Michele si sentì diverso. Non era più il bambino che aveva fallito con il pesce, quello che i compagni prendevano in giro. Era Michele, il ragazzo che sapeva prendersi cura di una creatura cosi speciale che tutti volevano vederla".
Ci sono storie che, dietro la semplicità di un racconto per ragazzi, finiscono per parlare di qualcosa di molto più grande. È il caso della storia di Michele Torretti, un bambino dell'entroterra siciliano che desidera fortemente avere un camaleonte e riesce a convincere i genitori a comprarglielo. Michele è timido, sensibile, introverso, riflessivo e curioso, ma è convinto di poter prendersi cura di un piccolo camaleonte, anche quando gli altri sembrano dubitare di lui. E proprio da questo desiderio e dal successivo rapporto prende avvio un racconto di crescita che ha, come ogni storia che si racconta, anche qualcosa di autobiografico…
Michele sta cercando i propri colori e, forse, anche un po' di calore. A scuola, per strada, quando è insieme ai suoi coetanei, si sente diverso e viene considerato tale; è spesso escluso dai giochi e fatica a trovare il proprio posto nel gruppo, eppure affronta queste difficoltà con una certa ostinazione, cercando di non lasciarsi definire dal giudizio degli altri. Tra i suoi compagni c'è Luca, un bambino che fa parte del gruppo, ma allo stesso tempo vorrebbe essere visto per quello che è, e proprio come Michele, possiede qualcosa che lo rende diverso. È questa condizione comune a permettere ai due ragazzi di riconoscersi e di trovare l'uno nell'altro qualcuno con cui potersi confidare. La loro amicizia nasce così quasi inaspettatamente, proprio ai margini del gruppo. Luca comprende quanto sia speciale quel camaleonte e, attraverso di lui, quanto lo sia Michele. È questa intuizione a permettere che tra i due nasca una bella amicizia, fondata sulla possibilità di riconoscersi senza dover essere uguali. In tutto ciò, il camaleonte diventa molto più di un semplice animale domestico da mostrare agli altri, prendersene cura significa per Michele acquisire sicurezza e responsabilità, ma soprattutto scoprire di poter credere nelle proprie capacità. Una conquista apparentemente piccola, ma importante per un bambino che deve ancora costruire la propria fiducia in se stesso. E il camaleonte, con i suoi colori vivaci, saturi e fuori dal comune, finisce per diventare quasi un alter ego di Michele; è libero, curioso, sicuro di sé, capace di cambiare colore senza perdere la propria identità. Rappresenta, in qualche modo, ciò che Michele vorrebbe essere e che, lentamente, sta imparando a diventare. Tanto da essere visto e accettato da tutti per quello che è...
C'è, poi, un aspetto simbolico interessante, il camaleonte, infatti, cambia colore per adattarsi all'ambiente e alle emozioni, mentre Michele sembra compiere un percorso opposto, ovvero non deve imparare a diventare come gli altri, ma a riconoscere il proprio modo di stare nel mondo. Forse crescere significa anche questo, smettere di misurarsi continuamente attraverso lo sguardo degli altri e cominciare a riconoscere il proprio valore. Il romanzo, in fondo, parla di crescita, solitudine, amicizia e accettazione attraverso una storia lineare e accessibile. Il camaleonte è lo specchio di Michele, un animale curioso e mutevole che accompagna un bambino nel momento in cui comincia a capire chi è. Alla fine, Michele non trova semplicemente un animale di cui prendersi cura, ma trova qualcosa che gli permette di guardarsi con occhi diversi e di stare a testa alta insieme agli altri. E forse è proprio da lì che comincia ogni vera crescita, dal momento in cui smettiamo di chiederci quale colore dovremmo avere e iniziamo, finalmente, a riconoscere e a far splendere il nostro.
Lo stile è molto semplice, pensato evidentemente per una lettura per ragazzi. A tratti può apparire quasi ingenuo, soprattutto nelle ripetizioni di alcuni concetti e sentimenti, eppure questa semplicità appartiene anche alla natura del racconto; non tutto deve essere complesso per parlare di questioni importanti. L'infanzia, del resto, procede spesso attraverso poche idee che ritornano, fino a diventare esperienza.

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