Presentazione


Presentazione

Questo spazio è dedicato agli appunti, alle briciole di recensione irrazionali, che colgo, da lettore appassionato e spesso rapsodico, nei miei viaggi verso la lentezza e la riflessione. Briciole di recensione irrazionali dunque.

Briciole perché sono brevi, a-sistemiche, frammentarie, come un certo spirito moderno pretende. Non sono delle vere recensioni. Queste hanno uno schema e una forma ben precisa, mentre i miei sono più che altro appunti colti sul momento, associazioni d’idee, giudizi dettati dalle impressioni di un istante, da una predisposizione d'animo subitaneo, da un fischio di treno... E perciò li definisco irrazionali. Perché sfuggono da un qualsiasi schema predefinito, perché sono intermittenti, perché nella scelta di un libro, per via di una congenita voracità, spesso non seguo linee e percorsi definiti dalle letture precedenti, ma mi lascio trasportare dagli ammiccamenti o dalle smorfie di sfida che un libro sulla mensola della libreria mi lancia.

È un modo insomma di coltivare, di giocare, di prendere vanamente in giro la memoria, per conservare, catalogare e archiviare frammenti di ricordi e suggestioni che un giorno, magari, potranno farmi sorridere e, perché no, commuovere.

27 ago 2026

Cattivo maestro - Piergiorgio Odifreddi (Saggio - 2026)

"Affermazioni certo difficili da digerire per i credenti, ma altrettanto difficili da controbattere per chi ha memoria. Da un lato, delle inopportune chiusure del Vaticano nei confronti delle maggiori innovazioni scientifiche: dall'eliocentrismo di Galileo, all'evoluzionismo di Darwin, alle biotecnologie di oggi. E, dall'altro lato, degli opportunistici concordati stipulati dalla Santa Sede: con Napoleone nel 1801, Nicola I di Russia nel 1847, Francesco Giuseppe nel 1855, Mussolini nel 1929, Hitler nel 1933, Salazar nel 1940, Franco nel 1953 e Pinochet nel 1976".


Questo veloce saggio è dedicato a Bertrand Russell, logico, ateo, libertino, pacifista, come da sottotitolo. E già da questo si capisce che l'autore non ha intenzione di nascondere il proprio punto di vista. Il filosofo inglese è stato per lui un maestro, una figura capace di orientare persino il corso della sua vita. Un maestro quindi, cattivo però. Russell è stato, per molti aspetti, un pessimo maestro, o meglio, un maestro scomodo per chi preferisce pensare seguendo le regole già stabilite… È stato uno dei più grandi logici e filosofi del Novecento, ma anche un intellettuale difficilmente collocabile in una sola casella, matematico, filosofo, divulgatore, polemista, pacifista, critico della religione, sostenitore dell'amore libero e dei matrimoni aperti, premio Nobel per la letteratura nel 1950. Una figura enorme, dunque. Ma proprio per questo una figura che sarebbe facile trasformare in un monumento. Odifreddi, fortunatamente, non lo fa, ed è, forse, questo l'aspetto che ho apprezzato maggiormente del libro. Il Lord inglese emerge nella sua straordinaria profondità intellettuale, ma anche nelle sue contraddizioni, nelle sue idiosincrasie, nelle sue ingenuità e persino nei suoi errori. Non viene presentato come un pensatore infallibile, ma come un uomo che ha attraversato quasi un secolo di storia mantenendo una curiosità intellettuale davvero fuori dal comune. E il libro riesce a restituirci Russell anche attraverso le persone che gli sono state accanto. Nei capitoli, infatti, compaiono le testimonianze di colleghi, familiari e amici, che contribuiscono a costruire un'immagine molto più concreta e umana del filosofo. Tra queste c'è anche quella di Albert Einstein, che permette di vedere Russell non soltanto attraverso ciò che ha scritto, ma anche attraverso lo sguardo di chi lo ha conosciuto e frequentato. Così, dietro il logico, il filosofo e il polemista compare l'uomo, con le sue passioni, le sue eccentricità e le sue incoerenze.

I capitoli sono molto brevi, spesso concentrati su un singolo aspetto della vita o del pensiero di Russell; si leggono rapidamente e rendono il libro estremamente accessibile, senza però trasformarlo in una lettura superficiale. È un libro che si può leggere quasi per frammenti, tornando ogni volta su un episodio, un'idea, una persona. Non pretende di costruire davanti al lettore il monumento al filosofo, preferisce mostrarcene i diversi pezzi, lasciando che sia il lettore a ricomporre la figura. Sebbene quella figura sia enorme.

La sua intelligenza non si è mai accontentata di rimanere dentro i confini della disciplina nella quale era diventato un gigante. La logica e la matematica lo conducono alla filosofia; la filosofia lo porta a interrogarsi sulla religione, sulla morale, sulla politica; la politica lo conduce al pacifismo e alla denuncia della guerra. E tutto questo senza mai rinunciare alla convinzione che la ragione e il pensiero critico debbano avere qualcosa da dire anche fuori dalle università. Forse è per questo che Russell continua ad apparire sorprendentemente contemporaneo. Un cattivo maestro per chi pretende che un intellettuale debba essere rispettabile, coerente, prudente, o per chi preferisce le certezze alle domande, o ancora e soprattutto, per chi confonde il pensiero con l'obbedienza.

Odifreddi, è evidente, ammira Russell, lo considera una guida, ne riconosce l'enorme influenza, tuttavia non rinuncia a discuterlo, a correggerlo, a mettere in evidenza le sue ambivalenze (perché l'idolatria è, in fondo, il contrario del pensiero critico).

Alla fine, quello che rimane è il ritratto di uno dei grandi intellettuali del Novecento, non di un santo laico, non di un eroe senza macchia, ma di un uomo straordinariamente intelligente e straordinariamente inquieto. Un uomo che ha avuto il coraggio di occuparsi di quasi tutto ciò che riguardava l'uomo.

Insomma, i grandi maestri non sono quelli che ci consegnano risposte definitive, sono quelli che ci insegnano a non accontentarci delle risposte. E Bertrand Russell, sotto questo aspetto, è stato davvero un cattivo maestro…

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