Presentazione


Presentazione

Questo spazio è dedicato agli appunti, alle briciole di recensione irrazionali, che colgo, da lettore appassionato e spesso rapsodico, nei miei viaggi verso la lentezza e la riflessione. Briciole di recensione irrazionali dunque.

Briciole perché sono brevi, a-sistemiche, frammentarie, come un certo spirito moderno pretende. Non sono delle vere recensioni. Queste hanno uno schema e una forma ben precisa, mentre i miei sono più che altro appunti colti sul momento, associazioni d’idee, giudizi dettati dalle impressioni di un istante, da una predisposizione d'animo subitaneo, da un fischio di treno... E perciò li definisco irrazionali. Perché sfuggono da un qualsiasi schema predefinito, perché sono intermittenti, perché nella scelta di un libro, per via di una congenita voracità, spesso non seguo linee e percorsi definiti dalle letture precedenti, ma mi lascio trasportare dagli ammiccamenti o dalle smorfie di sfida che un libro sulla mensola della libreria mi lancia.

È un modo insomma di coltivare, di giocare, di prendere vanamente in giro la memoria, per conservare, catalogare e archiviare frammenti di ricordi e suggestioni che un giorno, magari, potranno farmi sorridere e, perché no, commuovere.

6 ago 2024

I segreti della principessa di Cadignan - Honoré de Balzac (Racconto - 1839/44)

"D'Arthez non sapeva nulla delle affascinanti delicatezze di linguaggio, nulla delle prove d'affetto date di continuo dall'anima e dalla mente, nulla di quei desideri nobilitati dalle buone maniere, nulla di quelle forme angeliche attribuite alle cose più grossolane dalle donne come si deve. Forse conosceva la donna, ma ignorava la divinità. Per poter amare veramente una donna, occorreva in lei una quantità prodigiosa d'arte, molti ornamenti dell'anima e del corpo".


Racconto amato da Proust, è una commedia delle menzogne, ambigua e crudele. Siamo a Parigi, dopo la rivoluzione del 1830, e Diane D'Uxelles, la principessa di Cadignan, donna elegante e come vuole il nome seduttrice, ha preso di mira Daniel d'Arthez, uno scrittore e politico famoso. La dissoluta Diane è una Don Giovanni al femminile, che colleziona amanti attraverso l'arma della seduzione e dell'inganno, vive in modo modesto e non ha mai conosciuto il vero amore, ha solo collezionato uomini negli anni della Restaurazione. Il ragazzo invece, sebbene sia dotato di raffinatezza e profondità, è allo stesso tempo ingenuo e sprovveduto nelle questioni d'amore. Il racconto si sviluppa linearmente: a seguito di una sfida con un’amica, dopo che è stata organizzata una cena per far incontrare i due protagonisti, mentre cresce la curiosità dei loro amici (e del lettore), Diane seduce e ammalia il giovane scrittore. I due inizieranno una relazione e nel finale trionfa, ma solo apparentemente, l'amore (è in tale illusione che sta l'importanza dell’opera).

Capitolo della Commedia umana, il racconto è un gioco di seduzioni e di teatro, in cui i protagonisti si toccano e subiscono il fascino dell'una e l'ingenuità dell'altro. 


 

28 lug 2024

Vivere contro l'evidenza - Emil Mihai Cioran (Saggio - 1973)

"Vivere è distruggersi, non per una mancanza, ma per una sorta di pienezza pericolosa. In Dostoevskij non sono gli omuncoli, i debolucci, gli anemici che si distruggono, sono gli individui che esplodono, che giungono sino in fondo a se stessi e oltrepassano tale limite".



In questa confessione (trascrizione integrale di un’intervista rilasciata a Christian Bussy nel 1973 per una TV belga) Cioran descrive ciò che per lui è evidente: il nulla è la matrice e la fine dell'esistenza. In una tale cornice, l'attributo di nichilista risulta limitante, perché è nel nulla che Cioran ritrova il tutto.

Da questo atto di consapevolezza e di onestà, il filosofo lotta e sopravvive. Pascalianamente, gli uomini negano tale evidenza, ma Cioran no, osserva e resiste. Cosciente dell'infelicità strutturale dell'essere umano, dell'assurdo, Cioran intraprende una battaglia furibonda con se stesso e il mondo per non soccombere al tormento e allo stritolamento esistenziale. La filosofia diventa un farmaco quindi, la presa d'atto della propria natura. La scrittura in tutto ciò diventa un modo per non precipitare nella miseria dello spirito. E di fronte a tale vastità, nell'amicizia e nell'idea del suicidio è possibile trovare la possibilità della libertà. Così come in Bach o in Dostoevskij...


Con una prefazione di Antonio Di Gennaro, leggiamo una sinossi del pensiero del filosofo romeno; un osservatore del vuoto, dunque, uno scienziato del nulla.

Anima - Michel Onfray (Saggio - 2023)

"Perché questo grido si rivela il punto cieco di tutto il cristianesimo, che fa stranamente silenzio attorno a questa confessione, uscita dalla bocca stessa di Gesù, il quale, nel corso della propria crocifissione, dubita di Dio, quindi di sé stesso... I casuisti rispondono che è proprio lì che mostra la sua umanità; l'ateo che è in me, invece, avrebbe preferito che in quella circostanza avesse mostrato la propria divinità. In quel momento o mai più..."


L'idea dell'anima, come quella della metafisica, nasce, ormai dovrebbe essere chiaro, perché l'uomo non è in grado di sospendere il giudizio di fronte a certi interrogativi. Ancora oggi non siamo capaci di ammettere la nostra ignoranza e perciò, da questo bisogno naturale di risposte facili e veloci a problemi complessi, si formano idee la cui definizione e spiegazione è ancora più ingarbugliata e assurda. Non è un caso che la metafisica non abbia compiuto un solo passo verso la conoscenza e che ancora oggi i metafisici dibattono sulle definizioni dei loro concetti e brancolano nel buio.

Secondo Onfray, l'anima è la cultura che si è sviluppata nel momento in cui abbiamo preso consapevolezza del nostro essere finito. E da questa definizione il saggio del filosofo francese, naturalmente in chiave materialistica e atea, ripercorre la sua storia. Dalla preistoria ai progetti di colonizzazione su Marte di Elon Musk, in un racconto che va dall’idea di anima immateriale a quella digitale. Con il suo affascinante stile, con i suoi curiosi aneddoti, Onfray ci offre il solito libro suadente, ricco, prezioso, ma ormai ripetitivo nel suo pensiero. L'ennesimo volume che ripercorre la storia del pensiero metafisico occidentale nel tentativo di smascherare la sua menzogna, pericolosità e decadenza.

L'invenzione dell'anima immateriale e immortale, nata a seguito della paura della morte, risale agli Egizi che, tramite Pitagora, l'hanno esportata in Grecia e quindi in quella che è il letto su cui ha partorito la cultura occidentale. Già nella cultura Egizia, infatti, si trovano moltissimi degli elementi e degli attributi che ritroveremo nel cristianesimo: vergini che partoriscono, città celesti contro terrestri, uomini creati liberi che scelgono il bene o il male, anime immortali che assurgono in cielo, dei che vivono in corpi umani e che dopo essere stati uccisi risorgono immortali. Pitagora, dunque come anello di congiunzione tra Oriente e Occidente. Platone, invece, come principe indiscusso dell'anima immortale e immateriale. Plotino che nella mortificazione del corpo e della materia cerca la comunione spirituale con l'Uno. Gesù, nato senza l'atto carnale, fatto di Logos, di allegoria, di simboli. Poi è arrivato il fanatico Paolo, il più inelegante degli interpreti di Gesù che detesta la carne e venera l'anima. Seneca che sessualizza il peccato. Agostino che con le sue nevrosi rende il corpo e la libido peccaminosi. Costantino e sua madre Elena che con il ritrovamento della Croce, simbolo di torture e di morte, insistono sulla mortificazione del corpo. Origene che disprezza la vita tanto da evirarsi dopo aver letto i Vangeli. Tutte le sette cristiane che hanno perseguitato la materia e la sessualità.

La seconda parte del volume inizia con Aristotele, il filosofo con il braccio in avanti e il palmo verso il basso nella Scuola di Atene di Raffaello, lontano oceani dal mondo delle idee del suo maestro Platone. Ma come si sa, sono gli interpreti di Aristotele che commettono le loro nefandezze metafisiche, come per esempio fa Tommaso D'Aquino.

Tuttavia è con Montaigne che avviene la rivoluzione, non è più l'anima lo strumento che permette al corpo di essere, ma il contrario: il corpo diventa primario ed è in questo clima che il chirurgo Vesalio pretende di toccare gli organi dell'uomo attraverso la dissezione. Ecco quindi la ragione di Cartesio e dei cartesiani da applicare allo studio della natura del corpo umano inteso come macchina. Gassendi che riabilita Epicuro; Meslier, il primo materialista ateo; La Mettrie, il medico materialista; il marchese de Sade.

La terza parte, invece, si sofferma sul '700 e sulla curiosità, sulla depravazione e sulla degenerazione che si ha per gli animali che devono essere paragonati all'uomo. Poi Rousseau, il platonico con i suoi passi indietro rispetto alle conquiste filosofiche raggiunte; l'abate Grégoire, Condorcert e Robespierre, tutti vicini al pensiero del ginevrino che propongono un'eugenetica dello spirito, un'idea di nuovo uomo (che tanto sarà apprezzato dai regimi totalitari del Novecento). Kant, che riabilita la metafisica dopo averla criticata, che in questo excursus cronologico è definito reazionario. Freud, non uno scienziato ma un metafisico e occultista; Deleuze, oscuro e platonico come tutti gli strutturalisti che mettono da parte il reale sostituendolo con il linguaggio; Foucault, per cui le parole sono le cose e quest'ultime si riducono a realtà semantiche. 

Infine c'è spazio per alcune considerazioni su Elon Musk e sui suoi progetti transumanisti in cui l'uomo è destinato a riconoscersi nella sua identità digitale.


Un libro intenso, polemico e perciò non per tutti; sicuramente più interessante per chi si avvicina per la prima volta a Onfray e al suo pensiero antimetafisico.

21 giu 2024

Le orecchie lunghe di Alessandro Magno – Federicomaria Muccioli (Saggio – 2021)

“Se dunque Demetrio del Falero agiva con leggi funebri e suntuarie, regolamentando il lusso dei banchetti e controllando, attraverso appositi funzionari, il decoro delle donne ateniesi, d'altro canto vi era tutta una tradizione ostile nata già nel IV-III secolo e rifluita in età imperiale in Ateneo e in Diogene Laerzio. Duride, in particolare, riferisce che, a fronte di entrate annue di milleduecento talenti, il Peripatetico spendeva assai poco per i soldati e per l'amministrazione civica. Tutto il resto era riservato a festini e a mense piene di convitati, con banchetti che superavano per spese quelli dei Macedoni e per sfarzo quelli di Cipro e della Fenicia”.


Dopo la morte di Alessandro Magno, le ironie, le satire, le adulazioni, le critiche al potere monocratico sono fiorite come non mai. Il volume si propone di raccoglierle e di riportarle in capitoli che trattano nello specifico di singoli personaggi. Così incontriamo, tra gli altri, lo stesso Alessandro Magno che aveva orecchie lunghe come un angelo con le corna, osteggiato soprattutto dalla tradizione giudaica; leggiamo di Demetrio del Falero l’erotomane che meraviglia il suo popolo con un’automa a forma di chiocciola semovente che emetteva saliva; o di Antioco IV definito demente soprattutto dal mondo ebraico; per arrivare alla famigerata e fatale Cleopatra (VII). 

Sebbene sia interessante l’idea di raccogliere le adulazioni e le critiche verso i sovrani ellenistici, il testo si presenta colmo di inutile retorica che non ha nulla di strutturale e piacevole. Lettura pesante e noiosa...

Storia greca – Marco Bettalli, Anna Lucia D’Agata, Anna Magnetto (Saggio – 2023)

“In effetti, non diversamente da tante altre partizioni nate per necessità didattiche in ambito universitario (storia medievale, moderna, contemporanea), anche quella che chiamiamo storia greca è un prodotto culturale e i limiti che le sono imposti sono frutto di convenzioni”.


Manuale di storia greca ben strutturato, con un bel paratesto (ottimo per studiare). Strumento necessario e riuscito per avvicinarsi alla storia greca dalle origini (anche preistoriche) fino alla sua perdita dell’autonomia dopo lo scontro con Roma. Con un linguaggio chiaro, ma allo stesso tempo scientifico, la lettura è semplice ed equilibrata. Un testo riuscito e appassionante, di sicuro necessario a chi si vuole avvicinare alla storia greca, tanto lontana quanto affascinante.

17 giu 2024

Viaggio intorno alla mia camera - Xavier de Maistre (Romanzo - 1794)

"Degnatevi di accompagnarmi nel mio viaggio, noi cammineremo a piccole giornate, ridendo lungo il cammino dei viaggiatori che hanno visto Roma e Parigi. Nessun ostacolo potrà fermarci e, abbandonandoci con gioia alla nostra immaginazione, noi la seguiremo ovunque le piacerà di condurci".


Nei 42 giorni rinchiuso agli arresti domiciliari per un duello nella sua camera, l'autore si muove nella stanza insieme alla sua poltrona. Vi indaga con l’occhio dello scienziato ogni oggetto, ogni metro quadro; tutto è motivo di ricordi, strumento per conoscere e per divagare. I fiori secchi, i dipinti, lo specchio incorniciato amato dalle signore che vanno a trovarlo in visita, il letto come la culla e il sepolcro degli uomini, la cagnolina Rosine, il servo Jonnetti, la sua stessa poltrona che quando ci si accomoda è capace di sconfiggere la noia, ogni cosa diventa esperienza. Persino de Maistre si riconosce diverso, si sdoppia da un lato nell’anima e dall'altro nel corpo, nella bestia.

È un'esperienza di viaggio quella raccontata in queste pagine. Parole che raramente si abbandonano alla malinconia e quando ciò accade la fede religiosa dà speranza al povero rinchiuso. 

Ironico, introspettivo, vicino alla memorialistica settecentesca e anticipatore della fantasia romantica, il capolavoro di Xavier de Maistre è un invito alla ricerca del bello nelle piccole cose, nella memoria. Un romanzo potenzialmente grandioso, ma povero di profondità; senza pretese.

22 mag 2024

L'inconveniente umano - Giovanni Soriano (Pensieri - 2022)

"Nichilista, oggi, è chi si trova del tutto a proprio agio col nulla; chi non sente alcuna mancanza di un dio, di un aldilà di una verità assoluta; chi non ha alcun bisogno di aggrapparsi a una fede, a un'ideologia o d'intrupparsi in un partito per dare significato alla propria esistenza; significato che, per il nichilista, è tutto racchiuso nell'esistenza stessa. Nichilista è chi considera questa vita nient'altro che un'interferenza, uno scoglio lungo il placido corso del nulla, cui sente di appartenere e che attende, con animo lieto, di farvi ritorno".

"Così come le dittature del passato sollecitavano i cittadini a fare più figli per dare potenza alla patria e soldati da mandare al macello (basterebbe ricordare, a questo proposito, l'infame tassa fascista sul celibato), le democrazie odierne, specie quelle in cui si riscontra un sensibile calo delle nascite, invogliano i cittadini a fare più figli per sostenere il sistema economico con sempre nuovi schiavi, nuovi consumatori e nuovi contribuenti. Oggi come allora, chi risponde a simili chiamate, magari perché allettato da miseri incentivi economici, mostra di non avere a cuore né la libertà né la felicità dei propri figli".


Erede di una lunga tradizione di pessimisti consapevoli della miseria della vita umana, dai Greci fino ad arrivare agli insulti dei tragici moderni come Leopardi, Schopenhauer e Cioran, Soriano si colloca tra i grandi maledetti della storia. Acido, velenoso, corrosivo, esplosivo, cinico, ateo, anticlericale, nichilista, senza possibilità di redenzione Soriano ci lascia questi amari "principi di sana e consapevole misantropia" (come da sottotitolo). Diviso in capitoli, i pensieri trattano della misantropia, non come reazione al mondo, ma come modo di essere, una forma di nobiltà d'animo, di consapevolezza contro la stupidità dell'uomo, un inconveniente del mondo, dell'universo tutto. Si occupa quindi dell'uomo, essere spregevole e misero che più si conosce più si rivela ignobile, illimitato, servo di eventi che non può controllare, figlio del caos e della sorte. Affronta la stupidità e la pretesa degli uomini di sentirsi superiori (il che dimostra la loro ottusità) e tra questi annovera complottisti, credenti, malinformati, chi cerca notizie sui social, chi segue mode, chi si tatua. Tutti, nessuno escluso, per lo scrittore sono idioti. Considera gli orrori della vita, la nascita in primis, il momento in cui si inizia a respirare il dolore, la morte. In tale prospettiva, schopenhauerianamente, la procreazione diventa l'origine di ogni male, la vita una misera sgradevolezza, un errore. L'amore diventa sessualità, illusione, solitudine condivisa; la donna è descritta con tratti misogini, che vuole a tutti i costi avere i figli. C'è spazio per l'avversione totale contro la nascita, quindi, contro la procreazione intesa come il crimine peggiore in assoluto. Avversa la politica come professione, a favore, invece, di una politica di competenze. Contro il suffragio universale, madre della classe politica che ci ritroviamo. Contro il popolo, ignorante e volgare. Non poteva mancare un capitolo, forse il più feroce, contro la menzogna più grande, il complotto meglio riuscito: Dio e le conseguenti religioni. L'ultimo capitolo è contro i filosofi scadenti che non riescono a esprimere il loro pensiero senza inventare parole e concetti insensati, non ancorati alla realtà, contro i venditori di fumo come Hegel, Husserl, Heidegger, Croce, Gentile, Severino, Dáila; contro gli scrittori mediocri che scrivono per gli altri e per il successo. 

Un libro violento, arrabbiato; non per tutti, forse ancora inattuale. Pensieri che non lasciano scampo all'uomo considerato alla maniera della peste, la cui soluzione risiede nei silenzi e nella solitudine della notte. Da leggere per ricordare e riflettere, ma ormai non più originale...

25 mar 2024

Alla scoperta di una passione chiamata astronomia - Umberto Battino, Daniele Gasparri, Tommaso Nicolò, Pasquale D'Anna, Livio Bordignon (Saggio - 2022)

"Supponiamo per un attimo di vivere sopra una Terra piatta. Osservando il cielo di notte dovremmo essere in grado di vedere le stesse stelle indipendentemente dalla nostra posizione geografica. Aristotele notò come ciò entrasse in aperta contraddizione con l'esperienza osservativa, in quanto gli astri ben visibili dall'Egitto non lo erano affatto dall'Europa. Il genio del filosofo greco giunse perciò alla conclusione logica che la Terra non poteva essere piatta! Tutto questo si verifica, infatti, solo se il piano su cui giace l'orizzonte di un osservatore in Egitto forma un certo angolo col piano di un osservatore in Europa".


Dopo diversi anni, tanti in verità, torno a leggere un libro dedicato all'astronomia. Per molto tempo, nell'adolescenza, il mio unico interesse intellettuale è stato rivolto a questa affascinante, e per me formativa, disciplina. Ho imparato cosa vuol dire metodo scientifico, a capire il senso della meraviglia che provavo, a veicolare il mio istinto verso la conoscenza. Devo moltissimo all'astronomia; è parte di me, della mia storia, della mia coscienza. Ma come spesso accade, la passione per le stelle è lentamente scemata, fino a diventare un interesse sì importante, da coltivare, eppure non più vitale. Da qualche mese, però, quella fiamma si è rianimata, più nella pratica che nella teoria. E adesso eccomi qui a scrivere di un libro sull'astronomia, a ritornare adolescente.

Questo testo, scritto da un gruppo di ricercatori esperti e appassionati (ormai famosi e seguitissimi nei social) è pensato per chi si sta avvicinando all'astronomia e anche per chi è già ferrato della materia. Si inizia da una breve storia dell'astronomia, dal mondo antico alla scoperta della spettroscopia, e poi ci si sofferma più nel dettaglio delle scoperte su quel meraviglioso libro che è il cielo, che è l'universo. Ecco le stelle allora, la loro vita, come nascono, come si trasformano e come la loro evoluzione generi gli elementi chimici della materia. Il tutto sempre in un racconto storico. C'è la storia dei telescopi, non solo quelli ottici, dal cannocchiale di Galileo all'Hubble, al James Webb e ai prossimi giganti già in fase di costruzione. C'è un capitolo dedicato all'esplorazione spaziale, una storia recente ma ricca di risultati e di speranze per il futuro. Infine c'è un capitolo che tratta della ricerca della vita dello spazio.

Un libro che non vuole essere completo, ma che cerca di avvicinare i lettori alla scoperta dell'astronomia. Peccato per l'assenza di immagine (a parte qualcuna condensata in pochissime pagine). Un libro di divulgazione astronomica deve essere ricco di foto astronomiche, di scatti che lasciano senza fiato e che spingano verso la straordinaria passione chiamata astronomia...

20 mar 2024

Il dottor Zivago - Boris Pasternak (Romanzo - 1957)

"Il dolore rendeva più acuta la sua sensibilità e gli faceva percepire le cose con tanto maggiore vivezza. Quello che lo circondava, perfino l'aria, acquistava un carattere di rara eccezionalità. Nella sera invernale, quasi simile a una commossa presenza, spirava un infinito cordoglio. Era come se fino a ora mai fosse imbrunito così, come se il tramonto fosse sceso per la prima volta quel giorno, a consolazione di un uomo abbandonato, piombato nella solitudine; come se i boschi tutto intorno, sui colli, volgendo le spalle all'ultimo orizzonte, non costituissero solo un limite del panorama, ma vi si fossero disposti uscendo dalla terra per esprimere la loro partecipazione".


Con un incedere non sempre lineare, a tratti frammentato, il romanzo racconta delle difficoltà e degli amori di Jurij Andreevic Zivago, mentre infuria la terrificante guerra civile in Russia tra l'Armata rossa e quella bianca. Jurij, medico e poeta, di buona famiglia, ha una vita regolare. Moglie, figlio, rispettabilità, nonostante la condizione non felice della Russia prerivoluzionaria, sembra avere tutto. Ma quando scoppia la guerra, Zivago affronta il molteplice caos della vita ed è costretto a partire. Tra infinite difficoltà, però, incontra Lara, una crocerossina dal passato infelice, della quale platonicamente si invaghisce. Interrotta la guerra, Zivago rientra a Mosca, dove la rivoluzione è appena scoppiata. Divenuto povero, con la moglie Tonia e il piccolo figlio scappano sugli Urali. Qui, casualmente, il medico incontra Lara e stavolta l'amore esplode in modo passionale, anche se fugace. Catturato dai partigiani, Zivago pensa alla famiglia ed è lacerato dai sensi di colpa. Molto tempo dopo riesce a scappare dalla prigionia e ritorna nel paesino sugli Urali. Ma la moglie e i figli (nel frattempo Tonia aveva avuto una secondo bambino) sono costretti alla fuga e dopo l'espulsione dall'Unione Sovietica si sono trasferiti a Parigi. Persa la famiglia, tuttavia, ritrova Lara e Jurij vive il periodo più felice della sua vita e riprende persino a scrivere poesie. La felicità, si sa, dura poco. Raggiunti da Komarovski, uno spregevole avvocato che aveva abusato di Lara molto anni prima, sono avvertiti che stanno per essere arrestati. Lara e Jurij si separano ancora una volta (in pagine memorabili) e il medico, tornato a Mosca, vive di espedienti, mentre le sue poesie iniziano a circolare quasi semiclandestinamente. Qui conosce Marina che si innamora di lui e ritrova i suoi amici. Ricomincia così una nuova vita, quasi normale. Incontra persino il fratellastro Evgraf, ora generale della vittoriosa Armata rossa che si offre di aiutarlo. E quando tutto sembrava volgere per il meglio, Zivago è stroncato da un infarto. Ai funerali partecipa anche Lara che, insieme a Evgraf, decide di pubblicare tutti gli scritti di Zivago. Tuttavia ciò non avverrà perché Lara arrestata per strada sparisce, forse, condotta in un campo di concentramento. Qualche anno dopo, nel 1943, due amici di Zivago incontrano una lavandaia, Tanja, che racconta loro la sua storia di orfana. I due uomini capiscono che Tanja è la figlia di Zivago e Lara... 

Zivago, medico e poeta, scienziato e artista, spezzato in due dall'amore per la moglie Tonia e l'infermiera Lara, è il simbolo dell'illusione, di un progresso della storia che non c'è. Tra pessimismo e desolazione, non c'è spazio per una durevole normalità; tutto è destinato al declino, alla fine. La protagonista assoluta, in quest'ottica e più in generale, sembra essere la storia, sofferta, di un popolo che ha subito la Grande guerra, la guerra civile e, dopo, le miserie dell'Unione sovietica. Persino la rivoluzione del 1917, che segna una cesura netta tra la Russia arretrata dell'Ottocento e il regime sovietico, è letta nella sua dimensione fallimentare. Nella vanità di un paese come la Russia manca il valore per la vittoria. Ogni cosa bella muore. Sin dalle prime pagine si respira un alito di putrescenza. Gli uomini, le rivoluzioni, gli amori, le illusioni, tutto è destinato a morire. Al fallimento  solo qualche preghiera e l'arte possono provare a illuminare un'oscura speranza di sopravvivenza, possono svelare un frammento di se stessi e del destino. Nel romanzo trovano luogo la religione (forse tanta) e la filosofia, testimoni sofferenti degli eventi della storia e del destino. 

Con un velo di nostalgia che copre l'intera storia, Pasternak descrive con una penna deliziosa e amorevole la natura. Descrizioni paesaggistiche che sono paesaggi dell'anima, come le poesie scritte da Zivago che integrano e corredano il romanzo (descrizioni, a dire il vero, per nulla esaltanti).

5 feb 2024

Ermeneutica di Proust - Maurizio Ferraris (Saggio – 1987)

"Le serie amorose o i gruppi biologici e sociologici sono in fin dei conti meccanismi particolari di una più generale visione legislativa che porta gli individui, i gruppi, le classi, le stirpi e le nazioni a ripetere pochi gesti e a incarnare passioni, pregiudizi e ideali sempre identici, per quanto successivi e contraddittori per opera delle metamorfosi e delle instabilità che dissolvono sia gli uomini, sia le nazioni e l'umanità".


Nel tentativo di cogliere il significato più profondo che la Recherche ha oggi, in questa raccolta di saggi il filosofo italiano si cimenta nella descrizione di un’opera-mondo dal significato filosofico. Ferraris confessa di aver letto e riletto sette volte il capolavoro di Proust in circa dieci anni e da questa esperienza si sono manifestate delle considerazioni che saranno trascritte in queste pagine. Loro assunto di base è che Proust, nella Recherche, è sì romanziere, ma è anche filosofo. I saggi, che rimandano spesso a considerazioni platoniche e quindi vicine a Deleuze, si concentrano sulle interazioni psicologiche dei personaggi, sul significato dei loro nomi, sulle armonie interne al romanzo, sulle lunghe catene che si intrecciano anche con i cahier e gli scritti precedenti (che sono solo un lungo esercizio preparatorio alla Recherche).

Ferraris argutamente si concentra sul significato della fuga per Proust, sia essa di persone (vedi Albertine, la fuggitiva per eccellenza) sia di sentimenti o di idee. Una fuga che si evidenzia nella ricerca dell'identità dei personaggi che diventano elenchi di attributi, ma che non si riesce mai a mostrarne. Sostanze che si trasformano; metamorfosi che sono la sostanza stessa dei personaggi, dei luoghi, dei gruppi sociali del romanzo. 

La Recherche come romanzo, ma anche come trattato filosofico.

Peccato per il continuo riferimento a Platone e a Deleuze…


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