queste hanno uno schema e una forma ben precisa, mentre i miei sono più che altro appunti colti sul momento, associazioni d’idee, giudizi dettati dalle impressioni di un istante, da una predisposizione d'animo subitaneo, da un fischio di treno... E perciò li definisco irrazionali. Perché sfuggono da un qualsiasi schema predefinito, perché sono intermittenti, perché nella scelta di un libro, per via di una congenita voracità, spesso non seguo linee e percorsi definiti dalle letture precedenti, ma mi lascio trasportare dagli ammiccamenti o dalle smorfie di sfida che un libro sulla mensola della libreria mi lancia.

È un modo insomma di coltivare, di giocare, di prendere vanamente in giro la memoria, per conservare, catalogare e archiviare frammenti di ricordi e suggestioni che un giorno, magari, potranno farmi sorridere e, perché no, commuovere.

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18 gen 2015

Classifica: i più belli e il più deludente del 2014

Dei libri letti lo scorso anno – dodici mesi poverissimi di ozio e di ventitré libri, di rarissimi momenti d'emozione, ma ricchissimi di speranze sempre deluse - la scoperta più importante l'ho trovata in Bonaviri. Tra alti e bassi, le sue pagine mi hanno affascinato, ma non sempre convinto totalmente. Il vicolo blu, invece, una rivelazione. Poesia, immaginazione, realismo, stile: uno dei tanti esempi di grande scrittura siciliana. E poi, il libro riletto, il più bello dell’anno: Uno, nessuno e centomila. Era prevedibile…
Da ricordare, tra gli altri e per diversi motivi, il libro del mio carissimo amico Barucco, quello di Singer, di Aristofane, quelli di Paolini.
Comunque, ecco il podio: 


1. Uno, nessuno e centomila
2. Il vicolo blu
3. Il funesto demiurgo

Tra libri irritanti e fastidiosi (e quest’anno ne ho letti diversi), il Diario di un parroco di campagna di Bernanos. Non un cattivo romanzo, ma vecchio, lamentoso e a tratti maleodorante di falsità.

31 ago 2014

La giara - Luigi Pirandello (Racconti - 1928)

"Temi che Dio, perché io bestemmio, come dici tu, ti mandi un fulmine? C'è il parafulmine, sciocca. Vedi dond'è nato il vostro Dio? Da codesta paura. Ma sul serio potete credere, pretendere che un'idea o un sentimento nati in questo niente pieno di paura che si chiama uomo debba essere il Dio, debba essere quello che ha formato l'Universo infinito?"

Protagoniste assolute di queste quindici novelle sono le situazioni paradossali, le fissazioni maniacali dei personaggi, le strepitose soluzioni umoristiche. Leggiamo, tra gli altri, di un uomo incastrato dentro una giara che deve riparare; di un altro che, risposatosi, scopre che la prima moglie, sorella dell'altra, non è morta; di un anziano catturato per i suoi soldi, ma al quale i rapitori si affezionano; delle minacce di un anziano che cerca di sistemare la giovane moglie con un altro giovane; di un giovane che si sposa per tenere lontano il pericolo di prendere moglie; di un onorevole che prima di morire immagina il suo pomposo funerale, ma che puntualmente non si verificherà perché saranno scambiati i feretri; di un vedovo e una vedova che si sposano, ma non sanno se seppellirsi con i primi sposi.
Resiste ancora il Verga della "roba", tema onnipresente, di certo però condito sapientemente dall'arguzia dell'umorismo tipicamente pirandelliano. Umorismo generato da situazioni stravaganti per cui non possiamo non aspettarci che finali paradossali. I personaggi di questa raccolta sono quasi tutti testardi, ostinati, incuranti delle ragioni altrui, spesso sofisti, quasi sempre egoisti. È per questo essere egocentrici, fissati su posizioni che non lasciano spazio al relativo, che i vari personaggi non riescono a trovare un'identità sicura, assoluta. La loro ricerca di un'identità definibile rimane inesaudibile; essere se stessi equivale a essere doppi, tripli, indefiniti appunto.
Da notare anche quanto la dimensione del palcoscenico sia ben evidente. Quasi tutte le storie hanno un loro pubblico, il privato, infatti, è alla mercé dei compaesani, tutti sanno tutto e l’apparenza che deve restare sempre convenzionale è smentita dalle vicissitudini interiori e formali che la vita ci impone.
È un’analisi del relativismo che Pirandello svolge, amara però. I molteplici punti di vista si fissano, non si ammorbidiscono con le posizioni degli altri e non lasciano spazio alla tolleranza e all’accettazione della verità… 

Su tutti: la giara, la cattura, la morta e la viva, pallottoline!.

19 ago 2014

Uno, nessuno e centomila - Luigi Pirandello (Romanzo - 1926)

"Lei non può conoscersi che atteggiata: statua: non viva. Quando uno vive, vive e non si vede. Conoscersi è morire. Lei sta tanto a mirarsi in codesto specchio, in tutti gli specchi, perché non vive; non sa, non può o non vuol vivere. Vuole troppo conoscersi, e non vive".

Di certe opere si sa tutto, si legge di tutto e si potrebbe anche non aggiungere altro; sono immortali. L'ultimo romanzo di Pirandello, questo gigante del Novecento, è una di queste, assoluta, immortale appunto.
Della trama sono a conoscenza tutti. Vitangelo Moscarda, una mattina, sente dalla moglie che il suo naso pende verso destra. Da questa scoperta, all'apparenza innocua, si scatenano valanghe di riflessioni sulla condizione dell'esistenza. Inizia a scavare dentro di sé, a cercare negli altri gli innumerevoli altri sé, ad annientarli, ad autoannientarsi. Fino a quando, dopo i tormenti con la moglie e i colleghi e un tentativo di omicidio da parte di Anna Rosa, Moscarda diventa ogni cosa, diventa l’universo, si fonda in un tutt'uno con la natura.
Vitangelo è un naufrago in balìa delle onde marine che lo inghiottono tra centomila scoperte e nessuna certezza, nella follia come spiaggia su cui approdare per avere un attimo di consolazione e per avere coscienza di quanto possiede l'universo, il tutto e il nulla. Capisce che l'io esteriore con addosso una maschera, nasconde il vero volto, segreto, in continuo fluire; passa dal corpo allo spirito, dalla scoperta del relativo alla ricerca di un'introvabile identità certa, assoluta, ferma; vive nell'umorismo con i suoi contrari tragicomici (e quante risate). La storia del protagonista è il racconto della transizione dalla malattia, dalle false certezze, al distacco totale, all'immersione nel flusso della vita. È il racconto di una liberazione, di una vittoria dunque, ma dal sapore aspro, anzi amarissimo. All'apparenza può apparire un trionfo, l'essere riuscito a vincere contro le maschere, contro i centomila Moscarda, ma è di una sconfitta che leggiamo.

Capolavoro indiscusso - con i continui dialoghi con il lettore (questa complicità ricercata, quasi che il lettore sapesse già l'esito delle speculazioni del protagonista) -, a tratti esilarante sebbene dal retrogusto acre, in ogni pagina, in ogni frase risiede la carica di un senso fuori dal comune, universale, straordinaria. 
E letta l'ultima pagina non si può che fare un lungo sospiro e dire a fior di labbra "sublime".

21 dic 2013

Il vecchio Dio - Luigi Pirandello (Racconti - 1926)

"E sorse alla fine, flammeo e come vagellante nel suo ardore trionfante, il disco del sole. Per terra, sporco, infagottato, Gosto Bombichi, col capo appoggiato al masso, dormiva profondissimamente, facendo, con tutto il petto, strepitoso mantice al sonno".

Il rapporto tra scienza e fede, in cui la prima, scoprendo sempre di più la verità, scosta la seconda verso i baratri bui della superstizione e dell'ignoranza; il limite indefinibile tra la normalità e la follia; lo scandalo dell'infelicità umana; le ferite che il tempo e la lontananza provocano; il grigiore della quotidianità. In questa raccolta sono, nella sostanza, i temi principali trattati dal gigantesco Pirandello.
La vita di tutti i giorni è scrutata da occhi penetranti che scovano la superficie dello scorrere del tempo. I destini beffardi appaiono emblemi del disorientamento dell'uomo, oscillante tra un’accomodante e velleitaria serenità e le maschere dietro cui si cela la lotta tra l'individuo, se stesso e gli altri.
Da consigliare a chi crede che la vita sia un incedere stanco e claudicante verso il nulla.

29 ago 2012

Papini, Vailati e la "Cultura dell'anima" - AA. VV. (2009/10)


"Questo modo di fare cultura attraverso il libro, con il libro e per il libro mi sembra agli antipodi di certe distopie, figlie di innegabili politiche depauperatrici, che sono rappresentate, per esempio, in 'Fahrenheit 451'; laddove i personaggi di Bradbury riducono la cultura in cenere, le edizioni Carabba tentano di togliere la polvere che vi si è depositata sopra: se, come già detto, il primo caso è distopico, nel secondo abbiamo la felice trasformazione di un'utopia in realtà".

Questa notevole raccolta di saggi traccia un percorso e definisce alcuni importantissimi momenti della vicenda dell’editoria italiana. Il volume, infatti, è la storia della nascita della pregiatissima collana 'Cultura dell'anima', la storia della splendida collaborazione tra Papini e Vailati e le idee editoriali del coraggioso e sagace Rocco Carabba, ed è anche il racconto del contesto storico e culturale che si respirava nei primi decenni del '900 in Italia e in Europa. 
Il volume (che potete acquistare qui:  http://editricecarabba.it/?p=552  -) è diviso in due parti. La prima è dedicata sostanzialmente alla figura di Giovanni Papini. Si racconta dello storico dissidio con Prezzolini; dell’amicizia con l'editore Rocco Carabba; la fiducia che gli fu concessa; l’evoluzione - o per alcuni involuzione - intellettuale e filosofica di Papini, oscillante tra pragmatismo, scetticismo e cristianesimo, che lo portò alla conversione religiosa, causa di fratture non solo intime. In questa prima parte si scrive anche di chi in quegli anni era tra le personalità di spicco dell’intellighenzia italiana. Quindi ecco Benedetto Croce, descritto nella sua espressione ambigua: antifascista che ha dato impulso vitale al fascismo, antimarxista che in gioventù era marxista. Ma non si dimenticano, anche se solo citati, un Rensi, un Pirandello…
La seconda parte, invece, abbozza un ritratto dell’altro protagonista della collana: il filosofo e matematico Giovanni Vailati. Si scrive molto del suo interesse per la scienza e la filosofia del linguaggio, per Aristotele, per il pragmatismo. Oltre a ciò sono davvero interessanti i saggi rivolti ai professori abruzzesi di storia della filosofia che tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento hanno animato il dibattito culturale non solo italiano.
Nella sostanza, in questi atti del convegno è messo a nudo lo scontro senza compromessi tra la corrente pragmatista e positivista da una parte, e l’imperante, almeno in Italia (in Europa il dibattito si era esaurito da decenni…) idealismo, l’antimaterialismo, l’antisensismo: i due fronti opposti che si contendevano il primato culturale in un'Italia che cercava di ritrovare un ruolo di primaria importanza nel contesto europeo, ma che non riusciva a produrre idee originali. Ma sono anche saggi divertenti, benché linguaggio e forma siano accademici, dove i legami, gli scontri tra i molti e vitali intellettuali (non mancano gossip e aneddoti curiosi, difficili da trovare nei soliti manuali) fanno di questo volume un libro pregevole.

Insomma, un omaggio all'Abruzzo, ai suoi intellettuali del primo Novecento, a Papini e Vailati, alla preziosissima collana 'Cultura dell'Anima' della Casa editrice Rocco Carabba che di questo fermento intellettuale è stata complice e promotrice; un omaggio e una speranza per il ritorno della casa editrice di nuovo impegnata a ritagliarsi un ruolo elegante in un mondo che oggi di elegante ha ben poco.

30 gen 2012

Donna Mimma - Luigi Pirandello (Racconti - 1925)


"E ve ne liberate, voi, almeno di quest'orribile ingombro materiale, andando a lasciare i vostri morti al camposanto. Sarà una pena, sarà un fastidio; ma poi vedete sciogliersi il mortorio, calare il feretro nella fossa; là, e addio. Finito. 
Vi sembra poca fortuna?"

Non pochi dei racconti di questa raccolta hanno le sembianze della favola, della storia con una morale di fondo. Morale amara però, con un retrogusto di pessimismo e relativismo che desola, che rattrista. L’invidia, il contrasto tra l'antico e il moderno, le astuzie della ragione che sbriciolano le maschere e le ipocrisie fissate da false certezze, l’assurdità che spesso riesce a vincere, sono i temi portanti che si possono cogliere. I personaggi sono tutti sofferenti, che si dolgono per i dolori dell'esistenza generati dall'invidia, dalla gelosia, dalla relatività dei punti di vista.
Affiora un Pirandello psicologo, un analista del profondo, dove si scova una ragione - sempre di prospettiva - che non riesce mai a vincere, a consolare. Per contrasto, in più, la stupidità mostra il suo volto più terrificante, più raccapricciante. La curiosità, la molla verso la conoscenza, non sempre può essere soddisfatta e i protagonisti, gli uomini, si trovano di fronte al bivio: rassegnarsi all’ignoranza o crucciarsi fino a trovare la follia.

20 set 2011

Dal naso al cielo - Luigi Pirandello (Racconti - 1925)


"E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell'averla scoperta, là, mentr'ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore".

Altro capitolo delle 'Novelle per un anno'. Se dovessi trovare un seme comune, tra tutti, direi che il valore del dubbio e della relatività della conoscenza ne sia il principale. Spesso, nell'assaporare il gusto acerbo delle riflessioni di umili uomini, si riconosce una profondità paurosa, quella del limite dell'uomo: la vera causa che impedisce alla verità di attecchire. Di fronte ad essa, non sempre vittoriosa, la respingiamo e siamo costretti a convivere con l'illusione della convenzione. Ci sono inoltre differenze tra uomini, distinzioni sociali anche, in grado di sottomettere e impaurire, e quindi di allontanare la veridicità.
In quasi tutti i racconti, sono gli astri che meravigliano, che ti accompagnano con dolcezza nelle oscurità del pensiero. E si scopre che la vita è fatta di passioni, di caos pure. Ma il disordine, si sa, è categoria ritenuta dai più segno di colpevole sciatteria. Ecco perché molti personaggi pirandelliani sentono un impellente bisogno di sistemare ogni cosa, di rimediare alle male fatte: gli altri, o la nostra educata coscienza, sempre perfetti e ordinati, avrebbero qualcosa da ridire e deridere. La convenzione è ordine che occorre rispettare!

'Certi obblighi' e 'Ciàula scopre la Luna' sono i racconti che più ho ammirato. 

24 nov 2010

Tutt'e tre - Luigi Pirandello (Racconti - 1924)

"Eh via, no: fino a questo punto, no, povero Carluccio mio! Sei stato proprio sciocchino. L'ombra, vedi, l'ombra si può calpestare: zio Florestano e la mammina tua la calpesteranno un giorno l'ombra di tuo papà sicuri di non fargli male, poiché, in vita, si saranno guardati bene dal pestargli anche un piede"

Quasi tutti i racconti narrano di tradimenti, di condivisioni, di comunanze affettive o materiali, che però hanno un che di sereno. Soltanto l'offesa della separazione può tramutarsi in vendetta, in oltraggio. Persino nelle scappatelle, negli amori poligami, alla fine, si può trovare del bene. E non è un caso che in queste storie, nel confronto tra i più agiati e gli umili, non sempre siano i primi a vincere sugli altri.
Abbiamo ancora Verga, almeno per lo stile e le atmosfere paesane e sociali, sullo sfondo. Il tema della 'roba' - tra gli altri - però si dilata e in questo processo evolutivo c'è posto per la solidarietà; come nel racconto che dà il titolo alla raccolta, 'Tutt'e tre', nel quale una madre, una sposa e un'amante, insieme, piangono il loro uomo. Non assistiamo più a un attaccamento alla materialità, ossessivo e snaturato, c’è piuttosto un sentito solidale, un sentimento di partecipazione, verso le cose e non, che nello scrittore di “Mastro don Gesualdo” non troviamo. Quindi se Verga è sull’orizzonte, lì rimane e il suo superamento è apprezzabile senza sforzo.
Una marsina stretta, due uomini che s’insultano, un prete che maledice un uomo fedifrago, una donna gigante che sposa un nano, un uomo che nel sonno ride omericamente, nel loro umorismo c'è tutta la potenza dello scrittore siciliano. Nascondersi dietro una risata appare all’autore il miglior modo per rappresentare la contraddizione, la durezza e il dramma dell'esistenza. È un gioco a nascondere, perché anche la verità si beffa di noi: si cela, a sua volta, dietro i paraventi di una situazione particolare, oppure dietro la riflessione ingenua di un bambino…
Racconti che dimostrano, rispetto ai precedenti, una maturità piena, un equilibrio quasi perfetto.

20 lug 2010

Pirandello e il pirandellismo - Leonardo Sciascia (Saggio - 1953)

"Perché è la vita nei paesi, il sentirsi costantemente riflesso e giudicato negli altri, che dà al siciliano quella spietata voglia di frugarsi dentro, di ridurre la propria anima a un solitario, morboso e diabolico 'passatempo': il gioco di carte della solitudine, il compiacimento disperato di sfuggire agli altri, di far per gli altri carte false pur conoscendo spietatamente le vere"

Sciascia amava Pirandello, si sa. E in questi cinque saggi il racalmutese, oltre a dimostrarne la passione, gli fa onore.
Valutando l'importanza di Pirandello, attento alla storia, coltissimo, accorto lettore, alla luce delle critiche crociane e non, Sciascia diventa un paladino della giustizia contro chi vide nello scrittore agrigentino un fenomeno di moda, effimero. Nei saggi, infatti, si legge il tentativo (debitore in parte a Gramsci) di liberare Pirandello dal pirandellismo, ovvero dalle stanze filosofiche entro cui, forzatamente, lo scrittore di Girgenti è stato spinto e rinchiuso. Per farlo, l'autore del "Candido" volge lo sguardo alla panoramica degli studi critici su Pirandello e sulle discordie  tra i diversi intellettuali. Un occhio particolare è rivolto a Tilgher e alla sua "scoperta" di Pirandello e del pirandellismo.
Le riflessioni iniziano di solito partendo dalle critiche già registrate sul valore e la grandezza di Pirandello. Tramite esse Sciascia cerca di fare il punto e di correggere storture e imprecisioni. Il quinto saggio, il meno accademico, è quello che preferisco. Sciascia si lascia andare alle parole, appoggiandosi quasi solamente alle espressioni di Pirandello. Ne viene fuori una commovente apologia pirandelliana…
Le pagine sono secche (come nello stile sciasciano), ben strutturate, mai pedanti. Non mancano, e non poteva essere altrimenti, sguardi sul carattere della Sicilia e dei siciliani. La Sicilia che il racalmutese dipinge è spesso debitrice di quella dell'agrigentino. E le riflessioni sciasciane, nonostante la passione verso l'opera pirandelliana, trascendono il suo essere siciliano e allo stesso tempo vi si imbevono. Il legame tra la terra e l'opera, per entrambi, è un legame fortissimo ed è per questo che Sciascia, con la sua profonda sicilitudine, è un maturo critico dell'opera pirandelliana.

In breve: saggi non sfolgoranti, ma impegnati, profetici, giustizieri.

20 giu 2010

In silenzio - Luigi Pirandello (Racconti - 1923)

"Perché, caro signore, non sappiamo da che cosa sia fatto, ma c'è, c'è, ce lo sentiamo tutti qua, come un'angoscia nella gola, il gusto della vita, che non si soddisfa mai, che non si può mai soddisfare, perché la vita, nell'atto stesso che la viviamo, è così sempre ingorda di se stessa, che non si lascia assaporare. Il sapore è nel passato, che ci rimane vivo dentro"

Il titolo della raccolta è tratto dall'omonimo racconto che apre la sequela di storie, per lo più ambientate a Roma e in Sicilia, in cui il leitmotiv sembra essere un profondo senso d'angoscia, un'oppressione che ha le sembianze della schiavitù. I personaggi, infatti, sono vittime del proprio destino, incapaci di lottare fino alla fine, afflitti da una condizione di smarrimento che li spinge a vivere nella notte della nullità. Sono schiavi degli eventi, come storicamente sono stati i siciliani...
L'influenza verghiana è molto forte e non mancano i richiami alla “roba” ad esempio. Ma le questioni principali sono diverse e profonde, peculiari di una certa opera pirandelliana. I singoli personaggi e le loro venture si relazionano di solito a quelle dei familiari. Non pare esistere l'individuo assoluto in Pirandello, solo l'io e gli altri; l'io e la famiglia soprattutto. La famiglia appunto, altro tema dei racconti. Tra affetti e difetti, tra amore e odio, le relazioni familiari sono causa di dannazione e condanna, e i singoli sono solo lucide vittime che non possono e non sanno reagire. Il tema della morte poi; la morte che non è possibilità bensì esclusione e annullamento, altro motivo ricorrente in questi racconti e non solo. La morte fa paura eppure può anche essere un nulla su cui aggrapparsi per far fronte all'insensatezza della vita, alla malattia. La malattia anche, non solo quella della vita, altro argomento quasi sempre presente.
Identità, famiglia, morte, malattia dunque, tutti concetti che si ritrovano nell'intera opera pirandelliana e che tanto hanno segnato la letteratura novecentesca.

Nota: i racconti che più mi sono piaciuti, "La morte addosso" e "Una voce".

10 gen 2010

Libri letti nel 2009

1. Lessico famigliare di Natalia Ginzburg (1963 - Romanzo)

Un libro importante, non c’è che dire; importante per la realtà che racconta, degli incontri che prima e durante il ventennio Natalia e la sua famiglia fanno, per l’idea stilistica che vi sta dietro, ma l’ho trovato noioso e poco avvincente, scevro di importanti riflessioni sui fatti narrati.

2. Ribellione e avanguardia fra le due guerre - I libri e le carte di Marcello Gallian (2008)

Libro su una mostra che è stata allestita all’Università su Gallian, uno scrittore fascista, amico e collaboratore di scrittori come Montale e Bontempelli.

3. Lo scialle nero di Luigi Pirandello (1900 - Racconti)

La prima raccolta delle Novelle per un anno del gigantesco Pirandello, che in verità trovo molto vicino alle tematiche verghiane e quindi dal sapore già provato…

4. Argo il cieco di Gesualdo Bufalino (1984 - Romanzo)

Capolavoro. Un romanzo che non ha eguali per intensità emotiva nella bibliografia bufaliniana. Esempio eccellente di romanzo postmoderno

5. Il diavolo in cattedra di Piergiorgio Odifreddi (2003 - Saggi)

Un libro che ripercorre tutta la storia della logica. Alcuni capitoli però, come sottolineato dallo stesso autore, sono leggibili solo dagli addetti ai lavori, e questo ha un po’ rallentato e ammortizzato il piacere della lettura.

6. La vita nuda di Luigi Pirandello (1902 - Racconti)

Una raccolta il cui tema principale mi è sembrato la donna e il suo rapporto problematico con il sesso, con l’uomo con la morte. Detto così potrebbe sembrare interessantissimo, ma ho trovato i temi troppo ripetitivi e a volte noiosi.

7. Opinioni di un clown di Heinrich Boll (1963 - Romanzo)

È la storia di un clown che nell’arco di pochissimi giorni racconta dalla camera da letto la sua solitudine e la sua avversione, da protestante “monogamo”, verso il cattolicesimo che, in qualche modo, gli ha portato via la sua unica idee fixe, Maria, la sua compagna. Un bel viaggio verso la solitudine.

8. La nuova Atlantide e altri scritti di Francis Bacon (1627 - Saggi)

Un libro che insegue la moda dei viaggi utopici, in cui si descrive la vita degli abitanti di un'isola immaginaria, dove la scienza è posta al loro servizio (un’utopia anche per noi…)

9. Ecclesiaste (Qoèlet) di autore Anonimo (150 a. C. (?) - Testo religioso)

Considerato il testo biblico più pessimista e molto vicino al pensiero scettico e stoico (e per questo appare anche contraddittorio…).

10. La rallegrata di Luigi Pirandello (1902 - Racconti)

Finora la raccolta delle novelle che più mi ha colpito il cui tema principale è la morte e il suicidio.

11. Perché non possiamo essere cristiani di Piergiorgio Odifreddi (2007 - Saggio)

Libro che avevo già letto lo scorso anno ma ho voluto riprendere per il mio sempre costante interesse verso il tema agnostico-ateo (ne ho scovato sviste e imprecisioni che confermano il mio giudizio di subordinazione rispetto al ben più articolato e profondo Trattato di ateologia di Onfray. Tra l’altro i limiti della ricerca di Odifreddi stanno tutti nel fatto che lo stesso lavoro era già stato realizzato alla fine del ‘700 da un tizio di nome Voltaire…).

12. Perché non possiamo non dirci “cristiani” di Benedetto Croce (1942 - Saggio)

Testo di un idealista per ascoltare anche le ragioni della parte avversa…

13. La grande storia della prima guerra mondiale di Martin Gilbert (1994 - Saggio in 2 volumi)

Un libro davvero interessantissimo in cui ho scoperto particolari e aneddoti curiosissimi.

14. La luna e i falò di Cesare Pavese (1950 - Romanzo)

Romanzo di memoria che mi ha colpito positivamente

15. Canti di Giacomo Leopardi (1837 - Poesie)

Rilettura delle poesie che più mi hanno condizionato. Magnifiche.

16. L’uomo solo di Luigi Pirandello (1902 - Racconti)

Racconti il cui tema è il mondo, la sua visione pessimista sull’uomo e sulla solitudine.

17. Il colonnello di Chabert di Honoré de Balzac (1832 - Racconto)

Un bellissimo racconto lungo su un glorioso colonnello napoleonico che, creduto morto, non riesce a farsi riconoscere… non ricorda un certo Mattia Pascal?

18. Dostoevskij mio marito di Anna Grigor'evna Dostoevskaja (1916 - Biografia)

Una intensa biografia sull’immenso scrittore russo scritto dalla seconda moglie, ricco di aneddoti e pieno di sentimento.

19. I fiori del male di Charles Baudelaire (1861 - Poesie - Traduzione di G. Bufalino)

Rilettura delle celebri liriche che tanto hanno sconvolto e rivoluzionato il modo della letteratura.

20. Lettera al padre di Franz Kafka (1919 - Lettera)

Pagine dolenti e accusatorie; intime.

21. Galateo di Giovanni della Casa (1555 - Saggio)

Nonostante i noiosissimi precetti e, almeno oggi, ovvi divieti, mi ha permesso di riflettere sulle condizioni storiche, sociali e stilistiche nel Rinascimento italiano.

22. Platone segugio di Silvio Aparo (2009 - Romanzo)

Un giallo, ambientato durante una delle visite di Platone a Siracusa, del di un mio paesano che ha già pubblicato diversi libri in piccole case editrici private.

23. Il buon senso dell'ateismo di Chiara Petroni (2007 - Tesi di laurea)

Una tesi di laurea scaricata dal sito dell'U.A.A.R., interessantissima soprattutto perchè cerca di rivalutare la figura di uno quasi sconosciuto filosofo Illuminista a me caro, d'Holbach.

24. Memorie scritte da lui medesimo di Giovanni Giacomo Casanova (1798 - Biografia)

Una incredibile biografia che tratta dei suoi primi venti, venticinque anni di vita. Un vivace ritratto dei costumi e degli intrighi vissuti in un'epoca ancora schiava di ipocrisie

25. Sistema della natura di Paul-Henri-Dietrich de Holbach (1770 - Saggio)

La Bibbia dell'ateismo, il testo (quasi impossibile da trovare) che ha sistematizzato l'intero pensiero ateo.

26. Le avventure di Gordon Pym di Edgar Allan Poe (1838 - Romanzo)

Rilettura di un romanzo alla ricerca - non trovata - di emozioni che in passato mi sconvolsero.

27. Histoire d'O di Pauline Réage (1999 - Romanzo)

Romanzo erotico che strizza fortemente l'occhio alle follie dei romanzi sadiani. Qui però, meno estremo nelle macchinazioni sadiche, la psicologia della protagonista, O, è fortemente caratterizzata nei suoi momenti di assoluta dedizione all'amante ma anche nelle sue paure di donna, di essere umano.

28. La mosca di Luigi Pirandello (1904 - Racconti)

Quasi tutti noiosi (a parte Mondo di carta che ho trovato notevole) questi racconti, a tratti fortemente verghiani, sembra si rivolgano al tema della follia e della paura vero qualcosa di indefinito come ad esempio il progresso.

29. La peste di Albert Camus (1947 - Romanzo)

La peste colpisce una città algerina, Orano. Tutti i cittadini si trovano rinchiusi nella città-teatro-prigione, senza via di fuga se non nella morte o nella lotta. Un romanzo-metafora sull'esistenza dunque. Un'esistenza in cui la lotta per sopravvivere diventa senso dell'assurda esistenza.

30. Trattato teologico-politico di Baruch Spinoza (1670 - Trattato)

L'esame della Bibbia che Spinoza compie se da un lato annoia con i capitoli dedicati all'analisi filologica, dall'altro si fa esempio di assoluta tolleranza e modernità. Un libro capitale.

31. Umano, troppo umano I - II di Friedrich W. Nietzsche (1878 - Pensieri e aforismi)

In due volumi, sotto forma di pensieri e aforismi, sembra il libro più illuminista di Nietzsche. Profondo, introspettivo, alle volte folgorante (tanto da ispirare Freud per le sue ricerche...) è un libro ancora attuale, alle volte purtroppo inattuale.

32. Pomo pero di Luigi Meneghello (1974 - Romanzo)

Romanzo di ricordi in cui non sono mancate pagine commoventi, esilaranti, intelligenti, nostalgiche, come nello stile dello scrittore veneto. Il libro in sè è molto godibile ed espressivo nella sua frammentarietà, sebbene alcuni termini dialettali non siano del tutto e profondamente comprensibili.

33. Il maestro di Regalpetra di Matteo Collura (1996 - Biografia)

Appassionante biografia ricchissima di aneddoti, ben raccontata, strutturata secondo precise scansioni cronologiche. Sebbene Sciascia non sia un Autore che ami particolarmente, questa biografia ne ha sviscerato la grandezza intellettuale; una grandezza che ammiro e che desidero approfondire.

34. Visita a Rousseau e a Voltaire di James Boswell (1764 - Diario)

Pagine di diario in cui si raccontano gli incontri che un giovane scozzese, narcisista, calcolatore ma anche sincero, ha voluto e avuto con i due grandi mostri sacri del pensiero francese di fine '700. A tratti interessantissime e curiose le descrizioni degli incontri.

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