Presentazione


Presentazione

Questo spazio è dedicato agli appunti, alle briciole di recensione irrazionali, che colgo, da lettore appassionato e spesso rapsodico, nei miei viaggi verso la lentezza e la riflessione. Briciole di recensione irrazionali dunque.

Briciole perché sono brevi, a-sistemiche, frammentarie, come un certo spirito moderno pretende. Non sono delle vere recensioni. Queste hanno uno schema e una forma ben precisa, mentre i miei sono più che altro appunti colti sul momento, associazioni d’idee, giudizi dettati dalle impressioni di un istante, da una predisposizione d'animo subitaneo, da un fischio di treno... E perciò li definisco irrazionali. Perché sfuggono da un qualsiasi schema predefinito, perché sono intermittenti, perché nella scelta di un libro, per via di una congenita voracità, spesso non seguo linee e percorsi definiti dalle letture precedenti, ma mi lascio trasportare dagli ammiccamenti o dalle smorfie di sfida che un libro sulla mensola della libreria mi lancia.

È un modo insomma di coltivare, di giocare, di prendere vanamente in giro la memoria, per conservare, catalogare e archiviare frammenti di ricordi e suggestioni che un giorno, magari, potranno farmi sorridere e, perché no, commuovere.

27 giu 2019

Le poesie – José Saramago (Poesie – 1966)

Un ronzio, solamente

Cade la mosca nella tela. Il ragno
distende le zampette già contratte,
e nei palpi golosi, tra i fili,
il ronzio arrochisce e, di botto, tace.

Quel ch'era vivo è morto. Abbandonato
al dondolio del vento, il corpo secco
batte il conto del tempo che mi avvolge
in un bozzolo di stelle soffocato.


Poesie brevi, veloci; piccoli sassi su cui riflettere e ritrovare in nuce tutta la poetica di Saramago, poi sviluppata nei successivi, e bellissimi, romanzi. Sono versi scevri di barocchismi e sentimentalismi. Si leggono però delle note di malinconia, ma anche ironia, pessimismo, disincanto. È un uomo senza scampo quello che dipinge Saramago, un uomo ovvio, banale, falso, il cui unico destino è la morte. L’uomo, ansioso di conoscenza, creatore di falsi miti come la religione e l’amore, ha solo il potere di partorire parole, sebbene anche queste siano, in fin dei conti, vane. Il compito del poeta è quindi quello di scavare nelle parole, nell'uomo, in una continua ricerca di senso e di semplicità. E le parole, la poesia soprattutto, diventano strumento per cogliere il significato dell’esserci. 
È un percorso esistenziale quindi, una ricerca ossessiva dell’essenziale, dove restano soltanto le dimesse parole, l'uomo e la morte.



13 giu 2019

Le bugie nel carrello - Dario Bressanini (Saggio - 2013)

"Che tipo di giustificazione fornisce Steiner a sostegno di questi preparati? Ha fatto degli esperimenti? Ha verificato sul campo la loro efficacia? No, nulla del genere. Oserei dire che qualsiasi prova andrebbe contro la sua visione filosofica. Di alcuni non si cura di spiegare perché debbano funzionare, di altri invece fornisce spiegazioni esoteriche, come vi ho mostrato. Dopo tutto lui era in contatto diretto con la Verità Cosmica".

Davvero il Kamut è un grano antico dei faraoni? O è vero che le patate al selenio fanno bene alla salute? Esiste la mortadella totalmente naturale? Davvero il pomodorino di Pachino è siciliano? Ma bere il latte è innaturale? A queste domande (e a molte altre), Bressanini, "l'amichevole chimico di quartiere" come spiedermanianamente ama definirsi, risponde con i toni che gli sono riconosciuti, con ironia, semplicità e soprattutto con i dati scientifici alla mano. E così scopriamo che il Kamut è un grano moderno mediorientale come tanti altri; oppure che le patate arricchite al selenio non servono a nulla (solo a farci spendere qualche euro in più semmai); oppure, ancora, che il pomodoro di Pachino è solo un frutto israeliano ottenuto con tecniche biologiche (da non confondere con gli OGM). 
Non poteva mancare, in questo viaggio tra i vari reparti di un ipotetico supermercato, un capitolo sull'agricoltura biodinamica e sul suo assurdo quanto invasato fondatore Steiner (incredibile come abbia così tanto seguito oggi!). Significativo il capitolo dedicato alla mortadella (e ai salumi) che, per forza di cose, possiede nitriti, ma che consumato ogni tanto non è pericoloso. E poi interessanti, tra gli altri, i capitoli sulla mozzarella di bufala, sulle uova, sul latte, sul tonno.
Bressanini, accompagnandoci mentre facciamo la spesa, non vuole creare allarmismi (a differenza di quanto invece accade spesso...), ma denuncia, documentando scientificamente le sue affermazioni, le bufale e le mezze verità che sono tanto diffuse nel settore alimentare. Così facendo, veniamo a sapere quanto le informazioni divulgate nei mass media siano fasulle, pensate al solo scopo di vendere. Dunque, prima di dare per vera un'affermazione, è bene informarsi e chiedere le prove per non incappare in notizie distorte e non avere modo di riconoscerle come ingannevoli.

10 giu 2019

Album Proust - Pierre-Louis Rey (Saggio - 1987)

"A Parigi lascia sempre meno la sua camera, che fa tappezzare di sughero per isolarla dal rumore, e riempie quei suoi quaderni di scuola, per la maggior parte con la copertina di finta pelle nera, che, più adatti dei fogli volanti, gli permettono di scrivere a letto, anche se gli procurarono difficoltà insormontabili per le aggiunte. Infatti, avendo concepito fin dall'inizio il principio e la fine del romanzo, procederà per innumerevoli, successive aggiunte".


Raffinato libro che, ripercorrendo la biografia di Proust, cerca di raccontare gli intrecci e gli incontri della sua vita con la Recherche, il suo capolavoro indiscusso. Ricchissimo di foto e di ritratti d'epoca, gli occhi durante la lettura si soffermano apprezzandone la qualità, ma anche immaginando Marcel e i suoi personaggi in quei luoghi e in quei tempi trasfigurati dalla penna dello scrittore. Prezioso.

9 giu 2019

Medicine e bugie - Salvo Di Grazia (Saggio - 2017)

"Io non metto in dubbio che quella persona, e come lei tante altre, creda veramente alle energie o al fatto che una pratica come l'omeopatia abbia qualche base scientifica (no, non ce l'ha): il problema è che non solo non vi è alcuna prova che le sue tesi siano davvero mediche, ma quasi sempre non vi è nemmeno la possibilità di smentirle. Di scienza, per definirla tale, bisogna poter discutere, altrimenti anche l'unicorno potrebbe diventare materia di studi all'università perché, nonostante non ne sia mai stato trovato uno, da qualche parte potrebbe anche esistere e restare nascosto".

Siamo ossessionati dalla salute, siamo alla ricerca smodata di rimedi per i nostri problemi (anche quando non esistono) e così in molti sono disposti a credere all'incredibile, come all'omeopatia, all'agopuntura, alla cristalloterapia. Siamo disposti, però, a credere anche alle pubblicità delle case farmaceutiche che quotidianamente ci bombardano su tutti i mezzi di comunicazione di massa. Esistono numerose truffe documentate sulla salute, orchestrate dalle case farmaceutiche (sia le multinazionali che quelle "naturali"). Da medico, Di Grazia racconta degli abusi delle industrie farmaceutiche che hanno come finalità il guadagno. Pressioni a fine di lucro che sono presenti anche nelle industrie di medicine alternative, in quelle alimentari e biologiche-naturali. Queste, industrie farmaceutiche e alternative, basano i loro interventi sul desidero dell'uomo di benessere e guarigione, sfruttando proprio la nostra debolezza di fronte ai temi salutistici. Un esempio efficace sono gli integratori alimentari che quasi sempre non servono a nulla, sono una truffa bella e buona, eppure continuiamo ad abusarne senza criterio. Tuttavia non è corretto pensare che anche per la scienza sia così, questa per definizione non cerca soldi, ma conoscenza.
"Il business della salute. Come difendersi da truffe e ciarlatani", il sottotitolo, è un altro bel libro sul modo di procedere della scienza, quella vera, seria, critica, curiosa, contro i tentativi dei ciarlatani che di verità e serietà non hanno la benché minima idea. Di Grazia è uno scienziato che si batte contro le truffe legate alla medicina e contro chi sostiene efficacia e sicurezza su prodotti che invece non lo sono, e per farlo applica il principio di falsificazione popperiano per distinguere la scienza dalla pseudoscienza. E mai fidarsi solo per il principio di autorità, ma occorre sempre chiedere le prove. Perché oltre agli innumerevoli guru e naturopati improvvisati, anche medici, scienziati e premi Nobel possono dire castronerie (bellissimo il capitolo dedicato ai premi Nobel che da scienziati sono diventati con la vecchiaia degli pseudoscienziati).

Al di là delle singole e curiosissime storie raccontate, oltre all'onestà intellettuale, ciò che resta da ricordare è che bisognerebbe adottare sempre il metodo scientifico, effettuare esperimenti attendibili, controllare i risultati e così smascherare le innumerevoli truffe che ci vengono propinate. Chiedere le prove, oppure continuare a leggere libri del genere per tenersi aggiornati sullo stato dell'arte della scienza e delle bufale.

20 mag 2019

Delitto e castigo - Fedor Michajlovic Dostoevskij (Romanzo - 1866)

"Entrato in camera sua, si gettò sul divano, così com'era. Non dormì, ma rimase assopito. Se qualcuno fosse entrato allora nella sua stanza, egli sarebbe subito balzato su e si sarebbe messo a gridare. Brandelli e frammenti di non so che pensieri addirittura gli brulicavano in capo; ma egli non poteva afferrarne uno solo, su nessuno poteva fermarsi, per quanti sforzi facesse..."

Rileggere un classico dopo vent'anni è sempre pericoloso. C'è il rischio che le emozioni e i brividi provati in gioventù possano non riaffiorare con la stessa forza. Ma un classico, un capolavoro della letteratura russa di questo calibro, avrà sempre qualcosa da dire e quelle emozioni e quei brividi avranno sempre la loro dimensione d'essere. 
La trama di questo romanzo filosofico e psicologico, esistenziale e religioso, è celeberrima: San Pietroburgo, giornate afose; Raskolnikov, ex studente squattrinato, decide di uccidere un'anziana usuraia solo per dimostrare la sua superiorità morale, senza che questa gli avesse fatto un torto. Uccide per puro caso anche la sorella dell'anziana. Tuttavia, immediatamente dopo, inizia un lungo processo introspettivo che porterà Raskolnikov al pentimento e alla confessione del delitto. Il tema principale, quindi, si concretizza nella legge morale secondo cui si può raggiungere la salvezza da un delitto solo attraverso il castigo della sofferenza. È il racconto di una evoluzione che si dipana a partire dalla malvagità più cinica e calcolata fino ad arrivare alla consapevolezza radicale che non solo la malvagità non è utile ma non è neanche giusta. E giustizia significa accettare gli altri e soprattutto accettare la propria sofferenza. Raskolnikov, se prima dell'omicidio non accetta la sua miserevole condizione, e vuole affermarsi individualmente attraverso il diritto sulla vita altrui, oscillando tra disperazione e momenti di soddisfazione, alla fine, attraverso una sofferenza che è sia fisica sia morale, coglie la salvezza, e quindi Dio (la dimensione religiosa). Un mondo ordinato e giusto, quindi; è un mondo in cui hegelianamente di fronte al delitto si riconosce la colpa e quindi il pentimento. Ragione contro spirito dunque, la razionalità estrema, solitaria e cinica del primo Raskolnikov, contro il rinnovamento spirituale del secondo. Un secondo uomo che riesce a trovare il suo vero equilibrio grazie alla dolcezza (forse eccessiva) di Sonia, la povera ragazza persa completamente nel suo mondo di valori cristiani, che con il pianto e facendosi carico della sofferenza di Raskolnikov vive il tormento di quest'ultimo. Alla fine, provvidenzialmente, tutto si conclude con estrema giustizia: Raskolnikov si redime per mezzo della sofferenza, l'apprensiva sorella trova una sistemazione onorevole con un buon amico del fratello, i personaggi che non hanno modo di trovare giustizia al loro male o muoiono o sono condannati.
Analisi profondissima dell'animo umano, un capolavoro d'altri tempi ma perfettamente attuale, Delitto e castigo è il modello perfetto del romanzo psicologico, uno di quei libri da conservare sempre nella propria memoria.

15 apr 2019

Meglio non essere mai nati - David Benatar (Saggio - 2006)

"Che venire al mondo sia un male è una conclusione dura da accertare per la maggior parte delle persone. Molti sono felici di essere nati perché si godono la vita. Ma queste valutazioni sono errate precisamente per le ragioni che ho evidenziato. Il fatto che uno si goda la vita non rende la sua esistenza migliore della non esistenza, perché se quella persona non fosse venuta al mondo non ci sarebbe stato nessuno a sentire la mancanza della gioia di condurre quella vita e quindi la mancanza di gioia non sarebbe stata un male. Si noti, al contrario, che ha senso rammaricarsi di essere venuti al mondo se non ci si gode la vita".


Contro l'ottimismo proposto dalle teorie dell'evoluzione, Benatar (e non è il primo nella storia del pensiero) sostiene che la vita sia una tragedia, un oltraggio. Siamo abituati a credere in termini ottimistici: pollyannismo, adattamento alle disgrazie, confronto tra la nostra vita e quella degli altri, sono alcuni processi psicologici legati all'evoluzione che ci inducono a credere pregiudizialmente che vivere sia un bene e che la vita sia migliore di quanto sia in realtà. Tuttavia nascere costituisce un male ("Il dolore di venire al mondo", recita il sottotitolo) ed è solo un'illusione ritenere che sia degna di essere vissuta. Tutte le vite, anche quelle degli ottimisti, contengono tanto dolore. Venire al mondo è un male e le nostre vite, anche nelle migliori delle ipotesi, sono pessime.
Da queste premesse è logico pensare che sia meglio non procreare (non si fanno figli per amore dei figli, ma solo per puro egoismo, checché ne dicano i più); così come è logico avere posizioni abortiste. Ma siamo qui, destinati a vivere la sofferenza, tuttavia siamo anche in grado di prevenire il dolore a nuove potenziali vite. Perché quindi continuare a procreare, a generare altre vittime incolpevoli? Non esistere è preferibile a esistere. Se si obbiettasse che così però non avremmo il vantaggio del piacere, si potrebbe rispondere semplicemente che l'assenza di piacere comunque non sarebbe un male.
Naturalmente l'analisi di Benatar si rivolge anche al problema della sovrappopolazione (tema mai preso davvero in considerazione dalla politica). La soluzione logica al problema è davanti  agli occhi di tutti (non procreare più), e il derivante rischio di estinzione, tanto considerato dagli oppositori pro vita, non risulta essere un reale problema: è sempre preferibile non essere mai nati. Ne consegue ancora che è opportuna l'estinzione...

Con una logica accademica, Benatar sviluppa le sue tesi cercando di confutare tutte le possibili obiezioni. Per questo il saggio non è facile, per lo stile, accademico e rigorosamente logico, ma non è facile neanche per chi crede che essere vivi sia meglio che non essere mai nati. 
In un'età storica in cui si sente spesso parlare di crisi demografica e crisi delle natalità, un libro come questo, nonostante l'approccio non sia divulgativo, sarebbe da prendere in considerazione  per aprire diversi scenari di riflessione.

17 mar 2019

Pane e bugie - Dario Bressanini (Saggio - 2018)

"Insomma, una sostanza chimica non è potenzialmente più cancerogena solo per il fatto di essere stata sintetizzata in laboratorio, e una sostanza naturale non è necessariamente più benigna solo perché l'ha prodotta la natura. Questo fatto va contro il diffuso pregiudizio secondo cui ciò che è naturale è anche benefico. Sarebbe bello che fosse così, ma purtroppo è solo un luogo comune, ampiamente sfruttato dal marketing (e vi giuro che mi fa una rabbia!)"

In un mondo ricco di informazioni scientifiche facilmente consultabili, ma anche di disinformazioni che sono diventate senso comune e quindi pseudoverità; in un mondo in cui pochi possiedono un metodo conoscitivo sistematico che permette di distinguere con semplicità se siamo di fronte a un sapere serio o a una bufala; in un mondo in cui il desiderio di avere risposte certe e definitive porta a definizioni grossolane o più che volentieri che nulla hanno a che vedere con la realtà dei fatti; in un mondo, insomma, così decaduto libri come questo diventano prioritari. Specialmente se siamo interessati alla nostra salute o a una lotta contro le menzogne che ci bombardano quotidianamente.
"La verità su ciò che mangiamo", "I pregiudizi, gli interessi, i miti, le paure” sono i sottotitoli del volume che l’autore, esperto in tematiche gastronomico-scientifiche, discute e commenta con metodo da ricercatore universitario in Scienze chimiche e ambientali. Bressanini, nemico giurato della commercializzazione terroristica che imperversa nei media, ingaggia una lotta ferocissima (ma anche ironica) contro le falsità messe in circolazione dalla rete e da presunti esperti, come il caso della fragola-sogliola, o del pomodoro antigelo, o del mais con lo scorpione dentro, o del latte al pesce. Si avverte un certo pessimismo quando si prende atto che molte paure dipendono da una erronea idea che si ha della scienza (e della tecnologia), vista come il regno dei numeri (e quindi astrusa), degli interessi economici (e quindi subdola), delle macchinazioni innaturali e stregonesche (e quindi mitologica). Non è un caso che oggi si tende a enfatizzare i pericoli potenziali degli OGM, ma non si considera che tutti i cibi che mangiamo sono potenzialmente dannosi; di alcuni ne siamo certi e mai penseremmo di togliere dal mercato kiwi, fragole, cioccolato, ecc... solo perché se assunti in dosi eccessive sarebbero allergenici. Le mutazioni esistono da sempre in natura, spesso incontrollate. Ed è incredibile come l'uso di biotecnologie agrarie (non necessariamente OGM), modifiche che sono più controllate di quelle da radiazione o da quelle improvvisate dagli agricoltori, siano viste con il fumo negli occhi.
Diventa quindi efficace il racconto su come gli scienziati utilizzino il metodo scientifico e il criterio di falsificazione per dimostrare la validità delle loro affermazioni (a differenza delle verifiche pseudoscientifiche che spesso sono divulgate e poi risultano false). Il mestiere dello scienziato è durissimo. Dalla ricerca alla pubblicazione dei risultati in riviste specializzate, poi messe a disposizione della comunità scientifica, lo scienziato è sempre sotto esame. Eppure è l'unica disciplina umana in grado di offrirci un modello conoscitivo fondato, evidente, capace di incrementare la conoscenza; ed è frustrante sapere che in molti tentano di sminuirne la valenza e l'efficacia. 
Lo scopo del libro è quello di smentire alcune delle innumerevoli bufale che circolano in giro e per quello di rassicurare il lettore di fronte a ciò che mangia. Così ad esempio, con i dati scientifici che abbiamo oggi, non è assolutamente vero che il biologico sia più nutriente e migliore di quello coltivato convenzionalmente, oppure non è altrettanto vero che lo zucchero grezzo di canna sia più sano e sostanzioso di quello bianco. La chemofobia ormai di moda in questi anni è smascherata, come nel caso del tanto odiato glutammato che non è nient'altro che una sostanza che esalta i gusti (o li danneggia, dipende dalla dose, ovviamente) come il sale, che nulla ha a che fare con presunte malattie o sviluppi addirittura mortali.
Purtroppo non riusciamo a sospendere i nostri giudizi, a mettere tra parentesi le nostre opinioni e di fronte a pseudoverità acquisite non riusciamo a cambiare idea neanche quando ci troviamo innanzi all'evidenza che smentisce le nostre tesi iniziali. Davanti al punto di domanda, al mistero di una conoscenza non ancora acquisita, la nostra mente deve in ogni caso trovare una risposta e le nostre ipotesi diventano automaticamente conferma, saltando spesso passaggi logici necessari; è un meccanismo naturale della nostre psiche. Da qui dunque la diffusione dell'ignoranza scientifica e ancor di più del suo metodo di ricerca che sta producendo un mondo sempre più fitto di falsi miti e luoghi comuni che circolano sempre più velocemente. Ecco perché leggere un libro di divulgazione scientifica, scritto con allegria e chiarezza da esperti certificati, è sempre cosa buona e giusta.

3 mar 2019

Il viaggio di Paolo Orsi negli Iblei - A cura di Rosalba Panvini, Francesca Gringeri Pantano, Marcella Accolla (Saggio - 2017)

"Il 1888 segnò una svolta fondamentale per la ricerca archeologica scientifica in Sicilia; in quell'anno arrivò a Siracusa, come Ispettore di terza classe degli scavi, musei e gallerie del Regno, il roveretano Paolo Orsi che, dopo tre anni, sostituì Francesco Saverio Cavallari, ormai in età di pensionamento".

Il libro dedicato al grande e mai abbastanza elogiato archeologo Paolo Orsi è anche un omaggio agli "Archeologi e Fotografi nella Sicilia Sud Orientale tra il 1888 e il 1932". Epoca d’oro per la ricerca archeologica siciliana, la scienza tutta ha compiuto dei notevolissimi passi avanti grazie all'utilizzo delle tecniche fotografiche di quegli anni. Il prezioso volume (a corredo della mostra curata dalla Soprintendenza di Siracusa esposta a Palazzolo) è ricchissimo di bellissime fotografie, dall'alto valore di testimonianza e di scientificità, che accompagnano una biografia del grande archeologo trentino e una carrellata di dati sui suoi scavi a Siracusa, nella provincia e nel ragusano.
Un inatteso e apprezzatissimo regalo quindi.

25 feb 2019

Contro la religione - Howard Phillips Lovecraft (Saggio - 2010)

"Non esiste una propensione naturale verso la religione. Quest'ultima, in origine, cercava semplicemente di spiegare lo sconosciuto attraverso un simbolismo poetico e una rozza personificazione; oggi la religione sopravvive tra la maggioranza meno analitica delle persone meramente perché hanno una mancanza di informazioni scientifiche e perché il loro apparato emotivo è stato permanentemente pregiudicato o storpiato dalla propaganda religiosa che era stata ficcata loro in testa durante l'infanzia, prima che la loro mente e le loro emozioni si fossero sviluppate oltre lo stato infantile di debole e non critica ricettività".


Lovecraft, uno dei pensatori americani più brillanti del primo Novecento, mente capace di creare nuovi mondi, nuovi pantheon divini e nuovi orrori nei suoi racconti, fiducioso nella scienza e nei suoi progressi, ma anche attento agli stimoli immaginativi dell'arte, ha avuto una visione del mondo in cui non c’è posto per Dio. Una visione complessiva che abbraccia la percezione temporale e spaziale dell’universo, dimensioni in cui l'uomo non è altro che un insignificante granello di polvere. Affiora quindi, in questi "Scritti atei" (raccolta di lettere e saggi che vanno dal 1916 al 1936), un Lovecraft ossessionato dalla ricerca della verità, sempre attento ad assecondare la sua irrinunciabile pulsione di conoscenza. In particolare, nel rapporto tra fede e scienza vede progressivamente crollare le fantomatiche certezze religiose quanto più si sviluppano le conoscenze scientifiche. Questo è evidente anche oggi, a seguito delle nuove scoperte fisiche, nonostante molti teisti, arrampicandosi sugli specchi, cerchino di interpretare tali scoperte a loro vantaggio. La religione quindi si configura come bisogno di avere risposta di fronte al caos apparente dell’esistente. Ed è inevitabile che si sviluppino argomenti psicologici nei suoi ragionamenti. Quando gli uomini primitivi guardavano impreparati la natura, sentivano il bisogno di avere rassicurazioni e si attribuivano così elementi soprannaturali alle forze della natura. Ma via via che la scienza è stata in grado di spiegare razionalmente i fenomeni dell'universo, la religione ha continuato a cedere il passo alla verità che ne ha mostrato l’inconsistenza e l’implausibilità, in particolare di quella cristiana.
Se la religione è dunque menzogna, Lovecraft sostiene che sia immorale fondare la morale su tale falsità. Ma è un attento osservatore, un fine analista, e sa anche che una società fondata sulla miscredenza imposta sia altrettanto pericoloso. Inoltre la religione continua ad essere una costruzione forte per molti uomini, perché dipende dall'indottrinamento che hanno subito da bambini, e per pigrizia mentale da adulti. 
Da ricordare l’introduzione alle lettere e ai saggi di Joshi, critico letterario tra i più autorevoli conoscitori di Lovecraft, importante per capirne l'evoluzione del pensiero filosofico cosmico e ateo. 

5 feb 2019

La caduta - Albert Camus (Romanzo - 1956)

"Tutti quei libri appena letti, gli amici appena amati, le città appena visitate, le donne appena possedute! Compivo dei gesti per noia o per distrazione. Gli esseri venivan dietro, volevano aggrapparsi, ma non c'era niente, ed ecco l'infelicità. Per loro. Perché, quanto a me, dimenticavo. Non mi sono mai ricordato d'altro che di me stesso".

In un bar di Amsterdam, il Mexico-City, Jean-Baptiste Clamence, un uomo assurdo che vive nell'assurdo, si definisce "giudice-penitente". Il brillante protagonista, avvocato di una Parigi lontana e superficiale, si confessa in un lungo monologo con un occasionale frequentatore della taverna allo scopo di redimersi dal suo egocentrismo. Ma per fare ciò, Clamence cerca di far confessare il suo ascoltatore (noi lettori, in sostanza), innalzandosi a giudice, un falso giudice però. Da accusatore di se stesso ad accusatore di tutta l'umanità, Clamence è uno Zarathustra moderno, un profeta senza il suo Messia. È un uomo che si sentiva felice perché non aveva bisogno di nulla, famoso e ben quotato, armonioso con la natura e con gli altri, eppure sentiva dentro di sé, come un tarlo che si incunea nel legno, il peso dell'assurdità di quella condizione. E nell'inammissibilità della sua esistenza, persino quando una ragazza si butta nella Senna e Clamence sente il tonfo nell'acqua, continua per la sua strada.
È un uomo, quello descritto da Camus, che vive nella depravazione, nel disagio, nella contraddizione, nell'inconcepibile insomma. Pur di non annoiarsi, pur di non restare nella contemplazione di sé, ha bisogno di fare qualcosa. E allora indossa le maschere dell'apparenza, vive una doppia vita, una di facciata, decorosa e felice, l'altra vera, viziosa e triste. Ecco allora il bisogno di confrontarsi con gli altri, per cercarne gli stessi vizi, le stesse maschere, le stesse menzogne, in modo da sentirsi più leggero. Perché in fondo, oggi, in quanti sono in grado di tenere saldi a sé tutte le proprie certezze? L'uomo ormai è caduto nell'assurdo e nell'angoscia, e chissà se troveremo mai il modo di uscirne.

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