Presentazione


Presentazione

Questo spazio è dedicato agli appunti, alle briciole di recensione irrazionali, che colgo, da lettore appassionato e spesso rapsodico, nei miei viaggi verso la lentezza e la riflessione. Briciole di recensione irrazionali dunque.

Briciole perché sono brevi, a-sistemiche, frammentarie, come un certo spirito moderno pretende. Non sono delle vere recensioni. Queste hanno uno schema e una forma ben precisa, mentre i miei sono più che altro appunti colti sul momento, associazioni d’idee, giudizi dettati dalle impressioni di un istante, da una predisposizione d'animo subitaneo, da un fischio di treno... E perciò li definisco irrazionali. Perché sfuggono da un qualsiasi schema predefinito, perché sono intermittenti, perché nella scelta di un libro, per via di una congenita voracità, spesso non seguo linee e percorsi definiti dalle letture precedenti, ma mi lascio trasportare dagli ammiccamenti o dalle smorfie di sfida che un libro sulla mensola della libreria mi lancia.

È un modo insomma di coltivare, di giocare, di prendere vanamente in giro la memoria, per conservare, catalogare e archiviare frammenti di ricordi e suggestioni che un giorno, magari, potranno farmi sorridere e, perché no, commuovere.

28 gen 2026

A Parigi con Marcel Proust – Luigi La Rosa (Saggio/biografia/racconto di viaggio - 2022)

"Si tratta di amori fioriti sulla carne tenera della dipendenza, che la letteratura finisce col tramutare in ossessione. Amori sensuali, impegnativi, eccezionalmente epici, che sembrano contrastare le leggi precarie del morire.

Proust li innesta alla trama del suo romanzo come se in ciascuno di essi dovesse ritrovare una parte di sé. E soprattutto sono amori travestiti, intersessuali, sotto cui si celano i contorni dell'autobiografia". 


Non siamo di fronte a un saggio nel senso classico. È piuttosto una passeggiata lenta, quasi ipnotica, tra le pieghe di Parigi e della voce di Proust. Si cammina, si guarda, si ricorda. E mentre la città scorre, affiora la Recherche. L'autore attraversa le strade come se fossero frasi, non le descrive soltanto, le ascolta. Ogni luogo diventa una soglia, un punto di passaggio tra la biografia di Proust e qualcosa di più intimo, di più fragile. Non c’è pedanteria, non c’è sfoggio, c’è un tono sommesso, evocativo, che ti prende piano e non ti molla più. Proust, qui, non è un monumento. È una presenza, una voce che accompagna il camminare dell’autore e, in fondo, anche il nostro. E mentre si parla di lui, si parla anche di un amore finito, un amore malinconico, che non fa rumore ma pesa. Come pesano certe stanze quando qualcuno non c’è più.

Parigi diventa allora una geografia interiore, non solo una città reale, ma uno spazio della memoria. I luoghi tengono insieme ciò che è stato e ciò che non torna. La biografia di Proust si intreccia con le vie, con i boulevard, con i caffè, eppure finisce per intrecciarsi anche con chi legge.

Questo libro non pretende di insegnare Proust, ma vuole farlo sentire. Ti fa entrare nel suo tempo lento, nel suo modo di guardare, nel suo modo di soffrire senza esibirlo. Ed è forse questo il suo merito più grande. È un libro delicato. Delicato perché non forza, non spinge, non urla; sta lì, come un ricordo che ti cammina accanto.

7 gen 2026

Classifica: i più belli (e il più deludente) del 2025

Il 2025 è stato un anno insolito, povero di viaggi epocali, di qualche ritorno (Amalfi, la Val d’Orcia, Barcellona, la Val Pusteria, Trieste, Parigi), qualche tensione di troppo... Pieno di stelle, però. È stato anche un anno povero di letture costanti. Non lo dico come giustificazione, ma come semplice constatazione. Il tempo e le energie sono andati altrove, soprattutto nell’astrofotografia, che ha richiesto dedizione, notti insonni e una certa ostinazione, e nella scrittura della tesi su Günther Anders, che ha finito per orientare in modo quasi esclusivo anche le letture. Ne è venuto fuori un anno sbilanciato, con pochi libri letti davvero e in modo continuativo. A fare da compagnia, però, ci sono state presenze meno “quantificabili” ma non meno importanti. Cioran, tornato più volte come voce di fondo, e l’ascolto degli audiolibri della Recherche di Proust, che continuano ad accompagnare le riflessioni, più che a imporsi come letture da archiviare.

Come sempre, si tratta di una classifica del tutto personale.

Eccola.

  1. L'ultima vittima di Hiroshima

  2. L’uomo sul ponte

  3. Vivere secondo Lucrezio

Le lettere tra Anders ed Eatherly sono un libro necessario. Secco, durissimo, privo di qualsiasi indulgenza morale. Qui la responsabilità non è un concetto astratto, ma una ferita che resta aperta. Probabilmente il testo più forte dell’anno.

Il viaggio in Giappone raccontato da Anders è frammentario, inquieto, a tratti disarmante. Non cerca di sistemare il pensiero, ma lo espone, lo lascia scoperto. Un libro che non consola e proprio per questo convince.

Il Lucrezio di Onfray è stato gradito più che sorprendente. Lineare, divulgativo, senza grandi scarti interpretativi, ma onesto. In un anno come questo ha fatto il suo dovere, senza pretendere di più.

Da ricordare, per citare almeno un libro deludente, Una strana guerra fredda di Sara Lorenzini. Interessante per impostazione e documentazione, ma nel complesso poco incisivo. Più informativo che coinvolgente, più corretto che memorabile. Letto senza fastidio.


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