Presentazione


Presentazione

Questo spazio è dedicato agli appunti, alle briciole di recensione irrazionali, che colgo, da lettore appassionato e spesso rapsodico, nei miei viaggi verso la lentezza e la riflessione. Briciole di recensione irrazionali dunque.

Briciole perché sono brevi, a-sistemiche, frammentarie, come un certo spirito moderno pretende. Non sono delle vere recensioni. Queste hanno uno schema e una forma ben precisa, mentre i miei sono più che altro appunti colti sul momento, associazioni d’idee, giudizi dettati dalle impressioni di un istante, da una predisposizione d'animo subitaneo, da un fischio di treno... E perciò li definisco irrazionali. Perché sfuggono da un qualsiasi schema predefinito, perché sono intermittenti, perché nella scelta di un libro, per via di una congenita voracità, spesso non seguo linee e percorsi definiti dalle letture precedenti, ma mi lascio trasportare dagli ammiccamenti o dalle smorfie di sfida che un libro sulla mensola della libreria mi lancia.

È un modo insomma di coltivare, di giocare, di prendere vanamente in giro la memoria, per conservare, catalogare e archiviare frammenti di ricordi e suggestioni che un giorno, magari, potranno farmi sorridere e, perché no, commuovere.

17 mar 2026

La Parigi di Marcel Proust – Henry Raczymow (Saggio - 2005)

"Nel 1901 Proust incontra regolarmente Léon Daudet (e talvolta anche Lucien) al Cafe Weber, dove sostenitori di Dreyfus e nazionalisti siedono ai poli opposti della sala. Lo scrittore si presenta nel locale col suo cappotto foderato di pelliccia a prescindere dalla stagione, pilucca grappoli d'uva e ordina per i suoi amici le cose più costose. Il Café Weber, al 21 di rue Royale, fondato nel 1865 e chiuso nel 1961 (oggi è un pub inglese) era frequentato da Alphonse Daudet, da suo figlio Léon, da François Coppé e Claude Debussy".


L'autore ci accompagna attraverso la Parigi che frequentò Proust, dai quartieri della riva destra della Senna, dal Parc Monceau a Place de la Concorde, passando per il Faubourg Saint-Honoré fino ad Auteuil e il Bois de Boulogne. Sono luoghi di mondanità e vitalità, quelli che ritroviamo poi nei personaggi e nelle ambientazioni della Recherche. Nel romanzo questi spazi vengono trasfigurati, condensati e reinterpretati dalla memoria di Proust, trasformandosi in scenari quasi simbolici in cui si muovono i protagonisti e si svolgono le loro vite. La Parigi della borghesia finanziaria e industriale, dell’aristocrazia decadente del Secondo Impero, viene così ricomposta in modo chiaro e ordinato, fornendo un quadro vivido dei quartieri e dei palazzi frequentati dall’epoca.

Raczymow li racconta con un approccio quasi didascalico, le fotografie e le parole cercano di restituire il gusto malinconico di un’epoca definita “Bella”, ma il testo non aggiunge molto oltre ciò che si può osservare da solo passeggiando per le vie di Parigi o sfogliando un album fotografico. Le immagini sono belle e suggestive, perfette per chi ama visualizzare i luoghi di Proust, ma il libro resta più didascalico che imprescindibile. Un volume pensato soprattutto per gli appassionati proustiani, più che per chi cerca un’analisi originale o profonda...

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