"Si trattava di furti molto innocui, in sostanza, molto innocenti, qualche grappolo d'uva nei vigneti, ma bastava questo a insegnarci il peccato. Perché in fondo l'infanzia vuole imparare, a un certo punto, che cos'è il peccato"
Libretto che correda il docufilm di Franco Battiato ‘Auguri don Gesualdo’ (mediocre e a tratti avvilente in quanto a trascuratezza registica e contenutistica), a parte due brevi interventi di Mario Sgalambro e del professor Antonio Di Grado, riporta la trascrizione degli intervistati nel video. E se, come scritto, il docufilm mostra delle dure mancanze di contenuto, traspare maggiormente il carattere approssimativo dell'opera. In verità gli interventi in sé non sono banali, anzi alcuni sono anche interessanti, sentiti, vivi nei propri ricordi, eppure hanno un che di patetico e melenso che mi lascia perplesso. Trascriverli poi, che senso ha? Un pezzo però si distingue su tutti: quello introduttivo del professor Di Grado. Coltissimo, divertente nelle sue numerose citazioni e criptocitazioni, gioca con il lettore con quel pizzico di malizia con il quale lo stesso Bufalino amava divertirsi.
Alla fine del volume si possono sfogliare molte foto (di autori vari) che ritraggono il professore di Comiso. È sempre commovente rivederle, e rivederlo nel suo viso di vecchio siciliano, nella sua magrezza da intellettuale onnivoro solo di libri, ma la carta su cui sono state stampate è riciclata e i dettagli scompaiono, il piacere subitaneo si smorza e muta in disillusione; ma dalle premesse non potevamo aspettarci di meglio...
Se Bufalino non è tra i vostri scrittori preferiti, se la sua opera non vi ha in qualche modo segnato dentro, se pure vi piace ma non sconvolge, se vi fidate del consiglio di uno che del comisano vive di una sana e insana passione, non spendete i vostri venti euro.