"Lei non può conoscersi che atteggiata: statua: non viva. Quando uno vive, vive e non si vede. Conoscersi è morire. Lei sta tanto a mirarsi in codesto specchio, in tutti gli specchi, perché non vive; non sa, non può o non vuol vivere. Vuole troppo conoscersi, e non vive".
Di certe opere si sa tutto, si legge di tutto e si potrebbe anche non aggiungere altro; sono immortali. L'ultimo romanzo di Pirandello, questo gigante del Novecento, è una di queste, assoluta, immortale appunto.
Della trama sono a conoscenza tutti. Vitangelo Moscarda, una mattina, sente dalla moglie che il suo naso pende verso destra. Da questa scoperta, all'apparenza innocua, si scatenano valanghe di riflessioni sulla condizione dell'esistenza. Inizia a scavare dentro di sé, a cercare negli altri gli innumerevoli altri sé, ad annientarli, ad autoannientarsi. Fino a quando, dopo i tormenti con la moglie e i colleghi e un tentativo di omicidio da parte di Anna Rosa, Moscarda diventa ogni cosa, diventa l’universo, si fonda in un tutt'uno con la natura.
Vitangelo è un naufrago in balìa delle onde marine che lo inghiottono tra centomila scoperte e nessuna certezza, nella follia come spiaggia su cui approdare per avere un attimo di consolazione e per avere coscienza di quanto possiede l'universo, il tutto e il nulla. Capisce che l'io esteriore con addosso una maschera, nasconde il vero volto, segreto, in continuo fluire; passa dal corpo allo spirito, dalla scoperta del relativo alla ricerca di un'introvabile identità certa, assoluta, ferma; vive nell'umorismo con i suoi contrari tragicomici (e quante risate). La storia del protagonista è il racconto della transizione dalla malattia, dalle false certezze, al distacco totale, all'immersione nel flusso della vita. È il racconto di una liberazione, di una vittoria dunque, ma dal sapore aspro, anzi amarissimo. All'apparenza può apparire un trionfo, l'essere riuscito a vincere contro le maschere, contro i centomila Moscarda, ma è di una sconfitta che leggiamo.
Capolavoro indiscusso - con i continui dialoghi con il lettore (questa complicità ricercata, quasi che il lettore sapesse già l'esito delle speculazioni del protagonista) -, a tratti esilarante sebbene dal retrogusto acre, in ogni pagina, in ogni frase risiede la carica di un senso fuori dal comune, universale, straordinaria.
E letta l'ultima pagina non si può che fare un lungo sospiro e dire a fior di labbra "sublime".